Islanda vuole cambiare nome concorso rivolto agli stranieri

«Niceland» o «Terra dei vulcani»
L’Islanda in cerca di un nuovo nome
Concorso rivolto ai turisti per rilanciare l’immagine dell’isola dopo la crisi

BRUXELLES – E se lo facessero anche altre nazioni in crisi? La Grecia potrebbe ribattezzarsi «Poltrona di Zeus», la Spagna potrebbe diventare «Patria delle nacchere». E l’Italia…
Ma per ora, c’è solo l’Islanda che cerca di farlo: cambiar nome, ricostruirsi un’immagine, ricrearsi un «brand» o marchio, dopo le batoste subite con il tracollo finanziario delle sue banche, o con quel vulcano che ogni tanto vomita porcherie nei cieli attirandosi le imprecazioni di mezz’Europa.

Per trovare il nuovo nome, l’ente del turismo e la Confindustria locale hanno bandito un concorso, rivolto soprattutto agli stranieri. C’è tempo fino al 21 marzo 2013, inizio della primavera, per mandare i propri suggerimenti sul Web. O per imbucarli in un’apposita cassetta all’aeroporto di Reykjavik, la capitale. Ne sono già arrivati a migliaia da tutta la Ue, dagli Usa, da altri angoli del mondo.
E finora, si è visto un po’ di tutto. Proposte gettonatissime ma non proprio originali: «Niceland» (letteralmente «Bel Paese»), «Terra dei vulcani», «Terra del Valhalla», con riferimento alla mitica reggia del dio Odino. E anche altro: l’aulico «Terra della riscossa», il romantico «Terra che acchiappa le nuvole», l’impronunciabile «Terra di Eyjafjallajoekull», ispirato al vulcano zozzone dei cieli; o l’improponibile (ma solo per gli italiani più volgarotti) «Birdland», «Terra degli Uccelli».
C’è stato anche un presunto Palacio Vendetta, così si è qualificato in rete, che ha proposto maliziosamente: «Chiamatela Macedonia, giusto per far rabbia ai greci». Mentre il signor Geoff Cook taglia corto: «Il nome perfetto è Canada, sarebbe un bel gemellaggio fra i due Paesi».

Il vincitore o la vincitrice – ma ancora non si sa secondo quali criteri – riceverà un «titolo onorario» e un «pezzetto di Islanda», qualunque cosa tutto ciò significhi. E un invito sul posto. Il concorso, viene precisato, non è organizzato ufficialmente dal governo (e come potrebbe?), anzi sta forse al confine fra il serio e il faceto: ma intanto, ha fatto un gran baccano.

Ci sono anche, a giudicare dai messaggi, gli islandesi e gli stranieri che non gradiscono la novità. Ma meno di tutti, forse, la gradirebbe «Corvo Floki», cioè Floki Vilgerdarson, il vichingo che, nel 900, inventò per primo il nome Islanda, o terra dei ghiacci. Aveva tre corvi a bordo e li mandava a volare in avanscoperta, per questo lo chiamarono così. Una mattina, il terzo corvo non tornò, Floki andò a cercarlo e allora scoprì quella strana isola gelata. Vi si fermò per un poco a cacciare e a pescare, poi un feroce inverno lo fece fuggire. Tornato a casa, in Norvegia, Floki disse che in Islanda non c’era nulla, che non valeva la pena di piantarvi radici. E non sapeva delle banche un giorno fallite, né del vulcano che orba i piloti. Così il nome restò lo stesso, per 1112 anni.

Luigi Offeddu da corriere.it

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