I Parchi Usa dichiarano guerra ai droni

di | Giugno 21, 2014

go pro e droneParchi Usa. Guerra ai droni
Grand Canyon e Zion li hanno già banditi. Ora il direttore del National Park Service ha intimato il veto assoluto. “Disturbano la fauna e mettono a repentaglio la sicurezza degli escursionisti”

Guerra ai droni nei parchi nazionali Usa, dove apparentemente gli “unmanned areal vehicle” cominciano ad infestare i cieli, e non solo per impieghi militari, fino a disturbare, in particolare, gli escursionisti delle sterminate aree protette, nonché la fauna. A cominciare, ovvio, dagli uccelli, ma non solo, se è vero che l’antidoto più efficace – quello suggerito dallo stesso National Park Service – contro gli incontri (troppo) ravvicinati con gli orsi di Yellowstone o di Denali è proprio quello di produrre rumori ragionevolmente molesti,come parlare ad alta voce o allacciare dei campanacci al girovita.

In sostanza, come ha raccontato lo stesso numero 1 del NPS, Jonathan Jarvis, l’ente che dirige si è attivato per bandire l’uso di questi velivoli senza pilota (il cui nome, in anglosassone, è mutuato dal maschio degli insetti, che ha come unico scopo la fertilizzazione della femmina, ed esegue il suo compito quasi “roboticamente”) dalla totalità dei 401 parchi statunitensi, che tra terra e acqua coprono un’estensione di 84 milioni di acri, quasi 340mila chilometri quadri, pari a Italia e Svizzera sommate. In un’intervista all’Associated Press, Jarvis ha detto di non voler più che questi oggetti volanti stanino gli uccelli dal nido loro malgrado, o volteggino sopra agli escursionisti, magari togliendo loro concentrazione durante un’ascesa impegnativa, o semplicemente rovinino la vista dei volti dei presidienti scolpiti sul Mount Rushmore. Fastidiosi, e potenzialmente in grado di compromettere la sicurezza dei quasi 300 milioni di visitatori che ogni anno si affacciano su uno dei quasi sempre memorabili siti protetti statunitensi.

Due parchi nazionali del Sud-Ovest, il Grand Canyon (Arizona-Utah) e lo Zion dello stesso Utah, hanno già attivato in proprio il bando, altri hanno cercato di interpretare le regole esistenti in senso restrittivo rispetto all’uso di questi strumenti. Il direttore di NPS ha stilato un documento con il quale indicherà ai singoli soprintendenti dei parchi di scrivere regole che proibiscano il lancio, l’atterraggio e lo stesso sorvolo di questi oggetti. Ogni singola struttura dovrà poi agire in proprio sul rispettivo “compendium”, il set di regole interne, per rendere esecutivo il bando. Il tutto, per funzionare, richiederà 18 mesi.

I problemi, con il crescente utilizzo dei droni in sede civile (si va dai sistemi di sorveglianza, a quelli commerciali come la semplice ripresa aerea per fini commerciali), si sono moltiplicati. Nel parco californiano di Yosemite, che a sua volta si sta attivando per proibire i sorvoli, semplici appassionati di aeromodellismo hanno cominciato a impiegarli per filmare le celeberrime cascate dell’area o gli alpinisti impegnati a scalare l’Half Dome e il Capitan, le pareti di granito che calamitano centinaia di migliaia di visitatori l’anno.. “Immaginate di essere uno di quegli alpinisti impegnati in una ascesa di 4 giorni sulla parete verticale del Capitan, e che uno di quei ‘cosi’ vi svolazzi attorno alla testa mentre siete impegnati in un passaggio impegnativo con la sua GoPro camera in azione…”, ha sintetizzato Jarvis. Nel parco del Mount Rushmore (South Dakota), i ranger, alcuni mesi fa, hanno confiscato un drone che aveva sorvolato il celebre anfiteatro dove si svolgono molte attività ricreative, a cominciare dalla “cerimonia di accensione” dei volti del presidente, dove sedevano 1.500 persone. Il parco di Zion, invece, si è attivato dopo che alcuni escursionisti avevano assistito a una scena, nella quale un drone aveva disturbato un gregge di pecore selvatiche bighorn fino a separare alcuni esemplari giovani dal resto del gruppo.

La controparte naturalmente non ci sta. Alcuni operatori di droni sostengono che un bando potrebbe favorire alcuni utenti del parco rispetto ad altri (magari il fotografo-operatore che agisce sul terreno rispetto a chi si affida al 100 per cento a una macchina…) e che la stragrande maggioranza dei voli senza pilota si è sinora svolta senza incidenti e nel pieno rispetto delle altre attività del parco. Ma Jarvis è irremovibile, spiega che l’uso di questi velivoli è in forte crescita, mentre il loro prezzo crolla in misura inversamente proporzionale. Ormai – è il parere del direttore di NPS – con il termine drone si comprende una giungla di mezzi di trasporto con un range di dimensioni comprese tra quelle di un colibrì e quelle di un aereo di linea: per tutto questo, è meglio mettere un freno subito. “E’ un altro tipo di velivolo, molto diverso dai vecchi modellini usati dagli amatori: dobbiamo creare delle regole prima che sia il caos”, conclude Jarvis, assicurando che il memorandum contiene deroghe per l’aeromodellismo tradizionale, che continuerà ad essere autorizzato nelle zone dove già era consentito. Permessi potranno essere ancora rilasciati a cineasti e documentaristi e, naturalmente, i droni continueranno a essere impiegati in attività come la ricerca scientifica, il soccorso alpino e  il servizio antincendio.

da kataweb.it

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