Google contro gli squali mangia Internet che attaccano i cavi sottomarini video

Google contro gli squali “mangia-internet”: protezioni anti-morso per i cavi subacqueiGoogle contro gli squali “mangia-internet”: protezioni anti-morso per i cavi subacquei
I predatori attaccano le strutture digitali sottomarine del colosso americano. Un problema annoso, che potrebbe essere risolto da una guaina rinforzata

SQUALI “mangia internet”, attratti dai cavi che portano la Rete nel mondo, attraversando i fondali marini. E i grandi predatori degli oceani li attaccano da anni, azzannandoli nella speranza che siano commestibili. E invece contengono solo dati, utili magari alla Nsa ma difficilmente utilizzabili da una specie acquatica. E però, i sanguinari predatori del mare continuano a rappresentare una minaccia e un pericolo per le trasmissioni digitali, intenti come sono da anni a rosicchiare punti anche estesi delle migliaia di chilometri di cavi sottomarini che consentono agli utenti di tutto il mondo di collegarsi al web. Google ha deciso di darci un taglio. Al problema, non ai cavi o agli squali. Con un rivestimento speciale per proteggere le sue infrastrutture anche sott’acqua.

La soluzione all’annoso problema è emersa durante il Cloud Roadshow organizzato da Google a Boston. Uno dei dirigenti della casa di Mountain View, Dan Belcher – intervistato dal Network World – ha ammesso che l’azienda sta prendendo provvedimenti al fine di proteggere le linee sottomarine dagli attacchi dei pescecani. Come? Con guaine in materiale simile al Kevlar, materiale che, a parità di peso, è ben cinque volte più resistente dell’acciaio. Il Kevlar – che è un marchio registrato di cui Google non possiede la licenza, mentre possiede quella di una similare guaina in polietilene – è la fibra usata per i giubbotti antiproiettile: vale a dire che i denti degli squali mordono con una forza che richiede un “giubbotto anti-morso” attorno ai cavi. Sforzi più che giustificati: se sulla terraferma uno dei nemici storici dei cavi è il morso degli scoiattoli, sott’acqua lo squalo è nemico pluridecennale della connessione web. Il tesoro da proteggere è un reticolo sottomarino che attraversa gli Oceani e consente di trasferire dati  – come nel caso della nuova linea trans Pacifico appena annunciata da Google – alla velocità di 60 Tbps. “FASTER”, ovvero “più veloce” è il nome della nuova linea, per un investimento che costerà alle casse di  Mountain View ben 300 milioni di dollari. FASTER collegherà la costa occidentale statunitense al Giappone; la nuova linea – secondo quanto annunciato da Urs Hölzle, responsabile dell’area infrastrutture di Google – sarà 10 milioni di volte più veloce dei cavi attualmente in uso. FASTER arriva dopo i precedenti investimenti infrastrutturali dedicati dal motore di ricerca all’utenza asiatica: “Unity” nel 2008 e la “South East Asia Japan Cable” del 2011. La sfida, oggi, è fornire un servizio non solo più veloce, ma anche più affidabile, soprattutto all’utenza Android ed agli utilizzatori della Google Cloud Platform, spiega Hölzle sul suo profilo Google Plus. Questi imponenti investimenti spiegano cosa ci sia alla base della decisione di proteggere i cavi di FASTER con una guaina apposita: un morso di uno squalo causerebbe perdita di trasmissione dei dati e perdita di quel concetto di affidabilità che Mountain View desidera offrire all’utenza.

Che gli squali amassero attaccare i cavi sottomarini è vecchia storia. Già nel 1987 il New York Times raccontava dell’inspiegabile passione degli squali per la fibra ottica, che causava – per ogni morso – allo squalo la perdita di un dente, alle compagnie telefoniche dei due lati dell’Atlantico ben 250.000 dollari di spesa per singola riparazione ed ai biologi marini un sussulto di gioia per la possibilità imprevista di raccogliere nuovi dati sulla vita dei predatori. Come quando, due anni prima, l’American Telephone and Telegraph aveva interpellato uno studioso della dentatura degli squali per analizzare un canino trovato incastrato in un cavo di fibra ottica: i manager della compagnia volevano scoprire quale specie fosse responsabile e cosa spingesse l’animale ad assaggiare i cavi.

Un interrogativo tuttora irrisolto: gli attacchi ai cavi potrebbero essere scatenati dalla capacità – riconosciuta da molti studi – da parte degli squali di sentire i campi elettromagnetici. Oppure, potrebbe esserci la curiosità animale alla base degli assaggini: è quel che sostiene Chris Lowe, responsabile dello Shark Lab della California State University. E con le guaine in materiale rinforzato, la curiosità potrebbe costare qualche incisivo in più agli squali e qualche connessione persa in meno agli umani.

di CRISTINA CUCCINIELLO da repubblica.it

Leave a Reply