Il carnevale di Vercelli 2011

Già da una settimana le chiavi della maggior parte dei comuni piemontesi sono nelle mani delle Maschere cittadine: le celebrazioni del Carnevale sono ufficialmente iniziate. A Vercelli, patria di storici festeggiamenti, il prossimo sabato presso la sala Le Acacie  saranno presentate le maschere dei paesi vicini in una veglia danzante.

Ad accoglierli ci saranno i vercellesi Bicciolano e Bela Majin: l’uno ricorda un eroe popolare, Carlin Belletti che, ai tempi in cui la rivoluzione francese batteva alle porte del Piemonte, si distinse per gesti coraggiosi e nobiltà d’animo contro le angherie dei potenti; l’altra impersona la sua sposa, bella, intelligente e colta. Con il Bicciolano d’Oro ogni anno viene premiato un vercellese che si è particolarmente prodigato nel favorire le attività del comitato Carnevale.

Al Bicciolano e la sua sposa si presenteranno l’Asianot e l’Asianota, le maschere del rione vercellese Billiemme che, secondo la tradizione, per la sua distanza dal centro dovette eleggere dei rappresentanti per comunicare meglio con l’amministrazione: da qui il Sindaco e la Sindachessa, attuali sovrani del Carnevale. E poi, Bacan e Bacanota di Caresanablot, l’Avucat e l’Avucates di Desana, Sucot e Sucota di Pezzana, il Conte Casimiro del Gelso e la Contessa Adalgisa del Nocciolo di Quinto Vercellese.

In città continua il fortunato gemellaggio fra l’associazione Arca, nella chiesa sconsacrata di San Marco, e le collezioni Peggy Guggenheim, con una mostra dedicata all’arte italiana in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità. L’apertura è prevista per il 26 febbraio, nel frattempo è iniziato un ciclo di conferenze a tema, presso il Salone Dugentesco: il 10 febbraio Eugenio Borgna, primario di psichiatria all’ospedale di Novara, parlerà del rapporto tra pittura e psiche. Informazioni: www.comune.vercelli.it

Il resto del centro è un gioiello medievale, in cui spiccano la basilica di Sant’Andrea, di impianto benedettino cistercense, che conserva l’antichissimo codice Vercelli Book, lasciato da un pellegrino nel X secolo: prezioso strumento per conoscere l’antica lingua sassone e chiaro indizio dell’importanza della città a quell’epoca. Per rifocillarsi, in questa terra di risaie, è d’obbligo un assaggio di panissa, sorta di risotto con fagioli, cotiche o salame della duja: un vero e proprio condensato di prodotti tipici locali.

Giulia Stok da lastampa.it

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