Ancora immigrati a Lampedusa, stagione turistica a rischio

di | Aprile 10, 2011

IMMIGRATI: ASSESSORE TURISMO LAMPEDUSA, STAGIONE A RISCHIO

“Speriamo che l’ottimismo del Ministro Brambilla sia confermato dai fatti. Noi siamo molto meno fiduciosi che la stagione si possa salvare anche se vorremmo avere torto. Fin quando il messaggio trasmesso dall’etere sara’ quello degli sbarchi sull’isola sara’ difficile che ricomincino ad arrivare le prenotazioni per l’estate”. E’ quanto afferma l’assessore al turismo di Lampedusa e Linosa, Pietro Busetta.

“Per ora – prosegue – gli operatori mi dicono che arrivano solo disdette e raccolgo le preoccupazioni di chi sperava negli anticipi versati per la stagione 2011 per pagare i debiti accumulati in inverno per gli investimenti fatti. Per rendersi conto della gravita’ del problema basta peraltro sentire i tour operator che sono in dubbio se annullare i charter estivi”.

Per quanto attiene ai numeri “e’ bene che la Brambilla – spiega ancora l’Assessore – sappia che oltre ai 2 mila posti letto nelle strutture alberghiere ve ne sono 4 mila nelle case private che portano le presenze complessive dell’isola in una stagione a circa 700-800 mila presenze . D’altra parte se in un solo sabato di agosto arrivano fino a 3000 passeggeri con i voli aerei, ai quali vanno aggiunti quelli con la nave e gli aliscafi, e’ chiaro che i posti letto non possono essere 2000 tranne che i turisti, e non mi pare, dormano all’addiaccio come i poveri tunisini”.

L’amministrazione chiede “cio’ che e’ stato promesso dal presidente del Consiglio, vale a dire che i recuperi vengano trasferiti direttamente sulle navi appoggio in rada gia’ a Lampedusa. In subordine chiede che venga spiegato, anche con spot pubblicitari ad hoc che il fenomeno immigrazione, ormai riportato alla normalita’, non e’ visibile sull’isola e non confligge con una vacanza tranquilla a Lampedusa”.

“Qualcuno – conclude Busetta – afferma che la stagione turistica di Lampedusa e’ gia’ iniziata con gli alberghi pieni di militari ma moltissime strutture sono ancora chiuse e quindi poche aperte sono piene, ma in ogni caso non e’ questo il tipo di turismo che l’isola vuole e consideriamo tali ricavi delle strutture come droga in vena. Noi vogliamo il turismo vero della gente che passeggia, spende, gira per l’isola, affitta motorini, macchine e barche, che compra souvenir, va al ristorante non a prezzo fissato dal ministero e che paga in contatti senza i tempi di una burocrazia lentissima. E che soprattutto diffonda il benessere a tutta l’isola e non a poche strutture alberghiere” .

da AGI.IT

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