Il rifugio La Marco e Rosa a 3609 metri di quota rimasto al buio senza energia per mancanza di sole all’impianto fotovoltaico

di | Agosto 21, 2014

Rifugio Marco e Rosa Bernina 11Bianco: senza sole -2 e al buio nella Marco e Rosa a 3609 m.

La Marco e Rosa a 3609 metri di quota, del CAI di Sondrio, nell’edificio nuovo ha  48 cuccette mentre la vecchia capanna ha una capienza di 38 posti invernali. È aperto nei mesi di aprile e maggio per lo sci alpinismo e dal 1º luglio al 20 settembre per le attività estive. Il rifugio “vecchio” è sempre aperto come bivacco invernale e come rifugio estivo. Proprietario del rifugio è il CAI sezione di Sondrio. Parliamo con il suo gestore, anche lui “simbolo”: Giancarlo “Bianco” Lenatti, Guida alpina dal 1985 – Maestro di alpinismo e Maestro di Sci; protagonosta dello sci estremo, come la discesa di due linee sulla parete Nord del Disgrazia, la direttissima al Bernina, e molte altre. Parliamo da 3300 metri sotto di lui, a fondovalle, dove in questi giorni c’è chi si è acceso il riscaldamento! Qui sembra un cupo novembre, e lassù? Un dato pazzesco. Lui da cinque giorni, solissimo, è al buio e senza riscaldamento con una temperatura interna di meno due. Manca infatti l’energia perchè senza sole i pannelli solari e il fotovoltaico non ce l’hanno fatta a ricaricare a sufficienza pur avendo aggiunto un altro generatore le batterie,, che quindi hanno esalato l’ultimo respiro. “Ma non mollo”, dice, “come il comandante di una nave” (Corcordia a parte naturalmente, precisiamo noi). Situazione: “perso almeno l’80% Prenotazioni ce ne sarebbero anche ma il maltempo le ha vanificate e le vanifica”. Si sente un mix fra il dispiacere e la rabbia “e pensare che la montagna non è mai stata così bella, così invitante, così sicura. C’è tanta neve, minore ghiaccio, minori crepacci, maggiore sicurezza”.
Incrociamo le dita anche per lui come per tutti i nostri rifugisti che non hanno provvidenze, che non hanno la cassa integrazione, che non hanno avuto gli 80 €uro, che svolgono un lavoro improbo, dannatamente legato ai capricci del tempo, talvolta anche di quelli di qualche interprete dell’evoluzione climatica che dà brutto, che fa stare a casa la gente per poi accorgersi che invece le cose erano diverse da come preannunciate.
Stato di calamità o altro, ma qualcosa bisogna pur fare.

da gazzettadisondrio.it

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