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Il terremoto manda in pezzi uno dei patrimoni culturali più importanti in Italia

1- IL TERREMOTO MANDA A PEZZI “UNO DEI PATRIMONI CULTURALI PIÙ IMPORTANTI A LIVELLO NAZIONALE” E IL MINISTRO DEI BENI CULTURALI CHE FA, SI PRECIPITA AL PALAZZO DUCALE DI MANTOVA LESIONATO O VA A FERRARA E MODENA? MACCHÈ: ORNAGHI HA SPIEGATO CHE AL MOMENTO NON POTRÀ ANDARE SUL POSTO DI PERSONA PER ALTRI IMPEGNI ISTITUZIONALI MA CHE SARÀ PRESENTE FISICAMENTE UN SOTTOSEGRETARIO! – 2- COSA L’OPINIONE PUBBLICA DOVREBBE PRETENDERE DA UN MINISTRO DELLA CULTURA NEL MOMENTO IN CUI SCOPRE CHE QUALCHE GENIO ITALICO HA PREVISTO DI FAR COSTRUIRE UNA DISCARICA A CORCOLLE A POCHI PASSI DA UN BENE CULTURALE DEL VALORE DI VILLA ADRIANA. AL MINIMO SI SAREBBE DOVUTO INCATENARE AL PORTONE DEL COLLEGIO ROMANO – 3- UNA MODESTA PROPOSTA SI POTREBBE AVANZARE PER LIBERARE ORNAGHI DALLO STATO DI CATTIVITÀ IN CUI L’HA COSTRETTO MONTI: E SE CHIAMASSIMO IL MINISTRO DELLA CULTURA DEL NUOVO GOVERNO HOLLANDE, LA GRAZIOSA AURÈLIE FILIPPETTI! È UN’ORIUNDA, NO? –

1- ORNAGHI, INGENTI DANNI BENI CULTURALI – PRESTO PER QUANTIFICARE MA DIVERSE DECINE MILIONI
(ANSA) – I danni subiti dai beni architettonici e culturali in seguito al sisma che ha colpito l’Emilia Romagna sono “davvero ingenti”: è quanto afferma il ministro dei Beni Culturali, Lorenzo Ornaghi, a margine di una visita al Castello Sforzesco di Milano. “Quantificare in termini di euro – ha detto Ornaghi – è ancora prematuro ma in ogni caso siamo nell’ordine di diverse decine di milioni”.

Ad essere stato danneggiato, spiega il ministro, è “uno dei patrimoni culturali più importanti a livello nazionale”. “Già ieri alle 6.30 – ha spiegato il ministro – è stata attivata l’unità di crisi con cui teniamo rapporti costanti con la protezione civile e il ministero ha già messo al lavoro dieci tecnici. Oggi alle 15 ci sarà una riunione nella quale sarà stilata la lista completa dei beni artistici lesi che sono numerosi”.

Il ministro ha spiegato che al momento non potrà andare sul posto di persona per altri impegni istituzionali ma che sarà presente fisicamente un sottosegretario. Quanto alla ricostruzione, ha detto ancora Ornaghi, bisognerà tener conto del “problema sempre drammatico delle risorse. Bisognerà tener conto dei vincoli delle risorse disponibili e delle risorse disponibili in questo momento. Per la ricostruzione non c’é un modello astratto – ha quindi risposto a chi gli chiedeva se si seguirà il modello de L’Aquila -, si deciderà in base alle priorità”.

2- DAGOREPORT
«Bisogna smetterla con questa politica assurda che annulla e riduce i finanziamenti sul budget della cultura»: firmato il ministro della cultura. Purtroppo per Pompei e per il Colosseo, per la Scala e per Villa Adriana, per il Maxxi di Roma e per il Madre di Napoli, che queste parole non siano sgorgate dal cuore di Lorenzo Ornaghi ma le abbiamo trovate nel blog di Aurélie Filippetti ministro debuttante nel nuovo governo della Francia dopo la vittoria. Le sue origini italiane non leniscono il dispetto. Perché Ornaghi ha perso un’altra grande occasione per dimostrare all’Italia e anche all’Europa che esiste.

Non è vero che i francesi si lascino intrigare solo dalle buffonerie berlusconesche oppure perché incuriositi dalla ascesa di Beppe Grillo, il «nonsegretario» del nuovo «nonpartito». Un servizio su Le Monde ha lanciato un allarme su scala europea dedicando tre pagine alla distruzione quotidiana di Pompei. Ma Ornaghi tace.

Così come ha taciuto di fronte all’accorato appello di Andrea Carandini che ha fatto un po’ di conti al Salone del libro di Torino spiegando senza pietà che sono già stati tagliati ben 312 milioni di euro.
Stando a queste stime, nel 2012 sono a disposizione solo 114 milioni. Ma Ornaghi non sembra preoccuparsene.

«Che ci faccio qui», pensa ogni volta che scopre la catastrofe culturale in cui versa il paese più ricco di beni culturali del mondo. E infatti il suo posto sarebbe dovuto essere la pubblica istruzione che comprende anche l’università. E visto che i tecnici hanno messo un generale alla difesa e un ambasciatore agli esteri non ci sarebbe stato niente di strano.

Adesso è strano che non si dimetta, se non riesce a mettere al centro della crisi che stiamo attraversando il problema della cultura, della valorizzazione dei suoi beni e della loro conservazione. Per non dire che cosa l’opinione pubblica dovrebbe pretendere da un ministro della cultura nel momento in cui scopre che qualche genio italico di genio ha previsto di far costruire una discarica a Corcolle a pochi passi da un bene culturale del valore di Villa Adriana. Al minimo si sarebbe dovuto incatenare al portone del Collegio Romano.

Lo stesso avrebbe dovuto fare alla notizia che Francesco Micheli è stato scacciato dal consiglio di amministrazione della Scala di Milano per far posto ad Alessandro Tuzzi. Se protestasse però sarebbe in patente conflitto con i suoi interessi visto che si tratta del suo principale sodale nella gestione del potere alla Cattolica.

Il caso è specioso, perché la cacciata di Micheli raffinato connaisseur di cultura musicale, ma soprattutto potente finanziere, ha il giusto profilo per ben operare nel maggiore teatro lirico d’Italia. Si dice che a questo punto una decisione Ornaghi stia per prenderla. Vuole nominare Micheli alla presidenza del Maxxi il museo decapitato dal capodigabinetto Salvo Nastasi, che prima gli ha sottratto i fondi e poi l’ha messo in mora…

Ma non c’è da credere che Ornaghi possa prendere una decisone così decisa. Ironia della sorte: proprio lui, allievo del politologo Miglio, teorico del decisionismo politico. Un po’ perché sarebbe una presa in giro per Micheli. Che potrebbe anche rifiutare! E anche perché i soldi per far funzionare i musei in Italia sono già finiti da un pezzo. Come sono finiti per i teatri, per gli enti lirici… Perciò non meraviglia il fiorire di leggende metropolitane diffuse per via orale nei corridoi del ministero.

Ce ne sono di incredibili. Come l’ipotesi in cui si prevede una uscita clamorosa dal Ministero di Salvo Nastasi, diventato direttore generale senza titoli, e capo di gabinetto del ministro con Bondi. Si dice che non essendoci più risorse finanziarie, i grand commis del potere non sono più disposti a scrificare immagine e carriera. E allora ecco Nastasi candidato alla Rai.

Sebbene si tratti di una patente invenzione, visto che Nastasi seppure costretto a lasciare il ruolo di capodigabinetto, sostituito Paolo Carpentieri, attuale capo ufficio legislativo non vorrebbe cedere la direzione generale per gli spettacoli dal vivo da cui si controllano le montagne di finanziamenti per esempio agli enti lirici.

Smentita dal fatto che non essendo dirigente di prima fascia a Nastasi non sarebbe consentito dirigere la Rai, la bufala però fotografa lo stato di abbattimento morale e ideale nella gestione degli Affari culturali nel governo dei tecnici. Con un pettegolezzo al cubo: che la notizia sarebbe stata inventata in ambienti Rai per fermare le aspirazioni di Giovanni Minoli, padre della moglie di Nastasi e da Nastasi già nominato alla presidenza del Castello di Rivoli, museo di arte contemporanea dedicato all’Arte povera. Potenza dei paradossi.

Una modesta proposta si potrebbe avanzare per liberare Ornaghi dallo Stato di cattività in cui l’ha costretto Monti: in chiave di austerità europea il governo tecnico di Monti non potrebbe chiedere in prestito la graziosa Filippetti? Che non può essere considerata straniera, per via delle sue origini umbre, e quindi non sarebbe in una posizione non diversa da quella di Thiago Silva nella Nazionale di Prandelli!

da dagospia.com

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