La Danimarca sospende il trattato di Schengen

La Danimarca sospende Schengen

La Danimarca brucia le tappe di una discussione che domani impegnerà a Bruxelles i ministri degli interni della Ue, e annuncia di essere pronta a reintrodurre i controlli alle proprie frontiere per frenare il flusso di immigrati irregolari e l’aumento della criminalità organizzata. Tutto ciò, in deroga agli accordi di Schengen. Pronta la reazione di Bruxelles, che giudica «inaccettabile» qualunque tentativo di tornare indietro su principi fondamentali per la Ue, come la libertà di circolazione di merci e persone. A parlare è il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, che attraverso la sua portavoce fa sapere che chiederà alle autorità danesi tutti i chiarimenti del caso, per poter «analizzare le misure annunciate».

Al momento della firma della convenzione sulla libera circolazione, la Danimarca ha chiesto e ottenuto dai partner uno statuto speciale che le consente di scegliere nell’ambito dell’Ue se applicare o meno ogni nuova misura annunciata in ambito Schengen. Ciò nonostante, la breccia aperta da Copenaghen – che ha comunque precisato che i controlli non riguarderanno i passaporti ma le dogane – è giunta inattesa ed è destinata a riaprire polemiche, dopo quelle sui confini tra Italia e Francia che hanno tenuto banco per settimane. Il governo danese di centrodestra guidato da Lars Lokke Rasmussen ha annunciato di aver raggiunto un accordo politico con gli alleati del Partito popolare danese (Df), una formazione di estrema destra che garantisce all’esecutivo un appoggio esterno, che prevede anche la possibilità di ripristinare i controlli alle frontiere in chiave anti-immigrazione e anti-criminalità. «Lo faremo il più presto possibile, da qui a due-tre settimane», ha riferito il ministro delle finanze danese, Claus Hjort Frederiksen, specificando che i controlli riguarderanno soprattutto il confine con la Germania, ma anche i porti e il grande ponte sullo stretto dell’Oresund che unisce la Danimarca alla Svezia. Il ritorno ai controlli è un cavallo di battaglia della formazione ultraconservatrice guidata dall’euroscettica Pia Kjaersgaard, che in seguito alle ultime elezioni politiche ha ottenuto in Parlamento 24 seggi. «Nel corso degli ultimi anni – ha affermato il ministro delle finanze – abbiamo avuto un aumento del crimine transfrontaliero, ed è proprio questo il problema. Costruiremo quindi delle nuove installazioni alle frontiere con la Germania con dei nuovi sistemi di controllo elettronici e di identificazione delle targhe», ha precisato.

La tentazione di chiudere i confini rischia di dilagare, di fronte agli arrivi in massa di immigrati e richiedenti d’asilo, soprattutto dal nord dell’Africa. Barroso ha più volte lanciato un appello agli Stati membri a non mettere in discussione «la libera circolazione» che per l’Europa – ha detto – «è quello che le fondamenta sono per un edificio: se si toglie questo rischia di crollare tutto». La questione sarà al centro del consiglio straordinario dei ministri degli interni, domani a Bruxelles (per l’Italia sarà presente Roberto Maroni). «Non vogliamo indebolire Schengen, al contrario vogliamo rafforzarlo», indica un diplomatico. Sul tavolo dei ministri c’è un pacchetto di proposte che ricalca i punti chiave della lettera con la quale il presidente francese Nicolas Sarkozy e il premier italiano Silvio Berlusconi hanno chiuso le polemiche bilaterali. Vale a dire: il rafforzamento di Frontex; accordi forti per sostenere lo sviluppo dei Paesi della sponda Sud del Mediterraneo e ottenere in cambio politiche per la riammissione; una nuova politica europea d’asilo; una revisione della governance di Schengen. Su quest’ultimo punto, la Commissione europea dovrebbe proporre un progetto per la reintroduzione temporanea dei controlli alle frontiere nazionali, ma in casi precisi e limitati. In particolare, quando uno stato europeo venga considerato «inadempiente» nella sorveglianza alle frontiere o di massicci afflussi di migranti.

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