Il borgo medievale di Ravi ?

“Ravi: ecomostro vergogna”, l’attacco di Scola a cittadini, comune e soprintendenza
Nel mirino di Italia Nostra, il paesaggio dove spicca pure una casa rosso fragola.

Come trasformare un antico borgo in un ecomostro.
Michele Scola, presidente di Italia Nostra Grosseto, si è fatto portavoce della segnalazione di un socio romano dell’associazione che, nel corso di una vacanza, ha visitato il Geoparco delle Colline Metallifere.

“Al termine di un breve giro fra le strade del borgo medioevale di Ravi, frazione del comune di Gavorrano, il nostro socio è ripartito mettendosi le mani nei capelli per la disperazione – scrive Scola – Incuriosito e allarmato da questa segnalazione, ho voluto andare di persona a fare una verifica. Purtroppo devo dire che il visitatore aveva pienamente ragione: Ravi offre al visitatore uno spettacolo davvero indecente”.

Il borgo sorse e si sviluppò, nel corso dell’alto Medioevo, attorno a un castello appartenuto ai monaci dell’Abbazia di Sestinga. Le mura dell’antico fortilizio, dal tipico andamento circolare, racchiudono al proprio interno, in un labirinto di caratteristici vicoli, il nucleo più antico dell’abitato. Gli spazi delle mura millenarie, e degli edifici costruiti al loro interno, col trascorrere dei secoli sono stati variamente suddivisi e adibiti ad abitazioni. Un processo che non ha comunque alterato l’aspetto originario del borgo.

“Il disastro è avvenuto nel corso degli ultimi anni, quando questo ammirevole esempio di architettura spontanea è stato assalito e, diciamo così, “restaurato”, da un folto gruppo di nuovi abitatori – continua Scola – in buona parte vacanzieri che hanno acquistato, e trasformato in seconde case, gli antichi alloggi abbandonati dai vecchi proprietari locali. Normalmente, com’è noto, gli interventi di ristrutturazione edilizia su edifici storici di primaria importanza devono seguire precise regole dettate e controllate dai Comuni: si vedano, a questo proposito, le ristrutturazioni correttamente compiute nei centri storici di Sticciano e di Castiglione della Pescaia. A Ravi, invece, si è verificato un vero e proprio fai-da-te selvaggio.

I nuovi comproprietari dell’antico castello si sono infatti sbizzarriti in un’incredibile gara a chi faceva le scelte più strampalate nella scelta degli intonaci, degli infissi, dei materiali di finitura, dei colori, degli elementi in ferro battuto: il risultato finale è stato un vergognoso caos di stili e di materiali, tutti quanti rigorosamente diversi fra loro. E poi tubi di scarico in ogni dove, cessi pensili, grovigli di cavi, tapparelle di plastica, porte e finestre in alluminio. Sensazionale il restauro di un’antica casa, il cui proprietario, colto da un raptus esibizionistico, l’ha interamente dipinta di un intenso, abbagliante rosso-fragola. Un intervento, fra l’altro, in grado di deturpare, da chilometri di distanza, la veduta paesaggistica del borgo”.

“Il disastro è avvenuto nel corso degli ultimi anni, quando questo ammirevole esempio di architettura spontanea è stato assalito e, diciamo così, “restaurato”, da un folto gruppo di nuovi abitatori – continua Scola – in buona parte vacanzieri che hanno acquistato, e trasformato in seconde case, gli antichi alloggi abbandonati dai vecchi proprietari locali. Normalmente, com’è noto, gli interventi di ristrutturazione edilizia su edifici storici di primaria importanza devono seguire precise regole dettate e controllate dai Comuni: si vedano, a questo proposito, le ristrutturazioni correttamente compiute nei centri storici di Sticciano e di Castiglione della Pescaia. A Ravi, invece, si è verificato un vero e proprio fai-da-te selvaggio. I nuovi comproprietari dell’antico castello si sono infatti sbizzarriti in un’incredibile gara a chi faceva le scelte più strampalate nella scelta degli intonaci, degli infissi, dei materiali di finitura, dei colori, degli elementi in ferro battuto: il risultato finale è stato un vergognoso caos di stili e di materiali, tutti quanti rigorosamente diversi fra loro. E poi tubi di scarico in ogni dove, cessi pensili, grovigli di cavi, tapparelle di plastica, porte e finestre in alluminio. Sensazionale il restauro di un’antica casa, il cui proprietario, colto da un raptus esibizionistico, l’ha interamente dipinta di un intenso, abbagliante rosso-fragola. Un intervento, fra l’altro, in grado di deturpare, da chilometri di distanza, la veduta paesaggistica del borgo”.

E’ inevitabile parlare di responsabilità – secondo Scola – non solo degli ideatori di questo campionario di brutture, “ma soprattutto da parte di un’amministrazione comunale menefreghista, e di una Soprintendenza assenteista e lontana nella sua sede di Siena. Confidiamo – conclude il presidente di Italia Nostra – nella solerzia e nella sensibilità culturale del nuovo responsabile dell’Ufficio Urbanistica del comune di Gavorrano”.

da MAREMMANEWS.IT

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