Istanbul e la Biennale Arte Contemporanea

La capitale turca ospita la kermesse d’arte contemporanea
A Istanbul per la Biennale
Le opere dialogano con l’archeologia industriale

LUCA BERGAMIN

biennale_istanbulLa luce ocra malinconica di questo primo scorcio di autunno “filtra” dalle grandi finestre insieme all’odore intenso del Bosforo e all’eco delle voci dei passeggeri che attraversano il Corno d’Oro sui battelli. E accarezza la rimessa di merci dell’Antrepo n.3, uno dei centri della Biennale di arte contemporanea in programma sino al prossimo 8 novembre. Giunto alla sua XI edizione, questo evento cattura da ormai venti anni le invenzioni artistiche dei giovani più creativi della Turchia e delle nazioni vicine.

Le tre quattro curatrici, che formano il collettivo croato WHW (What, How & for Whom),  hanno scelto per tema un celebre quesito esistenziale “Cosa tiene in vita l’umanità”, scritto da Bertolt Brecht nel secondo atto de “L’opera da tre soldi”. E la domanda sembra prestarsi magnificamene anche per le sedi espositive di questa rassegna e per gli altri nuovi indirizzi che fanno di Istanbul il crocevia dell’arte contemporanea. Magazzini abbandonati, rimesse di merci, centrali in disuso che erano prossime ormai all’abbattimento, d’improvviso sono tornati a pulsare di nuova energia grazie alla ventata di interesse soffiata dalla Biennale. A cominciare da Istanbul Modern (, il museo di arte moderna inaugurato appena 5 anni fa in un deposito di merci sul molo di Karaköy. Qui sorgeva la capitaneria di porto, quasi una zattera a mollo nel Bosforo. Adesso nel suo bar caffetteria arredato con un design style che farebbe invidia a New York, si tengono gli eventi culturali più alla moda della città. Nelle sale del museo, accanto agli spazi destinati alla produzione di arte visuale dell’ultimo secolo turco, si possono ammirare le opere che hanno segnato il passaggio dall’impero ottomano alla repubblica, e si biennale_istanbul1tengono “collettive” di videoarte, fotografia, rassegne di cinema.

Un altro luogo simbolo della Istanbul “contemporanea” è l’ex centrale elettrica di Silahtara?a, 120 mila metri quadrati che dopo avere ospitato per decenni operai in tuta blu, adesso, fanno da palcoscenico permanente per il Museo di arte contemporanea, il Museo dell’energia, e il Centro culturale ed educativo: le opere sono esposte nelle sale dei motori accanto alle turbine, e nei magazzini in cui era stivato il combustibile fossile. Ancora una volta, come nelle edizioni prece denti della Biennale, si presta a sede espositiva l’antico essiccatoio del tabacco di Tophane, un edificio interamente in legno, che sorge nel quartiere della musica, accanto ai laboratori dove vengono costruiti i pianoforte, nella zona più popolosa della città turca in Lüleci Hendek Caddesi.

La novità assoluta dell’XI Biennale, invece, è l’ex scuola greca Feriköy di Abide-i Hürriyet Caddesi a Si?li che tre anni dopo la chiusura definitiva per la mancanza di studenti, vede le sue aule riaprire e trasformarsi in un art space destinato a restare tale anche nei prossimi progetti culturali che interesseranno Istanbul nel 2010, quando sarà capitale europea della cultura.

Come sempre, anche in questo autunno, un contagioso fervore creativo attraversa la Platform Garanti Contemporary Art Center, un loft galleria di 1.000 metri quadrati, è una sorta di factory sul modello Andy Warhol in cui scultori, pittori, video artisti, film maker, provenienti da tutto il mondo, risiedono, lavorano, creano ed espongono le loro opere e installazioni in un’atmosfera di scambio assai fiorente. Anche il Bilsar, storico palazzo art noveau di Beyo?lu, ristrutturato dall’architetto turco Han Tümertekin ospita spesso esposizioni di arte contemporanea e videoproiezioni, come del resto il complesso modernista di edifici che prende il nome di IMÇ costruito negli anni ’60 in Atartük Bulvari, sei parallelepipedi coperti di vetro. Lungo il Bosforo, scorre dunque l’arte contemporanea.

da LA STAMPA