Categorie
Italia società turismo viaggi

Il tritacarne del turismo di massa lettera a Severgnini

Caro Beppe, in giro per una grossa città turistica grazie all’ultimo ponte, mi è capitato di notare come fondamentalmente tutte le località turistiche fuori dall’Italia, si assomiglino tra loro. I tedeschi che fanno colazione con salsiccia, uova, muesli e yogurt si trovano a qualunque latitudine, americani in perenne infradito e bermuda con qualsiasi condizione meteo, giapponesi con occhiali e cappellino d’ordinanza, bambini italiani chiassosi e per lo più maleducati, e famiglie francesi con passeggino al seguito ed almeno un paio di figli, sono un panorama trasversale a molte delle mete turistiche in Europa. E poi code ovunque, sightseeing tour e negozi di orribili souvenir. Insomma, fare il turista assomiglia sempre di più ad una marcia forzata, e sovente sembra di trovarsi all’interno di un girone dantesco più che in una giornata di vacanza. Un’altra delle attività principali è un continuo cibarsi, nutrirsi a qualsiasi ora del giorno e della notte. Ho visto persone ordinare paella alle 5 di pomeriggio. Pranzo in ritardo anche sugli standard spagnoli, o cena dall’orario tedesco? Anche il cibo si è standardizzato: fast-food, kebab, gelati, pizza e tramezzini ovunque. Mangiare qualcosa di veramente tipico e con un buon rapporto qualità-prezzo richiede una ricerca lunga e laboriosa. Mi chiedo se si possa ancora visitare e conoscere un luogo evitando di fare la fine del criceto sulla ruota; o forse per non finire dentro al tritacarne di un turismo di massa è meglio andare al Polo Nord a gennaio?
Stefania Baucé, [email protected] da corriere.it Italians

Rispondi