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Il Mistero del coccodrillo nel Lago d’Orta o Cusio

Lago d'Orta 15Nel lago d’Orta il coccodrillo che non c’è, ma in tanti hanno visto
Il tam tam è stato alimentato da internet: in realtà è un falso allarme

C’è un coccodrillo nel Lago d’Orta. Anzi due. O forse tre. Naturalmente nessuno li ha visti, ma c’è chi conosce qualcuno che a sua volta sa di qualcun altro che dice di sapere con certezza di averlo avvistato. Dove? Dalla finestra di casa, ovviamente. Persone con una vista d’aquila.
Quanti vivono il lago per lavoro o per hobby, sopra e sott’acqua, ovviamente del coccodrillo non hanno visto né la coda né la scia. Intanto il lucertolone «naviga», se non nelle acque del lago d’Orta, su Internet con tanto di foto che potrebbero essere di qualsiasi fiume africano. Le «testimonianze», come in ogni leggenda metropolitana che si rispetti, divergono nei dettagli e sono divertenti. Il coccodrillo ha dimensioni variabili a secondo del luogo dell’avvistamento. Sarebbe enorme a Omegna, un po’ più piccolo a Pella e addirittura poco più grande di una lucertola a Gozzano. Basta poco, un qualsiasi evento un po’ fuori norma, per accendere la fantasia popolare e fornire «prove» della sua presenza. Basta un elicottero, ed ecco che è lì «per la ricerca del coccodrillo». Salvo poi scoprire, con una semplice telefonata, che a sorvolare il lago era il noto fotografo Giorgio Gnemmi, specializzato in immagini aeree: non era a caccia del coccodrillo ma di scorci suggestivi del Cusio per il suo nuovo libro fotografico sul lago d’Orta.
Leggende metropolitane
Le leggende metropolitane sono dure a morire solo tra chi il lago lo vede senza mai bagnarsi i piedi. Chi lo vive dal di dentro, per lavoro, passione o ricerca, a parlare di coccodrilli si mette a ridere. «Ce lo hanno detto in tanti che quasi quasi ci credevo anch’io – dice Moreno Lubelli della navigazione Pubblica Lago d’Orta -: così ci siamo messi a osservare bene durante i servizi, ma l’unica cosa che abbiamo notato, sono le nutrie, anche di una certa dimensione».
Già, a preoccupare chi il lago lo studia non è affatto il coccodrillo che, anche fosse davvero mai esistito perché buttato da qualcuno nel lago, sarebbe morto quasi subito per la bassa temperatura dell’acqua.
«Non siamo nel Nilo e nemmeno nel rio delle Amazzoni – aggiunge Mario Savoini del Sub Novara Laghi -. Se parliamo seriamente, il vero problema del lago sono le specie non autoctone come le tartarughe di acqua dolce di cui c’è un’invasione; e poi bisce, molluschi e crostacei che potrebbero mettere in pericolo la fauna ittica naturale del lago».
Il sorriso del ricercatore
A parlar di coccodrillo si mette a ridere anche Pietro Volta, ricercatore del Cnr all’Istituto per lo studio degli ecosistemi di Pallanza. «Un coccodrillo nel lago d’Orta? Povero animale, ma perché fargli fare una così brutta fine? Una storia del genere era venuta fuori già una decine di anni fa sul Lago Maggiore. Anche allora tutto svanì col finire dell’estate – dice Volta -. Nel lago d’Orta, a causa della temperatura, un coccodrillo sopravviverebbe ben poco. Noi siamo invece impegnati a far vivere bene il lago che dopo il “liming” sotto l’aspetto chimico è perfettamente guarito, ma non lo è ancora del tutto per quanto riguarda la fauna. In questo momento è fortemente squilibrata perché manca tutta la componente ittica tipica del centro del lago come l’agone, il lavarello, il salmerino e la bottatrice, specie che erano presenti prima che l’inquinamento le distruggesse. Il resto sono davvero solo leggende che vanno bene al bar, come la storia che vuole i nostri due laghi collegati da grotte sotterranee: ancora oggi trovo persone che me lo chiedono».
I laghi alimentano da sempre misteri e leggende: dalla mitica Avalon di Re Artù a Loch Ness, il Cusio non fa eccezione. Allora, che il coccodrillo avvistato altro non sia che il «drago» scacciato dall’isola da San Giulio in persona?
VINCENZO AMATO
OMEGNA  da lastampa.it

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