Ibiza patrimonio Unesco

Ibiza, regina dell’estate
Il centro storico protetto dall’Unesco e i rifugi silenziosi nel verde


GIULIA STOK

ibizaUno pensa a Ibiza e si immagina discoteche, cocktail e feste che durano fino all’alba per ricominciare a mezzogiorno. E ha ragione. Non del tutto però. Perché la regina delle Baleari è fatta anche di un centro storico protetto dall’Unesco, di rifugi silenziosi immersi nel verde, di paesi raccolti attorno alle chiese-fortezza.

Non dimentichiamo che Ibiza è stata da sempre terra di frontiera, contesa tra diverse potenze, esposta agli attacchi dei pirati. Ecco allora spiegata anche la fortezza che da il nome al centro storico, Dalt Vila (in catalano, “città alta”). Il tracciato delle imponenti mura, lunghe quasi due chilometri, spesse fino a 5 metri e alte 25, risale alla dominazione araba, ma è stato un ingegnere italiano, Gian Battista Calvi, a dare a Ibiza la sua sagoma inconfondibile durante il Rinascimento.

Varcata una delle porte, ci si immerge nei vicoli della città musulmana, poi tra case signorili settecentesche, fino al punto più alto della città dove si trovano la cattedrale, di abside gotico ma interno barocco, e uno spettacolare mirador. A sud c’è Formentera, e più lontano l’Algeria. La cattedrale sorge su un’antica moschea, ed è curiosamente dedicata a Santa Maria delle Nevi, la cui festa cade il 5 agosto, appena prima della riconquista cristiana di Ibiza. Il resto del centro storico è un susseguirsi di fiori lussureggianti, vestiti bianchi ricamati e tavoli con freschissimi succhi di frutta, che si moltiplicano in Plaça de Vila, punto privilegiato di incontro e di ristoro. Sul baluardo di Sant Juan c’è un piccolo ma interessante museo di arte contemporanea, mentre poco più in basso si incontra il monumento alla storico Isidor Macabith.

A cercar bene, Ibiza è un’isola che riserva mille possibilità. A fine giornata ci si può immergere nella musica chill out dell’ormai storico Caféibiza1 del Mar, a Sant’Antoni, per guardare il tramonto con un mojito in mano, insieme a migliaia di altre persone, e il giorno dopo ritirarsi nella pace del bar Anita a San Carles, dove l’abitudine alla vita appartata degli abitanti è evidente nelle pareti ricoperte di cassette delle lettere da venire a svuotare di persona. Un pomeriggio ci si può rifugiare a meditare a Cala Hort o Torre des Savinar, guardando Es Vedrà, un isolotto roccioso alto 400 metri, che si dice emani un’energia misteriosa. E’ stato usato per eremitaggi e corsi di yoga, indicato come punto d’appoggio degli ufo e come scenario di miracoli, e pare che mandi in tilt i radar degli aerei che lo sorvolano. Di certo, questo rifugio di capre selvatiche e uccelli rapaci trasmette davvero sensazioni particolari. E poi la sera, stanchi di solitudine, ci si può avventurare tra la folla e i colori del mercatino hippy di Las Dalias.

Per scoprire la vita contadina dell’isola senza troppo allontanarsi dal centro storico, si deve raggiungere Santa Eularìa. Qui si trova un museo etnografico, allestito in una casa tipica ibiçenca, cubica, bianca e modulare, di quelle che hanno affascinato Le Corbusier. Oltre la museo, la chiesa-fortezza del Puig de Missa, preceduta da un bel porticato con archi a tutto sesto, col soffitto sostenuto da travi ginepro ricoperte da strati di posidonia secca (l’alga mediterranea per cui il mare di Ibiza è riserva naturale), per scacciare gli insetti. Il porticato era fondamentale per la vita nell’isola: serviva come punto di ritrovo per feste e balli in tempi di pace, e come rifugio per la popolazione del paese in caso di attacco.

Oppure, per tornare alla mondanità, si può fare un bagno a Cala Jondal e provare a riconoscere le ville dei personaggi famosi sulla costa, da Elle Mc Pherson alla figlia di Iglesias. E poi subito tornare in campagna, alla scoperta dei mandorli di Sant’Agnès e di altri stranieri meno famosi: un misterioso russo che ha iniziato a impilare pietre in un campo creando strane sculture, ed ora è imitato da molti, un neo hippy inglese che ha fondato la cooperativa La Casita Verde, e ora commercia marmellata di carrube. A Ibiza ci sono molte strade da percorrere, e non tutte portano a un afterhours.

da LA STAMPA