Il Borgo di Gradara con la Rocca di Paolo e Francesca

Gradara, la rocca di Paolo e Francesca

Nei pressi di Pesaro si trova il borgo medievale di Gradara, oggi conosciuto per il potere evocativo che lo permea. Merito anche di Dante Alighieri.

Sita nei pressi di Pesaro, Gradara è famosa per essere stata teatro della vicenda di Paolo e Francesca narrata nella Divina Commedia. Borgo affascinante merita di essere visitato non solo per la sua storia ma anche e soprattutto per il castello, le mura e la pinacoteca. “Amor ch’a nullo amato amar perdona, Mi prese del costui piacer sì forte, Che, come vedi, ancor non m’abbandona”. Versi storici ed evocativi, versi che descrivono la storia d’amore più famosa e tragica della nostra storia e che, forse, sarebbe finita nel dimenticatoio se Dante Alighieri non l’avesse narrata nella sua Divina Commedia. Stiamo parlando ovviamente della triste ed appassionante vicenda di Paolo e Francesca. Lui fratello del signore di Rimini, Gianciotto Malatesta che, zoppo e deforme, era il di lei, la figlia di Guido Da Polenta feudatario di Ravenna, coniuge, uniti da un matrimonio di comodo. Innamorati perdutamente l’un dell’altra, Paolo e Francesca furono scoperti insieme dal signore di Rimini che, roso dalla gelosia e dal disonore, li uccise entrambi.

Teatro di questa tragedia fu il borgo di Gradara, antico centro medievale vicino Pesaro oggi conosciuto per il potere evocativo che lo permea. Piccolo villaggio fortificato, questo crebbe nel tempo fino a diventare come lo conosciamo ora, ma nel lontano 1182 era costituito da una semplice torre edificata dall’allora famiglia feudataria dei Griffo, intorno alla quale nel corso dei secoli si è espansa l’intera rocca. Al suo splendore contribuirono in maniera sostanziale Pandolfo Malatesti, che nel 1311 iniziò ad edificare il borgo, e Sigismondo Pandolfo Malatesti che la trasformò nella residenza di piacere della sua adorata Isotta. Il signore che più l’amò fu, però, Giovanni Sforza, che ivi morì nel 1510.

I manufatti da visitare assolutamente restano senza ombra di dubbio il mastio, il centro nevralgico della rocca costruito intorno all’antica torre edificata dai Griffo; la doppia cinta di mura, una che circonda l’intero borgo ed un’altra posta a difesa del castello stesso ed ornata da merli guelfi e ghibellini; il castellare, prima residenza signorile le cui splendide stanze sono site nell’ala della costruzione che insieme al mastio è giudicata la più antica. Menzione d’onore per la pinacoteca ed i dipinti in mostra all’interno della rocca. Tra le opere più famose ed importanti sono esposti gli affreschi del bolognese Amico Aspertini, una meravigliosa pala in terracotta invetriata raffigurante la Madonna con Bambino e Santi di Andrea della Robbia ed un’altra pala di Giovanni Santi, padre del grande Raffaello, in cui per la prima volta appare Gradara con tutta la sua selva di mura merlate. Degne di nota sono anche le opere di Gian Giacomo Pandolfi, Bartolomeo Vivarini e Benedetto Coda, tutte esposte nella pinacoteca comunale.

Informazioni
Comune di Gradara
www.comune.gradara.pu.it

Fabio Coglitore da lastampa.it

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