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Il progetto Italia Cina per studiare i terremoti dallo spazio

satellite SentinelStudiare i terremoti dallo spazio
Parte un progetto Italia-Cina
Coinvolto il Dipartimento di Fisica dell’Università di Trento.
Le apparecchiature andranno in orbita a partire dal 2016

Se prevedere i terremoti è pressoché impossibile, è invece del tutto possibile studiare in dettaglio le zone a rischio e fornire, in seguito, delle previsioni a lunga scadenza. A fornire supporto ai geologi, vi sono molte tecnologie avanzate e, tra queste, vi sono ormai da tempo quelle spaziali. L’Italia, in particolare, ha già maturato esperienze e risultati in questo settore, soprattutto per aver già realizzato un satellite, che è ancora in orbita, dedicato allo studio della “geodesia spaziale” (e quindi a tutto ciò che si muove sul nostro pianeta: deriva dei continenti, e non solo): è il “Lageos 2”, una satellite a forma di sfera ricoperto di specchietti per ricezione laser, realizzato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) con la NASA, e portato in orbita con lo shuttle “Columbia” nell’ottobre 1992.

Un progetto Italia-Cina Ora la tradizione si rinnova, ed anche considerando che l’Italia è una delle nazioni a maggiore rischio sismico, perlomeno a livello europeo, la sensibilità in merito, in campo scientifico e tecnologico si rinnova. E così è stato varato un nuovo programma, questa volta in collaborazione con una nazione che è ormai diventata una delle principali protagoniste dello scenario spaziale: la Cina (tra la nostra ASI e la CNSA) e con il contributo della fisica spaziale. Può sembrare paradossale, ma proprio dagli studi e ricerche dedicate alle profondità immense dell’universo, può arrivare un contributo per ciò che si muove al di sotto della crosta terrestre. L’Agenzia Spaziale Italiana ha quindi finanziato al Dipartimento di Fisica e al Centro TIFPA-INFN di Trento, un progetto su terremoti e disastri naturali, in una collaborazione tra Italia e Cina per la realizzazione di apparecchiature per il monitoraggio sismico, da installare sul satellite cinese CSES, che sarà messo in orbita nel 2016. Il centro di ricerca di Trento, che si occuperà del coordinamento dell’intero progetto, vedrà impegnato un team di ricercatori, alla guida di Roberto Battiston, del Dipartimento di Fisica dell’Università di Trento, astrofisico, tra i responsabili scientifici dell’esperimento AMS-02, il grande apparato per lo studio dell’ energia oscura collocato all’esterno della struttura della Stazione Spaziale Internazionale: «E’ un’opportunità per la ricerca spaziale italiana e trentina nel contesto di una collaborazione internazionale strategica», dice Battiston. «La partecipazione dell’Italia al progetto del satellite CSES” – aggiunge Battiston – “prevede la realizzazione di un rivelatore di precisione per la misura degli elettroni che precipitano nell’atmosfera dalle fasce di Van Allen. In questo modo potremo sottoporre a verifica scientifica rigorosa i meccanismi che collegano il nostro pianeta e le sue dinamiche interne al plasma di particelle elementari che circonda la terra, con l’obiettivo di sviluppare nuove tecniche per il monitoraggio sismico dallo spazio”. L’Italia quindi, contribuirà al satellite CSES con uno strumento innovativo, ed una tecnologia derivata dagli esperimenti di fisica delle particelle nello spazio realizzati con successo dall ’INFN in questi ultimi vent’ anni, in particolare dei rivelatori di particelle al silicio utilizzati proprio per l’esperimento AMS-02, e realizzati presso il Centro di Micro Sistemi di FBK. Lo strumento Italiano sarà chiamato Limadou, in onore del famoso esploratore italiano Matteo Ricci.

Strumenti frutto di esperienza consolidata made in Italy L’Italia collaborerà inoltre alla realizzazione dello strumento per la misura del campo elettrico che verrà sottoposto a prove di qualifica spaziale in Italia.“Dopo la realizzazione del prototipo LAZIO-SiRad che ha volato con Roberto Vittori sulla Stazione Spaziale nel 2005” – aggiunge Battiston – “da dieci anni lavoriamo alla preparazione di questo progetto con il colleghi cinesi”. Il finanziamento ottenuto per la realizzazione dello strumento LIMADOU, rappresenta un riconoscimento per il TIFPA (Trento Institute for Fundamental Physics and Application) e il Dipartimento di Fisica di Trento e premia la collaborazione sia a livello nazionale tra INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) e ASI, sia a livello territoriale con la Fondazione Bruno Kessler. «L’Italia con l’ASI è l’unico partner internazionale del progetto CSES», sottolinea Laura Candela, responsabile dell’osservazione della Terra in ASI – «La Cina ha deciso di stanziare notevoli investimenti nel corso dei prossimi 10 anni in questo settore strategico e la partecipazione dell’ Italia a CSES rappresenta una occasione di grande importanza per una partnership scientifica e tecnologica nel remote sensing destinato ad applicazioni pacifiche». «L’importante accordo tra l’ASI, il nuovo centro nazionale TIFPA dell’INFN, e l’Università di Trento è frutto dell’ormai consolidata collaborazione tra queste realtà nella ricerca tecnologica d’avanguardia e nella ricerca spaziale» – dice Speranza Falciano, membro della giunta esecutiva dell’INFN – «Il centro TIFPA inaugurato lo scorso anno rappresenta un’ottima sintesi della capacità dell’INFN di trasferire all’industria, alla società civile e al pubblico in generale le competenze tecnologiche sviluppate attraverso la ricerca di base». Il TIFPA è il centro nazionale dell’INFN, con sede a Trento, dedicato alla ricerca in fisica delle particelle e allo sviluppo di tecnologie d’avanguardia nei settori della sensoristica, della ricerca spaziale, del supercalcolo e della biomedicina, e nasce dalla collaborazione tra INFN, Università di Trento, Fondazione Bruno Kessler e Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari

antonio lo campo da lastampa.it

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