Il turismo del dolore tutti in fila all’Isola del Giglio per farsi una foto con il relitto della Costa Concordia

Turismo dolore, in fila per foto relitto
Oltre mille arrivati al Giglio, mai cosi’ durante l’inverno

In fila agli imbarchi. Il porticciolo di Porto Santo Stefano stamani è stato invaso. Fatto eccezionale per un sabato invernale. Ma il naufragio della Costa Concordia ha acceso in molti la curiosità morbosa che porta a visitare i luoghi delle tragedie. Così le biglietterie delle due compagnie che fanno servizio tra l’approdo dell’Argentario e il Giglio, Toremar e Maregiglio, hanno visto un via vai di turisti del dolore. In 1080 sono sbarcati al Giglio e tra questi non ci sono i soccorritori. Il sabato prima del naufragio erano stati 131. “Non avevo mai visto una cosa del genere in un mese invernale – dice Libero Schiaffino, uno dei responsabili del servizio biglietteria – abbiamo dovuto fare attenzione anche ad emettere i tagliandi perché non vorremmo che qualcuno rimanesse sull’isola perché non trova posto sui traghetti che li riportano a casa”. Morbosità certa. Che porta ad approfittare dei collegamenti aumentati, come chiesto dall’Unità di crisi, per permettere ai soccorritori e ai loro mezzi di fare la spola tra il Giglio e Porto Santo Stefano. Non più cinque corse di andata-ritorno, ma sei.

Telefonate alla Pro loco per cercare case in affitto per trascorrere almeno una notte sull’isola che si è aperta per accogliere i naufraghi. C’é anche chi vuole affittare una barca per arrivare il più vicino possibile al relitto o fare un tour nei luoghi divenuti simbolo della tragedia: gli scogli delle Scole o punta Gabbianara dove la Concordia, la Disneyland del mare, si è arresa dopo essere stata ferita da uno scoglio per una manovra maldestra del suo capitano che ha fatto 12 morti e 24 dispersi. Tutti vogliono andare lì, a Giglio Porto, e sfiorare con lo sguardo quel relitto, seguire le manovre dei soccorritori, osservare come nasce un servizio televisivo, spiare come lavorano i cronisti. Tutti. Anche chi sull’ isola può rimanere meno di 30 minuti. “Una coppia – dice Schiaffino – ha acquistato i biglietti di andata-ritorno per il traghetto delle 14.30 che riparte dal Giglio alle 16.

Considerando che il viaggio è di un’ora e che prima delle 16 cominciano le operazioni d’imbarco, sono rimasti sull’isola pochi minuti”. E’ la fotografia più cruda del turismo del dolore: bastano pochi attimi pur di avere una foto o poter dire di aver visto quel gigante del mare senza vita. ‘Armati’ di telecamerine e cellulari hanno scattato foto, fatto filmati. C’é stato chi ha posato con moglie o fidanzata avendo sullo sfondo la Concordia inabissata. A Giglio Porto hanno riaperto bar, ristoranti, alberghi. E non solo per servire giornalisti e soccorritori. L’appello del presidente della Provincia Leonardo Marras a non venire sull’isola a fare i turisti è stato disatteso. Ma domani i biglietti per raggiungere il Giglio saranno contingentanti: “Avremo sei corse di andata-ritorno anche domani, ma faremo solo un massimo di 450 ticket. Dobbiamo lasciare posti liberi agli isolani e ai soccorritori”. Dodici morti, 24 dispersi, 1080 curiosi, 290 metri di acciaio appoggiati su una scogliera. Sono i numeri del turismo del dolore nel primo week-end dopo il naufragio.

di Paolo Mori da ansa.it

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