Il viaggio con la Leonessa la zattera sul Po come Huckleberry Finn Giovanni Isnenghi, Marco Carboni, Fabio Brusadin e Giordano Minotti per 180 chilometri sul Po, da Pavia a Guastalla

di | Agosto 22, 2014

zattera leonessaLa zattera dei sogni a spasso sul Po

Le vacanze alternative di quattro amici brianzoli, che hanno disceso il fiume sulla “Leonessa”

Il fiume Po come il Missouri, una zattera di bottiglie al posto della canoa di Huckleberry Finn. I protagonisti di questa avventura di mezza estate sono uno studente di conservatorio, un economista votato al marketing, un direttore della fotografia e un futuro volontario in Romania, tutti brianzoli fra i 23 e i 25 anni. Brianzola, almeno per l’origine delle sue componenti è anche Leonessa, l’imbarcazione che ha trasportato Giovanni Isnenghi, Marco Carboni, Fabio Brusadin e Giordano Minotti per 180 chilometri sul Po, da Pavia a Guastalla, in otto giorni di alterne fortune fluviali. «Il nome l’abbiamo deciso in corso d’opera -raccontano i membri dell’equipaggio-, e rispecchia il carattere dimostrato nel resistere al fiume. Prima del viaggio c’erano varie proposte di battesimo, tra cui Straccio, Potionkin o Autopo, ma non ci convincevano completamente». Composta da un lungo bancale e da una copertura, la zattera fai da te ha viaggiato, letteralmente, sui sogni delle persone: i due galleggianti di base erano ammassi di bottiglie di plastica tenute insieme da scotch e reti da pollaio. In ogni bottiglia, o quasi, un desiderio scritto da amici e conoscenti dei quattro uomini in zattera.

Diverse difficoltà hanno ostacolato la navigazione, cominciata l’8 agosto: armati solo di remi autoprodotti e giubbotti di salvataggio, i quattro hanno faticato non poco tra correnti maligne, attracchi improbabili e incidenti di percorso. «Non avendo un timoniere, abbiamo dovuto imparare sul campo e parcheggiare la zattera era ogni giorno un’impresa ai limiti delle nostre possibilità -spiega Giovanni-. Il momento peggiore è stato il secondo giorno, quando un tentativo di attracco è finito con uno schianto contro un molo: Leonessa è rimasta bloccata in balia della corrente e ha perso qualche pezzo, abbiamo anche pensato di tornare a casa». Fra eserciti di zanzare e rumori inquietanti, non è stato facile nemmeno dormire di notte, quando si apriva la tenda sulla prima riva praticabile. Problemi anche con le scorte di cibo: «Nei primi giorni abbiamo dovuto razionare l’acqua e sconsiglio a chiunque le zuppe pronte in scatola».

Un grosso aiuto è arrivato però dal popolo del fiume, che ha accolto a braccia aperte gli improvvisati marinai. «Il Po è un mondo a sé. abbiamo incontrato appassionati di pesca, di canoa, fotografi, motoscafisti e amici della natura, tutti accomunati da un amore sconsiderato per questo fiume e da una certa esaltazione» Rincuorati nello spirito e nel corpo (a Roncarolo e Castelvetro piacentino li attendevano cene abbondanti e un tetto sopra la testa), hanno superato la chiusa di Isola Serafini (PC) controllata dall’associazione Aipo, che ne gestisce il traffico fluviale, per affrontare la parte più agevole del viaggio e sbarcare il giorno di Ferragosto a Guastalla (RE), idoli per un giorno del pubblico del luogo nella cena finale di festeggiamento.

Sperduti nel fiume, ma non isolati dal mondo, tanto da aggiornare in tempo reale con foto e commenti la pagina Facebook “Quattro uomini in zattera” (nonostante un generatore di corrente in pessime condizioni), gli Argonauti del Po hanno comunque avuto tempo di riflettere sul senso della loro avventura: «Questo fiume è incredibile. Passi ore senza vedere un’anima, ma ti si apre un mondo ogni volta che incontri qualcuno: il Po è un concentrato di passioni diverse che favorisce la socializzazione». La crociera low cost, ipotizzano i quattro, potrebbe avere un seguito la prossima estate con una Leonessa 2.0 e tanta esperienza in più, per arrivare magari al delta del fiume e liberare i sogni dalle bottiglie.

VINCENZO GENEOVESE da lastampa.it

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