I nudi di Tamara de Lempicka mostra al Vittoriano

Tamara de Lempicka: la regina del colore e della sensualità
Tamara de Lempicka, “La sciarpa blu” 1930, Olio su tavola, 56,5 x 48 cmChi è convinto che il nero sia solo un colore si ricrederà perdendosi tra le opere della geniale e irresistibile Tamara de Lempicka, in mostra dallo scorso giovedì fino al 10 luglio 2011 a Roma, presso il Complesso del Vittoriano.La mostra “Tamara de Lempicka. La regina del moderno” è curata da Gioia Mori, che da vent’anni si dedica allo studio della poliedrica artista e che è riuscita a raccogliere ottanta dipinti e circa quaranta disegni, oltre a cinquanta fotografie d’epoca e due film che ritraggono la de Lempicka. La mostra presenta anche tredici opere di artisti polacchi che evidenziano il legame tra la cosmopolita artista e l’arte della suo Paese d’origine.L’esposizione vanta la collaborazione e il supporto di grandi istituzioni museali europee e americane e di oltre cinquanta i prestatori privati tra i quali la Fondazione Victor Manuel Contreras di Cuernavaca e il Lempicka Estate di New York. A questo si aggiunge il lavoro svolto dal comitato scientifico, soprattutto dalla curatrice Gioia Mori, a cui si deve una nuova interpretazione dell’arte di Tamara de Lempicka e il ritrovamento di un dipinto del 1923, Portrait de Madame P., considerato disperso e che per lungo tempo è stato possibile ammirare solo in una foto in bianco e nero, ma che ora è possibile godersi in tutta la sua bellezza, per la prima volta, proprio all’interno dell’esposizione romana.Le opere di Tamara de Lempicka rispecchiano una vita vissuta pienamente, in un periodo di grande fortuna per tutte le arti. La sua indole, il suo amore per l’Italia che caratterizza tutta la sua famiglia, la sua formazione classica che nasconde molto bene col tratto moderno e i colori decisi, ma che non sfugge ad un conoscitore dell’arte classica, il suo ispirarsi all’arte rinascimentale italiana, fanno della de Lempicka un personaggio unico, un’artista inimitabile e amatissima, apprezzata anche da chi ignora la sua storia, ma che sfoggia su una parete, su una borsa, su un quaderno, su un piatto, una creazione della de Lempicka, da sempre tra gli artisti più riprodotti e antesignana della cultura pop che vide in Andy Warhol il suo massimo esponente.Tamara de Lempicka reinterpreta il colore, lo rende essenziale e protagonista assoluto delle sue opere. Il nero diventa luce, lo sfondo da cui emergono figure spigolose, ma sensuali, cariche di tensione, apparentemente statiche, ma come in procinto di muoversi. Gli sguardi sempre intensi e quasi maliziosi, anche in Kizette in rosa, opera in cui ritrae la figlia sulla soglia dell’adolescenza, vestita di un rosa quasi candido, seduta mentre legge un libro, le gambe piegate che lasciano scivolare la gonna plissettata e i piedi incrociati, una scarpa scivolata via, l’evocazione di una ninfetta. In Ritratto di Kizette è palese la formazione classica dell’autrice: la bambina è ritratta in piedi, con un abito che ricorda una tunica greca e il corpo che richiama il chiasmo policleteo.  Tamara de Lempicka, “Kizette in rosa” 1926, Olio su tela, 116,5 x 73 cmMa la vera esplosione di sensualità sono i cinque quadri dedicati alla sua amante Rafaëla, La sottoveste rosa, La bella Rafaëla, Rafaëla su fondo verde, La bella Rafaëla in verde e Nudo sdraiato con libro, labbra rosse e corpo giunonico, vera e autentica passione, tangibile perfino, di una bellezza imbarazzante: stare lì a guardare l’inconfutabile prova del coinvolgimento erotico e amoroso tra due persone è quantomeno conturbante.Non manca nulla: il cubismo, il futurismo, la grafica, il cinema, la fotografia, la pubblicità, la moda, l’architettura, l’editoria, la mostra ripercorre, propone e analizza tutti gli elementi che hanno caratterizzato la vita e l’arte di Tamara de Lempicka grazie a fotografie e documenti che testimoniano la vicinanza dell’artista a Enrico Prampolini – autore del Manifesto dell’Arte Meccanica Futurista – e a Gabriele D’Annunzio, con cui ebbe una mancata relazione, ormai famosa. L’elemento che più colpisce è comunque il sorprendente uso del colore, molto che più che moderno, visto che la sua modernità è durata fino ai nostri giorni.Interessanti anche i disegni e gli studi, da cui si evince l’abilità nel rievocare tratti e gesti e il legame con l’arte rinascimentale italiana. Una curiosità a questo proposito: tra le opere esposte c’è Da “Il Bacio” di Hayez, un disegno a matita su carta che ripropone il soggetto del quadro simbolo degli ideali risorgimentali italiani, quasi un’ulteriore testimonianza dell’amore per l’Italia, confermata anche dalla nipote della pittrice, Victoria de Lempicka – figlia di Kizette – che ha partecipato e offerto il suo contributo al vernissage.La mostra è assolutamente meritevole, emozionante e appagante, una sintesi ben riuscita della rappresentazione di arte e divismo che fu la vita di Tamara de Lempicka. Da vedere e rivedere, con calma e con molto tempo a disposizione: impossibile non tornare più volte a rimirare le intense opere della sala centrale.“Tamara de Lempicka. La regina del moderno”, Complesso del Vittoriano, RomaOrario d’apertura dal lunedì al giovedì 9.30-19.30, venerdì e sabato 9.30-23.30, domenica 9.30-20.30. Costo del biglietto: intero €12,00; ridotto €8,50.L’immagine in preview è La bella Rafaëla 1927, Olio su tela, 63 x 90

Francesca Penza da wakeupnews.eu


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