Il Tevere ed il turismo fluviale in battello

CAPITALE DELLE VACANZE: LE OCCASIONI MANCATE
Boom del turismo fluviale sul Tevere
«Ma parte delle rive è lasciata al degrado»
Oltre 40 mila passeggeri entro fine 2011, eppure il
tour è molto breve: «Dopo Scalo de Pinedo il fiume è inguardabile, nessuno si occupa di pulirlo»

Quarantamila passeggeri nel 2010. E quest’anno si supererà anche questo record: fra aprile e luglio del 2010, infatti, coloro che avevano scelto di fare un giro sul Tevere erano stati 19.500, mentre nello steso periodo del 2011 hanno già raggiunto la cifra di 28.143. Quattro barche, tre normalmente in servizio e una di scorta (Cornelia, Rea Silvia, Agrippina e Livia Drusilla, più un motoscafo per vip che fa un giro esclusivo, il «Cecilia Metella», otto anni di esperienza, audio guida in otto lingue con la storia di Roma sotto i ponti) la navigazione del Tevere gestita da Battelli di Roma è partita nel 2003. Oggi la compagnia è autosufficiente e va avanti senza finanziamenti del Campidoglio. U successo che conferma il gradimento dei turisti per i bateaux mouche alla romana.
«La navigazione sul fiume – spiega Mauro Pica Villa, titolare dei Battelli di Roma – si mantiene con l’opportunità della linea bus e con il biglietto integrato “bus and boat”: il 30 per cento dei fruitori della navigazione arriva dagli autobus. E di questo siamo anche orgogliosi perché l’abbinamento è stato copiato anche da Parigi e Londra, capitali dove la navigazione sul fiume ha ben altra tradizione e da molti più anni».
Il prodotto viene proposto dalle agenzie di viaggio (circa il 70 per cento dei passeggeri arriva avendo già prenotato anche questo tour) ma con grandi difficoltà. Tra i problemi, la brevità del giro in battello: il percorso ha subito ritocchi, ed è stato accorciato. «Ora è circolare – spiega Villa -: parte da Ponte Sant’Angelo, arriva allo Scalo de Pinedo (subito dopo ponte Margherita) e torna indietro fino all’Isola Tiberina, altra stazione dove si può scendere o salire». Ma i gestori non si demoralizzano: «Siamo soddisfatti perché siamo riusciti a imporre un nuovo prodotto turistico per la Capitale».
ANCHINE SENZA MANUTENZIONE, SPORCIZIA – Fatto sta che i problemi non mancano. E derivano dalle condizioni del fiume, sporco in più tratti e dalle banchine senza alcuna manutenzione. Il percorso, infatti, è circolare perché dopo ponte Matteotti il fiume è praticamente impraticabile, «inguardabile», per usare l’aggettivo di Mauro Pica Villa. «Arriviamo fino allo Scalo de Pinedo perché la parte superiore è talmente degradata che non la si può fare vedere ai turisti. Non esiste – aggiunge – una manutenzione ordinaria del fiume. Andrebbe costantemente pulito, soprattutto in quei tratti degli argini dove si ammucchiano i rifiuti, a volte anche attaccati agli alberi, e sotto i ponti».
DIECI MILIONI DI EURO MAI SPESI – Dove c’è un minimo di ristagno – spiega il titolare dei “Battelli di Roma” – «si accumula nell’ acqua ogni genere di immondizia che porta il Tevere e soprattutto l’Aniene». Nel corso degli ultimi anni la Regione Lazio, alla quale compete il bacino del Tevere, ha stanziato circa 10 milioni di euro per interventi strutturali a favore della navigazione, ripristino degli approdi (come agli scavi di Ostia antica o a ponte Marconi), ma non è stato speso neppure un euro: con la carenza di fondi che c’è questi soldi sono andati in economia.

I FONDI PER GLI ASCENSORI: SCOMPARSI – Giunte di destra o di sinistra non se ne sono occupate. C’erano anche i fondi della Provincia per gli ascensori per arrivare alle banchine: scomparsi. «E noi non abbiamo neppure un’area di cantiere – rivela Pica Villa -: per cambiare un’elica dobbiamo far venire una gru che sollevi l’imbarcazione».
Gli approdi sono mantenuti dalla società di navigazione. Ma le banchine «non le possiamo toccare – conclude Pica Villa – Sono sotto la giurisdizione della Regione: spesso sono dissestate con i sampietrini divelti, andrebbero pulite più costantemente… Con l’Ama una nostra squadra tutte le sere pulisce gli accessi e le scale». La navigazione va bene, ma la conclusione è amara: «Tutti parlano del recupero del Tevere ma atti concreti finora non ce ne sono stati».
Lilli Garrone da corriere.it

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