I carri del carnevale di Viareggio danneggiati dalla pioggia

di | Febbraio 22, 2011

I carristi furibondi:
“La Fondazione paghi i danni”
Le costruzioni sono rimaste ieri all’aperto per far asciugare più velocemente la cartapesta bagnata

La pioggia ha condizionato la sfilata e danneggiato alcuni carri. Meglio annullare il corso?

E adesso i carristi battono cassa. Vogliono soldi dalla Fondazione perché la pioggia di domenica ha lasciato inevitabilmente il segno. Strutture ammollate, cartapesta inzuppata, colori da ripassare. Una serie di piccoli interventi che costringerà gli autori a una settimana di intenso lavoro. “Abbiamo carri già vecchi dopo il primo corso, questa è la verità”, sostiene Carlo Lombardi, “Dovremo intervenire con una manutenzione straordinaria e non ordinaria”, dice Alessandro Avanzini. E Fabrizio Galli gli fa eco: “Faremo una richiesta di risarcimento danni. La Fondazione è voluta uscire a tutti i costi senza neppure ascoltare il nostro parere, sapendo benissimo che i carri, restando sotto l’acqua per così tanto tempo, si sarebbero inevitabilmente rovinati”.

La Fondazione, insomma, si assuma le sue responsabilità e paghi i danni. Da questo punto di vista, però, il presidente Alessandro Santini non ci sente. “Non se ne parla neanche. I carristi sanno — taglia corto il presidente — che esiste un rischio d’impresa. Sapevo che una parte di carristi era contraria al corso di domenica, ma, dopo essermi consultato con l’ingegner Polvani e i miei vicepresidenti, ho deciso di non annullare la sfilata. Siamo il secondo carnevale del mondo per importanza e il primo in Europa: non possiamo fermarci per una pioggerellina. Sono comunque vicino ai carristi che in questa settimana devono rimettere a posto i carri, soffriamo tutti con loro, ma resto dell’idea che la scelta giusta era quella di sfilare regolarmente”.

Una scelta, quella di Santini, non condivisa da Roberto Vannucci, presidente dell’associazione costruttori. “In tanti anni — ha detto — io non mi ricordo di un corso iniziato con l’acqua e finito con l’acqua. Capisco l’esigenza dell’incasso, ma i carri, per lo più, hanno sfilato e metà delle loro potenzialità. Abbaimo offerto uno spettacolo mediocre e proprio perché il nostro è un Carnevale così importante, era meglio non offrirlo neppure. Poi c’è l’assurdo delle mascherate. Non hanno sfilato e sono rimaste ugualemente sotto l’acqua. Pure quelle si sono rovinate”.
Ieri, approfittando della beffarda bella giornata di sole, i carri sono stati portati fuori dagli hangar e sono rimasti all’aperto nella piazza della Cittadella. Un’operazione necessaria per permettere che si asciughino il più rapidamente possibile. Ma che danni hanno subito le costruzioni?. Un po’ tutti i carristi, soprattutto chi è rimasto fedele alla cartapesta, lamenta i medesimi guai. Li spiega bene Carlo Lombardi. “E’ un po’ come il biscotto che quando lo inzuppi ti si sbriciola in mano. E’ quanto successo ai carri. Bastava strusciare contro un ramo, un cartello o un altro ostacolo per far sbriciolare delle parti di maschere”.

Senza dimenticare l’aspetto della sicurezza. “A mio avviso — ha detto Alfredo Ricci — la Fondazione deve tutelare anche la sicurezza di chi fa i movimenti e delle maschere a bordo. Di chi era la responsabilità se qualcuno scivolava o, peggio, se un mascherone gli cadeva addosso?”.
Alessandro Avanzini fa il conto dei danni subiti: “Tutta la parte centrale dello scheletro è fradicia, la copertura delle uova si è afflosciata, come pure la carta bruciata dei giornali. Ci sarà da lavorare molto”. Avanzini ha avuto all’inizio del corso un serio problema all’impianto elettrico, sempre a causa della pioggia. “Devo ringraziare il mio elettricista Patrizio Giovannoni — dice — perché in breve tempo è riuscito a capire dov’era il guasto, studiare una soluzione alternativa e permetterci di mettere in funzione l’impianto, altrimenti rischiavamo di girare con i movimenti fermi”.

Fabrizio Galli fa notare che ha tutta la cartapesta fradicia. “L’acqua — ha detto — si è infiltrata da tutte le parti. Ci sono pezzi che andranno rimodellati e altri che andranno riverniciati. Ci sarà da lavorare tutta la settimana”. Carlo Lombardi è amareggiato. “Mesi di lavoro per poi sfilare fermi. I movimenti non erano più gli stessi e li devo nuovamente ricalibrare”. Stessa tipologia di danni anche in Seconda categoria. Luciano Tomei ha il mascherone cavo sopra la testa e da quella fessura l’acqua è abbondantemente penetrata. “Ci sarà da rimboccarsi le maniche”, ammette candidamente.

Paolo Di Grazia da lanazione.it

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