La costa del Basso Lazio è una fogna a cielo aperto?

In diverse località sono state avvistate nuovamente chiazze di colore scuro galleggiare sulla riva. Ma la provincia di Latina, la più coinvolta dal fenomeno, non fa drammi

Tempi duri per laziali e campani che prediligono – ma il più delle volte sono costretti dalle ristrettezze economiche – fare i pendolari sul litorale del basso Lazio. I primi dovranno optare per la costa laziale settentrionale confinante con la Toscana, i secondi dovranno spostarsi verso la costa salernitana o verso qualche oasi felice rimasta nel napoletano (dato che anche la costa casertana è compromessa). Da alcuni giorni infatti, nel mare laziale, da Ladispoli in giù, sono apparse preoccupanti chiazze di colore scuro, sgradevoli per la vista ma anche per l’olfatto.

DA LADISPOLI A SPERLONGA – Dagli escrementi e dai rifiuti in mare a Sperlonga, alle chiazze giallastre che compaiono a Ladispoli. Dai liquami arrivati a Nettuno, ai depuratori che hanno funzionato a singhiozzo a Santa Marinella. La provincia di Latina ha messo a disposizione da qualche giorno una nave spazzamare (come negli anni scorsi). Al Lido di Fondi, intanto, alla foce del canale Canneto, è stata revocata la balneazione per uno scarico illegale. “Il fenomeno delle alghe è naturale – ammonisce il tenente di vascello – ma troviamo in mare di tutto, l’uomo purtroppo fa la sua parte nell’inquinamento”. A Nettuno, invece, l’allarme è scattato mercoledì alla foce del canale Loricina, dove è apparsa un’ondata di acqua nera e maleodorante per 40 interminabili minuti. Le indagini dei vigili urbani e dei tecnici dell’Arpa Lazio sono state finora senza esito. Tra le ipotesi uno scarico notturno da parte di una società di auto spurgo. La balneazione lì era già vietata, la situazione in spiaggia è tornata alla normalità ma la preoccupazione resta. Soprattutto per chi accompagna i bambini.

SI INCOLPA IL GARIGLIANO, MA SAREBBE DA ESCLUDERE – Il sindaco Rocco Scalingi, ex pescatore, se la prende con “i capocorrente che portano qui i rifiuti”. Un fenomeno legato alle correnti marine spinte dal vento di levante. Soprattutto ce l’ha con il Garigliano, il fiume che segna il confine tra il Lazio e la Campania, la provincia di Latina e quella di Caserta. Lo esclude invece Paolo De Girolamo, docente universitario a Napoli esperto proprio di correnti marine, per il quale “è possibile che siano trasportati rifiuti, ma il Garigliano è lontano e non vedo come si possa dire con certezza che il fenomeno dipenda dal fiume”.

NON SOLO LATINA – Oltre a Nettuno, ultimo Comune a sud di Roma, non se la passano bene neanche Ladispoli e Cerveteri, dove le chiazze giallastre e la schiuma si vedono da giorni. Anche lì tutto è ricondotto a un fenomeno naturale. Gli esami sono negativi ma c’è chi ricorda i guasti di luglio al vicino depuratore di Santa Marinella. Che sono stati riparati, tanto che le accuse sono rispedite al mittente o vanno nella direzione delle navi da crociera che passano da quelle parti. Principali indiziate ancora le alghe.

LE CONDIZIONI AMBIENTALI PEGGIORANO LA SITUAZIONE – “Ne esistono molteplici tipologie – spiega Claudio Brinati, biologo marino a Il Mattino – la schiuma amplifica un fenomeno naturale e si forma, probabilmente, per le particolari condizioni di questi giorni: la temperatura elevata, maggiori nutrienti che non sono necessariamente inquinanti ma aumentano la concentrazione di fosforo e azoto favorendo la crescita delle alghe. E’ confortante che non siano tossiche”. Queste notizie sconfortanti sul mare laziale fanno il paio con i dati emersi dal tradizionale tour che Legambiente svolge ogni anno sui mari italiani, tramite il simpatico vascello di Goletta verde, per rilevarne lo stato. Secondo l’Onlus che si occupa di ambiente, i mari più inquinati sarebbero quelli di Calabria, Sicilia e Campania. Insomma, potremmo vivere di mare, ma non facciamo altro che distruggerlo.

Luca Scialò da giornalettismo.com

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