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Il degrado del Teatro Lirico di Milano

Il Lirico, dall’antico splendore
al degrado tra polvere e macerie
Viaggio nell’edificio chiuso da 13 anni in perenne attesa del restauro. Nella “piccola Scala”
inaugurata nel 1779 resta solo il vuoto dove un tempo c’erano platea, palco e golfo mistico

Tra le macerie, accatastate dove un tempo c’erano file ordinate di poltrone di velluto rosso, ci sono ancora decine di bottiglie d’acqua accartocciate sparse sui resti della moquette che impreziosiva la platea. Le hanno lasciate lì, gli operai che se ne sono andati in un afoso agosto di due anni fa, dopo il fallimento della ditta costruttrice che avrebbe dovuto occuparsi della ristrutturazione del Lirico.

Perché da due anni, gli operai si sono lasciati alle spalle un cantiere che aveva appena accennato i primi sbadigli dopo un lungo sonno: la platea sventrata, le pareti delle file dei palchi che ora, spogliate dal rivestimento che ricordava il legno, sembrano serpentoni in muratura, il golfo mistico scoperchiato che lascia intravedere un altro mondo sotterraneo dove un tempo si preparavano gli orchestrali. E poi eccola, la grande bocca spalancata larga venti metri, profonda quindici e alta più di trenta, con i suoi giganteschi denti allineati: sono le ‘colonne’ portanti del palco ora più simile a un relitto di archeologia industriale.

Qui il tempo si è fermato una sera di dicembre del 1999. È allora che il sipario del teatro Lirico si alzò per l’ultima volta sulle scene calpestate in passato da Gaber – a cui la struttura è stata dedicata – e da Strehler, che hanno fatto la storia del teatro italiano e non solo visto che qui
Mussolini pronunciò il suo ultimo discorso pubblico. Un passato glorioso che, ora, dopo quasi tredici anni, aspetta di rinascere. In tempo, è la speranza, per Expo.

Per entrare nella grande pancia del Lirico, bisogna varcare le transenne che proteggono la facciata scrostata di via Larga progettata dal Piermarini, e aprire i lucchetti che bloccano gli ingressi su via Rastrelli. Una piccola Scala, inaugurata esattamente in questi giorni, il 21 agosto, del 1779, un anno dopo la ‘sorella maggiore’. E risorta, dopo un incendio, con un disegno affidato negli anni Trenta all’architetto Cassi Ramelli. Una nuova vita, il Lirico, tentò di iniziarla nel 2005, quando la cordata capitanata dal papà dello Smeraldo Gianmario Longoni vinse il bando del Comune per ristrutturarlo e gestirlo.

Ma i lavori tra ricorsi, proteste politiche, polemiche sul progetto, difficoltà economiche, blocchi e ripartenze, si sono arenati definitivamente nel 2010. La prima diffida con richiesta di riconsegna della struttura partì a gennaio del 2011. È solo lo scorso maggio però che Palazzo Marino è tornato in possesso di quel gigante di 11.500 metri quadrati abbandonato. Da allora, era rimasto inaccessibile, il vecchio Lirico. Adesso, il sindaco e l’assessore Boeri puntano all’accelerazione.

Fuori: mura sbiadite e finestre rotte, la vegetazione che si sta impossessando delle cornici più alte. Dentro: polvere, calcinacci e silenzio, i muri che si affacciano sulle scale esterne infiltrate dall’acqua. Eppure, i tecnici di Palazzo Marino (Pasquale Mariani Orlandi, l’architetto che ha seguito restauri come quelli del Piccolo o della Galleria, e Paola Pozzi del settore Spettacolo) che sono al lavoro anche in questi giorni per preparare il progetto e il nuovo bando che, in autunno, dovrà trovare chi possa sostenere i costi del cantiere e, poi, gestire il teatro, giurano che l’ossatura portante è solida.

È sano, il Lirico. Così come preziosi i materiali. Basterà solo raschiare oltre il rivestimento e le mani di pittura successive, per scoprire i tesori del Cassi Ramelli. Nel foyer, gli operai hanno già portato via la moquette e il primo strato di pavimento. Ma sotto, quando si scaverà, si troverà una superficie simile a quella della Galleria. In un punto, oltre gli scalini che portano alla platea, sono già affiorati preziosi marmi verdi, gialli, rosati. Gli stessi delle colonne delle biglietterie e del guardaroba e, ancora, del ridotto delle gallerie.

Anche le scale da sempre precluse agli spettatori conservano un segreto: pavimenti in beola originale dell’epoca del Piermarini e ‘canali’ che servivano per rinfrescare gli ambienti che saranno ripuliti con moderni robot. Bisogna percorrerle fino in fondo per arrivare al retro del palco, con i camerini demoliti dalla ditta costruttrice. Dalla parte opposta, alle spalle del ‘loggione’, una stanza che riporta all’atmosfera di Nuovo cinema Paradiso: uno spazio adibito a proiettore. E una intercapedine di almeno dieci metri che separa la facciata chiusa dagli anni Trenta.

Ma cosa diventerà il Lirico? Tramontato il progetto di affidarlo alla Scala per la danza, potrà trasformarsi in un teatro per la prosa, la musica d’autore, il jazz, il balletto. «Riporteremo in vita il suo originale spirito eclettico», dice Boeri. Che definisce questo intervento come «l’inizio di una grande operazione sui teatri che porterà anche alla nascita di una nuova struttura in Maciachini». Circa 1.600 posti, il golfo mistico ampliato, la possibilità di far diventare la platea uno spazio polifunzionale, un bar e aree di ristoro che possano far vivere sempre un pezzo di centro che, la sera, spegne le luci. Il disegno precedente, che prevedeva anche una cupola di vetro con ristorante vista Madonnina, sarebbe costato almeno 18 milioni, poi lievitati a oltre 20. Adesso si punta a un restauro conservativo che potrebbe aggirarsi attorno a 1013 milioni di euro. L’obiettivo: vedere di nuovo gli operai nel 2013 per iniziare la cavalcata verso il 2015.

di ALESSIA GALLIONE da repubblica.it

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