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I Trulli a cavallo

Nella Murgia dei Trulli trionfa la natura

Vito Salinaro

ippoturismo_trulliCivette, gufi e barbagianni perderanno pure qualche ora di sonno ma ormai ci sono abituati. Mancano poche settimane e il bosco delle Pianelle, la casa di questi rapaci notturni – condivisa con altri inquilini di lungo corso, lepri, volpi, ricci, pettirossi, falchi –, tornerà a dare ospitalità a bambini e famiglie, a sportivi in mountain bike e a giovani che prenderanno parte ad escursioni private, animazioni, laboratori, percorsi guidati con tecniche di progressione speleologica o passeggiate in calesse.

Questa riserva naturale nel territorio di Martina Franca (Taranto), svela, in piccolo, il fascino della suggestiva Valle d’Itria, che insiste su una estesa collina, elegante nei suoi saliscendi: è il cuore della Murgia dei trulli, le tipiche abitazioni in pietra a forma di cono. Una altura segnata per secoli dalla devozione alla Madonna di Odegitria, che ha poi dato il nome alla valle e il cui culto è stato introdotto, nel X secolo, dai monaci basiliani provenienti dall’impero bizantino.

Qui il tempo ha disegnato una conca carsica che ha il suo epicentro al confine di tre province: Taranto, Bari e Brindisi. Degnamente rappresentate al centro della valle, per storia, arte e bellezze paesaggistiche, rispettivamente dalla nobile Martina, dalla pittoresca Locorotondo, costruita a pianta circolare, e dalla “orientale” Cisternino che emoziona al solo scorgere le sue case bianche a terrazzo. Queste due ultime cittadine sono collegate da una delle arterie più suggestive della Puglia che conviene percorrere, non dopo aver fatto il pieno dell’ottimo e invitante vino locale, immergendosi dolcemente tra vigneti e colture diverse, in un verde quasi ininterrottamente “macchiato” dal bianco dei trulli.

Ma sarebbe un’eresia non accostare a questi centri Alberobello, città dei trulli per antonomasia e inserita nell’elenco dei siti patrimonio Unesco; Ostuni, la «città bianca» di origine messapica, sede di diocesi dal X secolo e con un borgo medievale che ha fatto innamorare turisti di mezzo mondo; Fasano, con il suo sito archeologico di Egnazia e lo zoo-safari, il più grande parco faunistico d’Italia che vanta il maggior numero di specie in Europa; ed ancora, Villa Castelli che, posta sulla propaggine più meridionale della Murgia pugliese, si fregia di essere il “balcone” dell’Altosalento, da cui si gode una vista mozzafiato: nei giorni di cielo terso si riesce a vedere sia il mar Jonio, guardando verso Taranto, sia il mar Adriatico spostando la vista verso Brindisi; e ancora Ceglie Messapica, che svela nel nome la sua origine, singolare nel suo aspetto orientaleggiante e il cui simbolo è l’imponente castello ducale voluto dai Sanseverino. A un tiro di schioppo da questi centri c’è Castellana Grotte: le sue famose voragini, cisterne e cavità naturali, ne fanno il complesso speleologico più spettacolare d’Italia.

Ma a dominare la Valle d’Itria, quasi ad assumerne nei secoli un ruolo di avanguardia politico-culturale già in qualche modo vaticinato da Filippo d’Angiò nel XIV secolo, e confermato nel corso del ducato dei Caracciolo, è Martina Franca: con i suoi 50.000 abitanti è il centro più popolosa di questo territorio. Due passi nel suo elegante nucleo storico barocco danno la sensazione di una città divisa dal suo capoluogo (Taranto) non solo per la distanza chilometrica (30). Il suo passato, il gran numero di palazzi signorili, le facciate maestose delle chiese, uniti alla spiccata vocazione imprenditoriale (tessile e vitivinicola su tutte), testimoniano di una comunità gelosa della sua autonomia e che, più che con il capoluogo, cerca di costruire con gli altri centri della Valle un progetto comprensoriale che superi i vincoli provinciali.

Ma la Valle d’Itria è, prima ancora che città e paesi, soprattutto natura. L’uomo, in un suo raro slancio di rispetto verso il passato, continuando a vivere fittamente queste campagne, è riuscito a conservare non solo le caratteristiche costruzioni in pietra, ma anche i tradizionali muretti a secco che, mentre in auto si costeggiano le verdi pianure, progressivamente svelano le massicce masserie fortificate, i curati orti, gli uliveti senza tempo. Non si apprezzerebbero a dovere odori e sapori di questo lembo di Puglia se non lo si percorresse in bicicletta, a piedi o anche a cavallo. Approfittando dei percorsi guidati e promossi gratuitamente dalla Regione Puglia e da Pugliapromozione: il progetto si chiama

“Discovering” (viaggiareinpuglia.it/discovering) e offre occasioni di visita in tutte le stagioni. Oltre ai consueti centri, castelli e borghi, riscoperti attraverso tradizioni folcloristiche, di costume, religiose, enogastronomiche, la proposta predilige il contatto con la natura elevando alla dignità di “masserie didattiche” numerosi poderi, fattorie e aziende agricole.

È questo anche lo scopo che guida il “Festival dei sensi” che si svolge a Martina, Locorotondo e Cisternino (23-25 agosto). Tra «treni, trulli, viaggi e stazzi», si prende parte a conferenze itineranti, «gite a lenta velocità, esposizioni tattili, biodiversità, re-design delle tradizioni, cibi buoni e occasioni per godere della sensualità della Puglia» ammirata da un’angolazione diversa. Tranquilli, non disturberete: gufi, civette e barbagianni chiuderanno un occhio.

da avvenire.it

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