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In Bicicletta sul Tevere come possano convivere tanto degrado e tanta bellezza video ?

IN BICICLETTA IN UNO DEI LUOGHI SIMBOLO DI ROMA
Tevere, il degrado corre sul fiume
Miseria, tende, sporcizia e pericoli: una discarica a cielo aperto. Da Ponte Testaccio a Ponte Matteotti, abbandono anche nei tratti più frequentati da romani e turisti

ROMA – La passeggiata in bicicletta inizia da ponte Testaccio, l’ultimo ponte del centro di Roma, detto anche dell ‘Ammazzatora, perché di fronte all’ingresso dello storico Mattatoio. Solo uno dei due argini è praticabile a chi vuole goderne: quello sotto lungotevere Portuense, l’altro sotto lungotevere Testaccio da anni è un campo nomadi abusivo: impossibile passeggiarci.
Ci dirigiamo verso il teatro India, sulla sponda si può camminare per poche centinaia di metri, poi un laminato di ferro sbarra la strada e annuncia: «Fine della pista ciclabile». Ovvero fine del fiume. Lì, sotto lungotevere Gassman, il Tevere finisce per gli umani: ciclisti, podisti o semplici camminatori (e sono tanti) hanno due scelte: girarsi su loro stessi e tornare indietro tra l’erba alta, oppure inerpicarsi sulla scala in ferro arancione e raggiungere la strada. Doveva essere una soluzione provvisoria, è lì da anni.

In cima alla scala di ferro ci sono due cartelli, c’è scritto: «Pericolo inondazione, portare le biciclette a mano», l’acqua è dieci metri sotto. Alle spalle c’è il teatro India, di fronte il Gazometro, in mezzo il fiume, nella sua parte più selvaggia, la vegetazione è alta, incolta e, per fortuna, copre carte, bottiglie, siringhe, rimasugli di festini di mesi addietro. Sulla sponda penzola una valigia aperta, come se qualcuno avesse voluto lanciarla nell’acqua, è sospesa tra terra e acqua, sopra c’è un gabbiano.

È un posto abbandonato eppure bellissimo, di fronte sull’altro argine c’è il pontile dei vigili del Fuoco con imbarcazioni e gommoni, accanto a tende e abitazioni di fortuna dove qualcuno vive, pasteggia e si fa la barba.
La passeggiata sotto il sole è perfetta, se non fosse che dal lungotevere Testaccio proviene un odore forte di carne arrostita, arriva dall’accampamento che sta sotto la torretta medievale. Tutto quel lato è un brulicare di vita tra tende, capanne e masserizie. Si vedono dalla sponda opposta un bambino semi svestito che insegue un cane, un gruppo di uomini che prepara il pranzo mentre una donna lava qualcosa dentro un catino. Due turiste americane, in tuta e calzoncini, camminano nel senso opposto, «è incredibile», dicono e si guardano attorno.

Effettivamente è affascinante come possano convivere tanto degrado e tanta bellezza. Uno spettacolo che si può godere, anzi si potrebbe godere, dalle panchine in legno sotto lungotevere Portuense, nate come luogo di ristoro per ciclisti e visitatori, ma ora distrutte dall’uso, sommerse dall’erba alta, dall’immondizia, dalle bottiglie di birra. La vegetazione è alta ovunque, la dimenticanza del servizio giardini serve a nascondere il pattume e fa sicuramente comodo alle galline allevate sull’argine.
Gli accampamenti abusivi s’interrompono al porto di Ripa grande; verso l’isola Tiberina l’argine è più pulito, solo i muraglioni antichi sono deturpati da scritte e disegni. Le turiste straniere prendono il sole in costume, mentre sotto ponte Garibaldi altri stranieri aspettano l’arrivo del barcone. «Da circa un’ora», raccontano due messicani.

(Jpeg)
È uno dei pochi pontili in uso, la maggior parte sono abbandonati, semi affondati, trasformati in ricoveri improvvisati e galleggianti per persone e gabbiani. Subito dopo ponte Mazzini un uomo ha allestito un piccolo appartamento a cielo aperto sulla scalinata che scende dal lungotevere al fiume, nessuno può passare, scendere o salire. «Questa è casa mia, dove vai?», intima a chiunque si azzardi.
Una chiatta all’altezza di ponte Cavour conserva lontano dalla riva fusti azzurri inquietanti (cosa ci sarà dentro?). E sulla riva opposta spunta il tetto di un barcone affondato, ormeggiato alle bitte, ma (quasi) completamente sommerso. Un barcone dove qualcuno, ricorda, di aver festeggiato il suo compleanno qualche anno fa.
Maria Rosaria Spadaccino da corriere.it

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