Il carnevale di Nizza 2011

di | Febbraio 19, 2011

Nizza, il carnevale a casa Garibaldi

Centocinquanta anni fa Nizza era da poco diventata ufficialmente francese. E oggi al Carnevale, la sua festa più famosa, celebra i nostri 150 anni, e invita l’Italia come ospite d’onore, con le rappresentanze di grandi carnevali, da Viareggio alla Sicilia, e gruppi d’arte di strada. Riconoscimento quasi doveroso: in fondo il Carnevale di Nizza deve molto all’Italia e ai Savoia. Se le origini più lontane risalgono infatti al Medioevo, il primo vero corteo di Carnevale si svolge a Nizza nel 1830, in onore di Carlo Felice e di Maria Cristina, i sovrani di Sardegna in visita alla città. Era molto amato Carlo Felice a Nizza. Aveva fatto restaurare il teatro e il palazzo reale, ampliato il porto, completata la Grande Corniche per Genova, insomma aveva contribuito alla rinascita della città dopo la rivoluzione. Tanto che i Nizzardi avevano indetto una sottoscrizione pubblica per erigere una statua in suo onore sul porto (è ancora lì) e per il suo arrivo avevano inaugurato una porta sul cours Saleya con un’iscrizione latina che ha poco dello stile formale di rigore in questi casi: «In omaggio al nostro buon re di passaggio a Nizza, apriamo le nostre porte e il nostro cuore». Ed è per Carlo Felice che il Carnevale diventa un evento, con il primo «corso di gala», gli aristocratici in maschera a bordo di carrozze e calessi, una trentina di gruppi a sfilare e una battaglia di fiori e coriandoli di zucchero (all’epoca i coriandoli erano bonbon, più tardi palline di gesso e solo nel 1892 diventano di carta). Praticamente gli stessi gli ingredienti del carnevale di oggi, scandito da sfilate dei carri e battaglie dei fiori. Ormai da oltre vent’anni il Carnevale di Nizza è a tema, e quest’anno sarà Re del Mediterraneo e delle sue culture. Nel grande spazio della Maison du Carnaval di rue Richelmi, i carnavaliers danno gli ultimi ritocchi ai 20 carri che sfileranno dal 18 di febbraio (e fino all’8 marzo) e ammiccano a Cleopatra e alla Grecia, a Picasso e a Fellini, e ci sarà pure un prevedibile Padrino in versione piovra. Ma anche, per rimanere nello spirito del 150˚ dell’Unità, un carro dedicato a Garibaldi, con Napoleone III e Vittorio Emanuele, e Cavour in giacchetta viola e occhialini.

Garibaldi a Nizza c’è nato, in una casa sul vecchio porto, e allora perché non defilarsi un po’ dai luoghi del Carnevale – Place Masséna e la Promenade des Anglais – e seguire un itinerario garibaldino? La casa di famiglia non esiste più, tirata giù per ingrandire la zona portuale, ma una targa all’angolo fra rue Antoine Gauthier e quai Papacino ricorda la sua nascita, il 4 luglio 1807. Poco più in là, in place Sincaire, la chiesa barocca di Saint Martin e Saint Augustin è la parrocchia dove Garibaldi è stato battezzato, e la copia dell’atto è esposta al pubblico. Siamo nel cuore del Vieux Nice, il quartiere storico dalle architetture e dai colori sabaudi. Dove Garibaldi era di casa: la mattina alle 9, poncho sulle spalle, scendeva per la rue Centrale (all’epoca la Rouacha) per andare a comprare i sigari, che spezzava a metà, com’era abitudine dei marinai. Erano i sigari della Manifattura Tabacchi che allora sorgeva in rue Saint François de Paule, i suoi preferiti. Poi risaliva la Grand’rue (oggi rue Droite) passando davanti alla chiesa del Gesù, quasi un teatrino barocco, e si fermava in rue du Collet, nella bottega del suo vecchio amico Béri. Spesso scendeva al mare a cercare il pesce per la bouillabaisse, e forse comprava pure la socca, la farinata di ceci, un cult già nell’800 (oggi d’obbligo Chez Thérésa, al mercato di cours Saleya).

A Nizza Garibaldi era famoso: quando nel 1848 tornò dall’Uruguay fu accolto da una folla entusiasta, che offrì in suo onore un gran banchetto all’Hotel York, da tempo tornato ad essere un palazzo privato, il bel Palazzo Spitalieri, al n. 5 di rue de la Préfecture. Al Cimitière du Château c’è la tomba della madre Rosa e qui nel 1859 lui portò anche le ceneri di Anita, poi traslate a Roma nel 1931, come ricorda il monumento all’ingresso. Ultima tappa, place Garibaldi, la piazza tutta a portici, che sembra un angolo di Piemonte d’antan, dove arrivavano le corriere da Torino (e oggi il supertram della linea 1) e dove il Café de Turin prepara gran plateau di ostriche. Dall’alto del decoratissimo piedestallo della sua statua monumentale, 260 tonnellate, un Garibaldi in camicia d’ordinanza guarda idealmente verso la capitale sabauda, da cui si sentiva tradito. Lui, che non si considerava né italiano né francese ma nizzardo, era fieramente contrario alla cessione della sua città alla Francia, e dopo un discorso di fuoco al parlamento subalpino pare fosse pronto a intervenire per fermare il plebiscito dell’annessione, il 15 e 16 aprile 1860… E invece a Nizza non tornò mai più: pochi giorni dopo sarebbe partito da Quarto per la sua più grande avventura, ma questa è un’altra storia.

da lastampa.it

Rispondi