Suggestiva Cina settentrionale

Nella regione dello Shanxi, nel nord del paese, per vedere due meraviglie: le antiche grotte di Yungang, patrimonio dell’Umanità e il monastero a 50 metri da terra costruito nella montagna

Giovanni Scipioni

yungang_cavesCINQUE ORE di viaggio da Pechino su un pullman senza molle e con i sedili simili a quelli delle sale attese ferroviarie degli anni Sessanta in Italia. Dal finestrino le distese verdi delle risaie e la sensazione che Datong, città d’arrivo, continui in prospettiva ogni volta che pensi di averla raggiunta. Riesci a chiudere gli occhi per alcuni minuti poi la brusca frenata del coraggioso conducente, ti avverte che sei arrivato.

Speri in un premio, in una gratificazione della natura. Niente da fare. Datong, nella provincia dello Shanxi, nel Nord della Cina, fondata durante la dinastia Han intorno al 200 a. C., posta in mezzo a due rami della Grande Muraglia, è una città bruttissima, arrugginita, intasata e altamente inquinata dalle numerose miniere di carbone. In ogni angolo ci sono operai al lavoro con picconi e martelli pneumatici che costruiscono piloni di cemento con una velocità disarmante. Datong, oltre 2 milioni e mezzo di abitanti, è un enorme cantiere a cielo aperto.

Non vale il prezzo del biglietto e soprattuto non vale cinque lunghe ore su un pullman cigolante e barcollante. Sarà bene dormirci sopra. Il mattino seguente, con un’auto, ci allontaniamo dalla città per un tragitto non facile ma di breve durata. In poco più di mezzora raggiungiamo le grotte di Yungang. E’ la prima ricompensa, il premio per essere arrivati ad Ovest delle montagne.

Tipico esempio dell’arte rupestre buddhista sono le incisioni più antiche di tutta la Cina e dal 2001 sono state inserite nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco. Sembrano dei cuscini di velluto. Sono 252 grotte scavate nella roccia del Wuzhou Shan, durante la dinastia Wei, tra il 460 e il 494 Ci sono voluti 50 anni di lavoro e un esercito di 40 mila artigiani per la realizzazione. Le grotte visitabili si estendono per circa un chilometro e all’interno puoi incontrare la severa espressione dell’imperatore Taiwu, che conta ben 16 metri di altezza o anche il lieve sorriso, tra il rosso e il turchese, di un Buddha seduto, alto ben 17 metri.

E’ uno spettacolo che va oltre la nostra immaginazione, un incantesimo. La luce inonda le cose e accarezza il viaggiatore affaticato ma maimonastero-sospeso stanco. Di nuovo in auto per un’altra mezzora attraversando villaggi che sembrano incompiuti e che si mimetizzano con i campi e le montagne. L’auto ferma davanti ad una delle montagne sacre al taoismo, Heng Shan dove è scavato il Monastero Sospeso (Xuangkong Si). Proviamo a salire. Le nuvole non sono dipinte in un ipotetico soffitto ma avvolgono il viaggiatore che crede di vedere, scoprire e sentire canti e preghiere.

Il tempio, costruito più di 1400 anni fa, si trova a 50 metri da terra e i pali di legno che lo sorreggono sono trattati con olio di paulonia che li rende resistenti alle termiti e alla putrefazione. Salendo e attraverso i 40 padiglioni e terrazze collegati da passerelle sospese nel vuoto, si avverte l’armonico disegno di questa meraviglia. Per un occidentale che ha una cognizione oraria dello spazio e del tempo è difficile pensare che la terra sarebbe diventata lo “specchio trasparente del cielo”. Ma in questo angolo del mondo, a cinque ore di pullman da Pechino, sembra possibile. Perchè sotto il monastero sospeso non c’è niente, qualche nuvola e in fondo al burrone solo la campagna. Per non turbare l’equilibrio dell’universo.

da LA REPUBBLICA