Iata Aeroporti i Check point i controlli del futuro

Aereoporti: i check-point di domani
La Iata presenta i futuri screener aeroportuali. Si transiterà sotto un tunnel in 5 secondi senza spogliarsi. 3 livelli di rischio: i passeggeri saranno riconosciuti grazie ai dati biometrici del passaporto

Controlli in aeroporto in 5 secondi. E soprattutto, niente più spogliarelli, slacciamenti di cinture e scarpe e affannose ricerche di chiavi, portafogli e cellulari. Lo ha promesso la Iata, l’associazione mondiale dei vettori aerei, che nel suo 67mo meeting, che si è appena svolto a Singapore, ha presentato il “check-point del futuro”: un tunnel lungo 6-7 metri nel quale il passeggero transiterà “in velocità”, senza perdite di tempo. All’interno della struttura, infatti, si trovano tutte le tecnologie per controllare il viaggiatore, il suo documento e il bagaglio.

Il tunnel racchiuderà tre check point, di tre livelli, nei quali verranno incanalati rispettivamente passeggeri “conosciuti”, i passeggeri “standard” e quelli per i quali è necessario un livello di “sicurezza rafforzata”. A indirizzare gli utenti verso l’una o l’altra porta sarà una verifica, attraverso un controllo a priori dell’iride oculare e dei dati biometrici contenuti nei passaporti di ultima generazione. Le tre corsie avranno tecnologie differenziate per controllare i passeggeri: dal controllo standard sui metalli e sui liquidi, al controllo sulle scarpe fino al detector delle tracce di esplosivo e al body scanner integrale. All’inizio il controllo elettronico dei dati biometrici del documento e quello dell’iride oculare stabiliranno la corsia da prendere; il passeggero si incamminerà nel tunnel dove verrà via via sottoposto ai diversi check. Se sorgeranno problemi, il viaggiatore verrà fatto nuovamente passare, questa volta nel tunnel a sicurezza rafforzata.

La tecnologia è in via di sviluppo, e l’idea è quella di combinare questi processi di sicurezza in entrata con quelli delle procedure di dogana e di immigrazione in uscita. Contemporaneamente, 19 governi, compresi gli Stati Uniti, stanno lavorando per definire gli standard per un checkpoint del futuro.

“Spendiamo 7,4 miliardi di dollari l’anno per mantenere sicura l’aviazione ma i nostri passeggeri vedono solo problemi – ha detto Giovanni Bisignani, direttore generale della Iata – I passeggeri devono essere in grado di arrivare al gate d’imbarco con dignità. Dobbiamo fare investimenti coordinati per volare in modo civile”.

“Il checkpoint di oggi è stato progettato quattro decenni fa – dice ancora Bisignani – per bloccare i dirottatori che trasportavano armi in metallo. Da allora abbiamo innestato procedure più complesse per affrontare le minacce emergenti. Siamo più sicuri, ma è tempo di ripensare tutto – ha detto Bisignani – Abbiamo bisogno di passare da un sistema che cerca oggetti offensivi a uno che può trovare persone pericolose. Alcune tecnologie devono ancora essere sviluppate, ma anche proponendo ciò che abbiamo oggi potremmo assistere a grandi cambiamenti nel giro di due o tre anni”.

Così com’è, il nuovo sistema di controlli aeroportuali potrebbe essere sperimentato già fra 18-24 mesi, ed essere operativo nei grandi hub del traffico mondiale entro 5 anni.

da repubblica.it


 

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