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Il fiume Seveso è esondato quattro volte in un mese Perché Milano non regge l’impatto degli acquazzoni?

Seveso esonda a Milano 09LA CITTÀ DI EXPO E DEI GRANDI PROGETTI MESSA IN CRISI DALLE PIOGGE ESTIVE
Perché Milano non regge
l’impatto degli acquazzoni?
Il fiume Seveso è esondato quattro volte in un mese E per colpa di un cantiere una voragine si è aperta nel pavé del centro

La voragine in corso di Porta Romana, a Milano (Ansa/Mascolo) La voragine in corso di Porta Romana, a Milano (Ansa/Mascolo) shadow
Quattro volte in un mese fanno una prova: le piene del Seveso non sono un’emergenza, sono cronaca ordinaria. Sabato mattina è successo di nuovo: una prolungata pioggia estiva e poi ancora strade allagate, macchine a mollo, negozianti furiosi. Solo il semideserto da weekend ha evitato il consueto collasso della circolazione e i toni isterici delle polemiche politiche. Appena concluso il conto dei danni dell’esondazione precedente (l’otto luglio) con relativa richiesta al governo di fondi straordinari (47 milioni di euro), eccoci da capo. Con l’aggiunta di una voragine profonda dodici metri e larga quattro, in Porta Romana, a due passi dal Duomo, che s’è aperta per il cedimento di una parete di un piano interrato di un palazzo. Il Seveso non c’entra in questo caso, ma il temporale sì: la città di Expo, delle vie d’acqua da recuperare, dei Navigli e della Darsena, si squaglia sotto la pioggia. Centonove alluvioni dal 1976, raccontano le statistiche.
Il Seveso
Il fiume maledetto, il «fiume nero» è una storia lunga sessant’anni e cinquantatré chilometri. Dal Monte Sasso, provincia di Como, al semicentro di Milano, dal dopoguerra a oggi. Promesse, progetti, annunci. A cinque chilometri a nord del confine cittadino, il Seveso scorre nel Comune di Paderno Dugnano, dove ad accoglierlo c’è il canale scolmatore che dovrebbe arginarne le piene. Dovrebbe . Perché lo «scolmatore» il suo dovere non lo fa abbastanza. Trenta metri cubi al secondo. Troppo pochi. Per evitare che il fiume si gonfi e poi straripi, di acqua bisognerebbe drenarne quasi il doppio. Oppure costruire pochi chilometri più in là, a Senago, una gigantesca vasca capace di raccogliere l’acqua in eccesso. Il progetto definitivo sarà pronto a breve, brevissimo. Entro settembre. Costa 30 milioni di euro, Comune (di Milano) e Regione hanno già messo in bilancio la spesa.
Le resistenze
«Non se ne parla nemmeno», ripetono però da anni a Senago. Tutti, da sinistra a destra. Il progetto della vasca di laminazione (grande come venti campi da calcio) per drenare le acque putride del Seveso è stata bocciata da quattro ordini del giorno del Consiglio comunale. Si profilano ricorsi e battaglie legali. Al Tribunale delle Acque, alla Corte dei Conti. Lucio Fois, sindaco pd dal 2012, non vuol però sentire parlare di sindrome di Nimby (Not in my backyard, non nel mio cortile). «La vasca non risolverebbe i problemi di Milano. C’è uno studio che dice che delle ultime dieci alluvioni solo una sarebbe stata evitata in presenza della nuova vasca». Il sindaco è stato convocato giovedì scorso a Roma al tavolo di Palazzo Chigi contro il dissesto idrogeologico, coordinato da Erasmo D’Angelis. «Siamo disponibili a collaborare per risolvere il problema. Ma non si può scaricare solo su di noi il problema. Vogliono fare un’opera spot e lavarsi la coscienza». «La verità è che hanno individuato Senago perché è uno dei territori meno urbanizzati del nord Milano. In pratica ci puniscono perché in passato siamo stati più bravi degli altri». La trattativa però è avviata. La grande vasca si farà, anche perché Comune di Milano e Regione stanno per una volta dalla stessa parte della barricata. «Sapesse quante pressioni ho subito», sbuffa al telefono il sindaco Fois. Lo stesso D’Angelis conferma che indietro non si può tornare: «La nuova esondazione non lascia spazio ad alcun dubbio sull’urgenza di avviare l’intera operazione per la reale mitigazione del rischio di nuovi allagamenti».
I tecnici
Basterà? Gianfranco Becciu, professore di costruzioni idrauliche al Politecnico ne dubita: «Dal punto di vista tecnico è necessario aumentare la capacità del canale scolmatore e procedere con la realizzazione di più vasche di laminazione, a Senago e in altri punti lungo l’asta del fiume. Ma questi sono interventi che curano i sintomi, non la malattia». «L’intensa urbanizzazione a nord di Milano ha sconvolto l’equilibrio idrico del territorio». Il Seveso certo, ma anche l’Olona e il Lambro. «Non si può cancellare lo sviluppo urbano, ovvio. Però vale la pena di tentare di fare qualcosa, altrimenti il grande malato non guarirà mai». Recuperare verde urbano e i corsi naturali delle acque. «Pratiche di riconversione urbanistica», dice Becciu. Un esempio? «New York. Lì l’ex sindaco Bloomberg aveva lanciato un ambizioso programma per recuperare l’equilibrio idrogeologico della metropoli». Quando tace la polemica spicciola della politica, discute la società civile. E chiede di partecipare. Stefano Calzolari, presidente dell’ordine degli ingegneri, è convinto che il problema di Milano sott’acqua possa essere contenuto ma non più risolto. «Mi accontenterei che le alluvioni tornassero a essere un evento eccezionale e non cronaca quasi quotidiana». Nel frattempo gli ingegneri milanesi offrono consulenze gratuite. «Al Comune l’abbiamo già detto: mettiamo a diposizione il nostro contributo. Abbiamo decine di tecnici e di esperti pronti a sedersi intorno a un tavolo per proporre idee e discutere delle possibili soluzioni».
I danni
È sempre la pioggia che sabato ha aperto la voragine di Porta Romana con la strada squarciata da un buco profondo 12 metri. La causa: il cedimento di una paratia in legno del terzo piano interrato di un palazzo vicino. Acqua e fango riversati nei box, strada franata. Trenta le famiglie evacuate, rientrate nelle loro case in serata. Circolazione chiusa. Ma le responsabilità vengono da lontano. Il palazzo è nato sulle macerie del vecchio teatro di Porta Romana, demolito nel 2001 per far posto, sette anni dopo, agli otto piani (più i tre sottoterra) del civico 124. L’impegno del costruttore era però di ricostruire la sala teatrale alle spalle. Mai avvenuto. Tutto si è fermato a un cratere, riempito pochi mesi fa con semplice terra. Nel frattempo il Comune ha avviato un contenzioso con l’impresa. Lo stesso hanno fatto i condomini dei palazzi vicini, per le crepe ai muri comparse durante i cantieri. Danni anche fuori Milano. È finito a mollo il parcheggio sotterraneo di un supermercato a Gessate, nell’hinterland est. L’acqua è arrivata all’improvviso, dall’esondazione di una vicina roggia .

di Pierpaolo Lio e Andrea Senesi da corriere.it

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