Il Tunnel Borbonico a Napoli

La novità del Tunnel Borbonico a Napoli
Il ventre di Napoli è stato riaperto a fine ottobre. Un avvincente viaggio nella storia sotterranea della città.

Il ventre di Napoli è stato riaperto a fine ottobre. L’associazione culturale “Borbonica Sotterranea” ha lavorato per vari anni per liberare dalle macerie e mettere in sicurezza uno dei più suggestivi percorsi sotterranei dell’antica capitale del Regno delle Due Sicilie, proprio dietro Piazza del Plebiscito. L’ingresso del Tunnel Borbonico (da non confondersi con la Napoli Sotterranea) è alquanto inatteso dato che i visitatori passano nella sala di quello che fu fino a poco tempo fa uno studio veterinario. Ci sono ancora le gabbiette murate per i “pazienti”. Una scritta indica “Rifugio” e scendendo lungo una scala a chiocciola scavata nel tufo si arriva nel primo ambiente sotterraneo.

La magnifica scala di novanta gradini ha delle piccole nicchie per le candele ed è stata tutta scavata a mano. Fu riempita con le macerie dei palazzi bombardati durante la seconda guerra mondiale e oggi è stata rimessa a nudo. Si scende negli ambienti dell’antico acquedotto del Carmignano (1627-1629) rimasto in funzione fino a fine ‘800. Si tratta di cisterne immense scavate nel tufo a colpi di scalpello i cui segni sono ben visibili sulle pareti. Un ferro di cavallo porta fortuna e il giallo paglierino del tufo accolgono il visitatore. Il tufo è vecchio di 10’000 anni. E’ il frutto di eruzioni della zona dei Campi Flegrei e fu trasportato dal vento per poi depositarsi e solidificarsi in molti luoghi di Napoli e dintorni. La sua resistenza statica è ottima e lo si scava con facilità. Tutte queste cisterne sono comunicanti tra loro e verso la superficie grazie ad un sistema di pozzi. Questo intricato sistema sotterraneo era tutto un via vai dei cosiddetti pozzonari, gli addetti alla manutenzione che scendevano nei pozzi aggrappandosi ad una serie di piccoli gradini scavati nelle pareti.

Spesso le cisterne sono ricoperte di malta idraulica bianca per impermeabilizzare e per dare più luminosità agli ambienti sotterranei. Infatti, la luce era fioca e resta ancora qualche traccia dell’impianto elettrico aggiunto quando queste cavità furono trasformate in rifugi antiaerei. Napoli fu martoriata per via del suo porto. Molti pozzi furono chiusi per evitare il ripetersi della tragica fatalità in cui una bomba una volta ne centrò uno ed esplose all’interno della cisterna uccidendo tutte le duecento persone che vi si erano rifugiate.

“NOI VIVI” è la scritta a carboncino a ricordo dei momenti di angoscia durante uno degli allarmi aerei. La data riportata è il 26 aprile 1943, allarme delle 13,20. Oggi è possibile grazie ad un gruppo di appassionati e intraprendenti geologi ripercorrere un tracciato inusuale dove la storia della città è ben visibile.  Ferdinando II, detto il re Bomba a causa della sua stazza massiccia, iniziò delle opere di rimaneggiamento di questa parte del ventre di Napoli al fine di collegare il Palazzo Reale con la Caserma di via Morelli, già via della Pace, e garantirgli una via di fuga in caso di disordini, ma l’opera restò incompiuta con l’arrivo dei Savoia. Dopo aver attraversato delle volte degne di una cattedrale di mattoni e tufo, il percorso termina con la visita di quello che fu un deposito giudiziario di automobili. I cimeli arrugginiti sono un’interessante testimonianza della storia della motorizzazione e un sapiente sistema d’illuminazione rende dei rottami degli oggetti affascinanti.

Tunnel Borbonico
Vico del Grottone, 4
80132 Napoli – Italy
Tel +39 081 764 58 08
Il Tunnel è aperto al pubblico ogni venerdì, sabato, domenica e festivi.
Gli orari delle visite sono i seguenti:
10.00 / 12.00 / 15.30 / 17.30
Per gruppi organizzati è possibile effettuare escursioni anche in orari diversi da quelli indicati.

da lastampa.it Michele Caracciolo di Brienza

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