Il Codice del Turismo e i risarcimenti per i danni della vacanza rovinata

Vacanza rovinata, ai danni ci pensa il Codice del Turismo

Il naufragio della “Costa Allegra”, ultimo caso di incidente in mare di una grande nave da crociera – per fortuna con molti disagi per i passeggeri ed equipaggio ma nessuna lesione grave – diventerà probabilmente un caso da manuale (di diritto), di quelli che vengono tirati in ballo negli esami di giurisprudenza. Vediamo perché.

La fattispecie che descrive al meglio le vicende degli ospiti della nave è il cosiddetto «danno da vacanza rovinata». Una novità recente per il nostro ordinamento, che si aggiunge ai “classici” danni morali o extrapatrimoniali o esistenziali – introdotta dal nuovo Codice del Turismo (Dlgs 79/2011) emanato dal Governo lo scorso anno. In pratica, il nuovo Testo unico provvede a riunire e coordinare tutte le leggi precedenti in materia turistica.

All’articolo 47, il Codice disciplina espressamente il risarcimento del «danno da vacanza rovinata», evento ricorrente soprattutto nella giurisprudenza dei Giudici di pace, ma priva a lungo di un preciso riferimento normativo. A monte, una sentenza della Corte di giustizia Ue del marzo 2002 secondo cui il consumatore ha diritto al risarcimento del danno morale derivante dall’inadempimento o dalla cattiva esecuzione delle prestazioni fornite in occasione di un viaggio «tutto compreso». Alla sentenza europea sono quindi seguiti anni di sentenze nazionali con cui più volte i nostri giudici sono tornati sull’argomento, fino all’inquadramento nel Codice, con l’obiettivo di delimitare chiaramente le fattispecie nelle quali è ammessa la risarcibilità del danno da vacanza rovinata. Come spiega la relazione illustrativa, si trattava di eliminare «l’incertezza del diritto che allo stato regna sovrana nella giurisprudenza dei Giudici di pace, con grave nocumento per gli operatori turistici (piccole agenzie di viaggio e tour operator, nonché piccoli albergatori)».

Codice del Turismo: cosa dice l’articolo 47
L’articolo 47 prevede che il turista, nel caso in cui l’inadempimento o inesatta esecuzione delle prestazioni oggetto del pacchetto turistico non sia di scarsa importanza (nei termini regolati dall’articolo 1455 del Codice civile) possa «chiedere, oltre e indipendentemente dalla risoluzione del contratto,un risarcimento del danno subito correlato al tempo di vacanza inutilmente trascorso e all’irripetibilità dell’occasione perduta».

Tutela solo per i “pacchetti turistici”
Per potersi avvalere della tutela risarcitoria garantita dall’articolo 47 è necessario che la vacanza rovinata per «inadempimento o inesatta esecuzione delle prestazioni» previste sia quella connessa all’acquisto di un “pacchetto turistico”, le cui caratteristiche sono fissate dall’articolo 34 dello stesso Codice. In particolare, il “pacchetto” deve avere a oggetto «i viaggi, le vacanze, i circuiti tutto compreso, le crociere turistiche» risultanti dalla combinazione di almeno due dei seguenti elementi venduti ad un prezzo forfettario: trasporto; alloggio; servizi turistici non accessori a trasporto e alloggio. Questi ultimi debbono costituire, «per la soddisfazione delle esigenze ricreative del turista, parte significativa del pacchetto turistico».
Quanto incide l’«irripetibilità» dello svago
Sgombrato il campo da altri tipi di vacanze (per esempio occasionali, il cosiddetto turismo fai da te), e inadempimenti di scarsa importanza da parte dell’organizzatore del viaggio, il Codice riconosce dunque al turista il danno morale per l’eventuale lesione del suo interesse al pieno godimento del proprio tempo libero e, in particolare, della propria occasione di svago e di divertimento programmata, spesso per un’occasione irripetibile. L’irripetibilità, in particolare, andrà vagliata dal giudice anche considerando il costo della vacanza ed il periodo di ferie utilizzato. In altre parole, non potrà essere usato lo stesso metro per un lavoratore dipendente con poche vacanze a disposizione rispetto o per un giovane o un pensionato che hanno a disposizione vacanza lunghe o lunghissime. Trattandosi, oltre al rimborso delle spese, di danni extrapatrimoniali, la liquidazione è comunque prevista dalla legge secondo il disposto dell’articolo 2059 del Cc e, in mancanza di precisi elementi, andrà effettuata in via equitativa, quella adottata quando il danno non può essere provato nel suo preciso ammontare.. E, nel caso dell'”Allegra”, molto potrà pesare le condizioni di viaggio effettivamente molto difficili che hanno caratterizzato l’avvicinamento al primo porto in grado di dare soccorsi adeguati alla nave.

Tempi per il reclamo agli organizzatori
A regolare le modalità per il reclamo presso la società che ha organizzato il “pacchetto turistico” ci pensa l’articolo 49 del Codice del turismo: «ogni mancanza nell’esecuzione del contratto deve essere contestata dal turista senza ritardo affinché l’organizzatore (…) vi pongano tempestivamente rimedio». Ma per il reclamo formale c’è una scadenza specifica: il Codice impone un termine allo scadere dei dieci giorni lavorativi dalla data del rientro presso la località di partenza del turista danneggiato. Il reclamo può essere effettuato mediante mezzi che garantiscano la prova dell’avvenuto ricevimento, e dunque con fax o e-mail (purché con ricevuta).

Azione giudiziaria: giudice di pace o tribunale
Dopo il reclamo scritto – passo sempre necessario – il turista viene di solito in contatto con la società assicuratrice (obbligatoria per legge) di chi organizza i “pacchetti”, per definire in via amichevole la questione del risarcimento. Altra opzione, l’avvio di una causa giudiziaria appunto per «danno da vacanza rovinata», che potrà essere promossa sia di fronte al Giudice di pace se si ritiene il danno subito inferiore ai 5mila euro) o in tribunale, magari passando dalla mediazione tra le parti.

Tempi di prescrizione
Quanto alla prescrizione per l’avvio dell’azione giudiziaria, in via generale dovrebbe essere applicato il termine triennale previsto per il risarcimento dei danni morali; più prudentemente, poiché l’interpretazione sulla natura dei danni lamentati può risultare controversa, è auspicabile osservare il termine di un anno.
La compensazione di Costa Crociere
In attesa di capire quanti dei 627 ospiti presenti a bordo di Costa Allegra ricorrerranno all’articolo 47, la società di navigazione informa che 481 di loro hanno comunque deciso di proseguire la loro vacanza alla Seychelles, a spese di Costa Crociere, nelle strutture alberghiere nelle isole di Praslin. Quale compensazione per la vacanza interrotta la Costa ha proposto a tutti il rimborso totale del biglietto della crociera e delle spese di viaggio associate; il rimborso totale delle spese sostenute a bordo durante la crociera; un indennizzo pari al biglietto della crociera e alle spese di viaggio associate. A spese della Costa anche il loro rientro nei Paesi di origine, già garantito agli altri 146 ospiti già ripartiti dopo il naufragio, cui è stato assegnato un voucher dello stesso valore della crociera interrotta, da utilizzare su qualsiasi nave Costa in partenza nei prossimi 24 mesi.

di Vittorio Nuti da ilsole24ore.com

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