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Poco lavoro per le guide turistiche e concorrenza sleale per colpa della crisi

Con crisi cala lavoro per guide turistiche, problema è concorrenza sleale
Sull’attività svolta da colleghi stranieri nel nostro paese si è recentemente pronunciata la Cassazione.

Calano i turisti nelle città d’arte, ma non solo, e le guide turistiche, in questa estate di crisi, si ritrovano senza lavoro. E puntano il dito contro chi fa concorrenza sleale. “Quest’anno per noi va malissimo. Molti colleghi sono a spasso”, denuncia a Labitalia Marcella Bagnasco, presidente dell’Angt, Associazione nazionale guide turistiche.

A quantificare la diminuzione di attività è Giusy Belfiore, presidente regionale dell’Angt della Sicilia, che per l’Isola parla di un 30% in meno di lavoro per le guide: “Stiamo soffrendo davvero, in particolare per il calo del turismo italiano – avverte – e non c’è attenzione da parte istituzionale verso le professioni turistiche, che rischiano di scomparire e che invece rappresenterebbero un indotto occupazionale importante soprattutto in una terra come la nostra con tassi di disoccupazione elevati”.

In questo contesto, può pesare la concorrenza di guide straniere: “Non di chi è abilitato – precisa Marcella Bagnasco – ed esercita l’attività in modo occasionale e temporaneo, come previsto dalla direttiva comunitaria del 2005, ma da chi non rispetta le leggi. E crea un danno non solo alla nostra categoria, ma anche alle casse dello Stato, perché quello che percepisce viene indirizzato altrove e non porta nulla in termini di gettito fiscale, contributi e via dicendo. In altri termini, il nostro patrimonio artistico viene sfruttato da altri senza portare nessun risultato, anzi danneggiandoci tutti”.

Ma Bagnasco tiene a precisare che la sua non è una categoria ‘xenofoba’: “Per nostra natura, siamo multietnici, tanto che rappresentiamo ben 60 nazionalità. Ma si tratta di colleghi, stranieri, abilitati e che esercitano stabilmente la professione nel nostro paese”.

La presidente dell’Angt ricorda, infatti, che la direttiva europa del 2005, che ha disciplinato la libera prestazione di servizi in un altro Stato, riguarda attività tempoeanea e occasionale e professionisti che la esercitano anche nel loro paese: “La direttiva è chiara e precisa in questo senso. Il problema è il comportamento umano, il fatto che comunque le norme vengono violate. Se l’attività delle guide straniere nel nostro paese è effettivamente limitata all’occasionalità e temporaneità, per noi non c’è concorrenza. In casa d’altri, vanno rispettate le regole degli altri e quelle comuni. Mentre per strada ne incontriamo parecchie di persone che fanno la guida ma non sono guide”.

E, riferendosi a una recente pronuncia della Corte di Cassazione proprio sull’attività delle guide straniere in Italia, Marcella Bagnasco chiarisce: “Premesso che aspettiamo di leggere il testo della sentenza, diciamo che si sta facendo molta confusione. Perché, a quello che ci risulta, la Cassazione non ha fatto alcuna ‘apertura’ sul punto, ma semplicemente riaffermato quanto previsto dalla normativa in materia di libera prestazione di servizi occasionale e temporanea”.

Nella fattispecie, sottolinea, “un ragazzo che faceva la guida a Firenze era stato multato perché non aveva eletto domicilio nella città, ma la Corte ha annullato la multa, probabilmente perché l’obbligo del domicilio non sussiste, in questo caso, proprio perché si tratta di attività esercitata in modo temporaneo e occasionale e non stabilmente, circostanza che invece richiederebbe il domicilio e tutta una serie di procedure di abilitazione”.

Quanto alle richieste della categoria, la presidente dell’Angt ricorda che “da anni chiediamo di avere almeno un Collegio come organo di rappresenza, come del resto hanno anche le guide alpine e come esiste già in altri paesi”.

Poi, è fondamentale garantire la competenza e la professionalità attraverso standard minimi di formazione: “A livello europeo, tramite il Centro di normazione, con la collaborazione anche delle associazioni delle guide dei vari paesi, è stato definito su base volontaria – spiega la presidente dell’Angt – uno schema di standard minimi di formazione che dovrebbero valere in ogni nazione: sono stabiliti gli argomenti su cui essere preparati, dal diritto dei beni culturali alla letteratura, la conoscenza del territorio e così via. Standard che dovrebbero valere anche per il riconoscimento reciproco dei titoli. E abbiamo chiesto che questi standard siano recepiti a livello normativo in una nuova direttiva”.

da ADNKRONOS

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