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Centenario della Grand Central Terminal di New York

La Grand Central Terminal di New York compie 100 anni

grand_central_terminal_New_York_anniversario (3)Compie cent’anni. E se l’aveste vista trent’anni fa, mai avreste pensato sarebbe arrivata a spegnere cento candeline, e con tanto splendore . Grand Central Terminal, la stazione ferroviaria nel cuore di New York compie oggi un secolo di vita, ma negli anni Settanta ci mancò poco che fosse demolita.

Snobbata dai viaggiatori che oramai preferivano le auto e i jet, Grand Central aveva perso la sua eleganza neoclassica ed era diventata un antro puzzolente, rifugio di barboni e alcolizzati. Fu un comitato di illustri cittadini, guidati da Jackie Kennedy a ingaggiare una difesa a oltranza della storica stazione che serviva le linee ferroviarie verso il nord. I loro rivali erano un gruppo di investitori che volevano applicare anche a Grand Central il trattamento applicato a Pennsylvania Station, la gemella neoclassica della 33esima strada, da cui partivano i treni verso l’ovest e il sud.

Penn Station, come si chiama oggi, è stata abbattuta nel 1962, e i suoi archi, le sue volte, le sue strutture in ferro battuto sono state sostituite da una scialba struttura in vetro e acciaio. Se Grand Central non ha fatto la stessa fine si deve all’impegno di quel gruppo di cittadini guidati da Jackie O.

Nel 1976, dopo un lotta che si era trascinata oltre dieci anni ed era finita sulla scrivania della Corte Suprema, Grand Central veniva salvata in quanto “monumento nazionale”, e con la New York Public Library della 42esima strada, il Chrysler Building e l’Empire State Building, rimane uno dei grandi monumenti storici della città. A festeggiarla, oggi ,sono stati chiamati vip e musicisti, ma il primo discorso l’ha pronunciato Caroline Kennedy, figlia di Jackie e anche lei membro della Commissione che difende la stazione.

Certo, Grand Central non è più la stazione grandiosa che negli anni Trenta-Cinquanta vedeva partire treni dai nomi romantici come “Il Lupetto”, “Il Ventesimo Secolo”, “Il Grande Postale”,che attraversavano l’America da un capo all’altro. Oggi è essenzialmente una stazione di pendolari. Ma che pendolari! Il 93 per cento dei viaggiatori sui treni che fanno capo a questa stazione sono laureati, il reddito medio è fra i 90 e i 100 mila dollari, e l’età media 40 anni. Sono cioé i pendolari che arrivano dagli eleganti quartieri a nord della città, nel Connecticut, nel nord New York, Rhode Island, Massachusetts. Sono operatori di Wall Street, banchieri, pubblicitari, architetti, professori universitari.

Non è un caso che nella stazione si siano moltiplicati i negozi di lusso che fanno affari d’oro: la Apple ha aperto il suo terzo negozio cittadino su uno dei terrazzi neoclassici affacciati sul grande salone centrale. All’altro capo, c’è il ristorante Cipriani. Lungo i corridoi laterali piccole boutique, e un supermercato alimentare ricco di ogni genere di leccornie. E nella sala sotterraea, ristoranti e caffè e il famoso, storico, imperituro Oyster Bar.

Tutto ciò è conseguenza del restauro che ha restituito alla stazione lo smalto dei primi anni. Un restauro che si è concluso negli anni Novanta, con grande soddisfazione delle aziende e degli alberghi circostanti, che hanno visto l’intera zona conoscere una nuova gioventù (il restauro è coinciso con la “pulizia” della 42esima strada e dell’area a luci rosse che si estendeva fino alla stazione degli autobus dell’ottava avenue).

Grand Central Terminal sorge sulle ceneri di una vecchia stazione. Ne fu decisa la costruzione con un serie di binari sotterranei, quando finalmente vennero introdotti i treni elettrici, e si mandarono in pensione quelli a vapore. Ben 55 isolati di Park Avenue vennero coperti, mandando i binari 50 metri sotto la superficie della strada, e lasciando così la Avenue – fino ad allora puzzolente e malfamata – libera e pulita, e favorendo la nascita di palazzi eleganti e di un nuovo quartiere sofisticato ed esclusivo.

Nata per iniziativa del consorzio ferroviario “New York Central Railway” guidato dalla famiglia Vanderbilt (da qui la presenza ovunque del simbolo della ghianda, che è nello stemma della ricca famiglia), costata una cifra pari a due miliardi di dollari di oggi, rimane la più grande stazione del mondo quanto a numero di binari. Certo, molti sono profondamente sottoterra, e alcune banchine sarebbero pronte a una nuova ripulita, ma il cuore della stazione rimane il cuore pulsante della città. Nella grande sala centrale, che ha fatto da palcoscenico per film famosi come Intrigo Internazionale di Hitchcock, ogni anno milioni di newyorchesi e turisti si danno appuntamemto intorno al famoso orologio di Tiffany, e sotto la volta celeste che riproduce lo Zodiaco.

E’ vero che la sala è sempre attraversata da gente che va di corsa. Ma spesso lungo le scale (costruite a imitazione di quelle dell’Operà di Parigi) vedrete persone appoggiate alla balaustra, il naso per aria a studiare le stelle, o la macchina fotografica a immortalare il fiume umano che corre verso i binari. E qui vi sveliamo un piccolo segreto: ogni partenza in realtà avviene esattamente un minuto dopo l’orario indicato nei tabelloni. Una gentilezza verso i passeggeri, soprattutto quelli che devono acchiappare al volo un treno nei binari sotterranei.

da ilmattino.it

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