Il marmo di Michelangelo a Lucca nelle Alpi Apuane il Monte Altissimo

Un tunnel nel cuore delle Apuane
a caccia del marmo di Michelangelo
Lucca: progetto per non deturpare la montagna con le cave. La galleria nel Monte Altissimo sarà lunga 150 metri, su un versante non visibile dalla costa. No di Legambiente: non si scavi, è un parco naturale l’ingresso. Il tunnel dovrebbe essere scavato a quota 1255

LUCCA – Sarà un “braccio” di centocinquanta metri scavato nel Monte Altissimo. Un tunnel nel marmo bianco e prezioso delle Alpi Apuane, al confine fra Lucca e Carrara. Quello amato da Michelangelo, “il più puro e perfetto ch’i abbi mai visto”. Croce e ricchezza di questo pezzo di Toscana con le montagne vista mare della Versilia.
A quota 1255 metri, nella vecchia e abbandonata cava “Granolesa” stanno per arrivare i macchinari e quando si scioglierà la neve, a primavera, aprirà il cantiere. Svuoteranno nel profondo il monte per andare a prendere il marmo dentro una galleria alta sei metri di altezza per otto di larghezza. È un progetto di ricerca finanziato dall’Unione Europea che vede insieme la Henraux, storica industria estrattiva della zona – 30milioni di fatturato, 120 addetti che raddoppiano con l’indotto – e il Centro di Geotecnologie dell’università di Siena. Se andrà bene, si passerà a una seconda fase (già prevista) per scavare delle ramificazioni sotterranee e raggiungere dall’interno alcuni giacimenti di questa straordinaria area mineraria che è anche un parco tutelato.

Dalle spiagge, i turisti di Forte dei Marmi e dintorni non si accorgeranno di niente: nessuno sfregio, nessuna nuova cava a cielo aperto, nessuna variazione al profilo della montagna. La sottrazione del marmo “statuario” lascerà intatta la superficie. Eppure gli ambientalisti sono preoccupati e chiedono maggiori controlli. Si è creato un comitato spontaneo e Legambiente fa sapere che non approva l’operazione: “Si finanzia un progetto di escavazione con risorse pubbliche nel cuore del parco delle Apuane, nato e finanziato per tutelare e proteggere il territorio: non è schizofrenico tutto questo?” domanda Paolo Panni. Altri chiedono che i blocchi vengano lavorati in zona per proteggere almeno i posti di lavoro.

LAURA MONTANARI DA REPUBBLICA.IT CONTINUA

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