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Goletta Verde Fuori legge il 55% dei 264 campioni prelevati. “Ma il portale del ministero è un bluff, comunica dati sballati”. La situazione più critica lungo l’Adriatico centrale

goletta verdeMare avvelenato, un punto inquinato ogni 51 chilometri di costa
Diffusi i risultati delle analisi svolte dalla campagna Goletta Verde. Fuori legge il 55% dei 264 campioni prelevati. “Ma il portale del ministero è un bluff, comunica dati sballati”. La situazione più critica lungo l’Adriatico centrale

ROMA – La cattiva depurazione delle acque continua ad uccidere il mare italiano. L’allarme arriva da Legambiente che ha presentato oggi il bilancio conclusivo della campagna Goletta Verde. “Su 264 campioni di acqua analizzati dal laboratorio mobile, il 55% è risultato fuori legge per i parametri microbiologici previsti dalla normativa. Si tratta di un punto inquinato ogni 51 km di costa. Sono 124 i campioni inquinati prelevati presso foci di fiumi, canali e scarichi sospetti, mentre sono 22 quelli relativi a spiagge affollate di turisti”, recita il documento elaborato dall’associazione ambientalista. Le regioni più critiche sono: Abruzzo (89% di punti inquinati rispetto al totale dei campioni prelevati), Marche (83%), Calabria (79%) e Lazio (75%). Situazione migliore invece in Sardegna (10%) e Toscana (33%)”.

Nei due mesi di navigazione, è stato ricordato oggi nella conferenza stampa romana alla presenza del vicepresidente di Legambiente, Stefano Ciafani, del responsabile scientifico Giorgio Zampetti e della responsabile della campagna Serena Carpentieri, l’imbarcazione per le campionature ha fatto trentadue tappe lungo le coste d’Italia per denunciare, informare, coinvolgere i cittadini e promuovere esempi positivi all’insegna della sostenibilità ambientale.

Il killer del mare, come detto, è in particolare “ancora una volta la mancata depurazione che riguarda un italiano su tre”. L’associazione ricorda quindi che dopo due sentenze di condanna, la prima nel 2012 e la seconda nell’aprile 2014, la Commissione europea ha avviato quest’anno la terza procedura d’infrazione, la 2014/2059 per il mancato rispetto della direttiva sulla depurazione degli scarichi civili. Il procedimento – ricorda legambiente – riguarda 880 agglomerati urbani in tutta italia, il 28% del totale, per l’inadeguato trattamento degli scarichi fognari”.

Tra le regioni più colpite, “Campania, con il 76% degli agglomerati sul totale regionale in procedura, Calabria (53%), Sicilia (52%) e Marche (50%)” mentre “in termini di carico non trattato, a riversare il maggior apporto inquinante nei fiumi e nei mari italiani sono la campania (con 2,4 milioni di abitanti serviti da inadeguati sistemi depurativi), il lazio (1,8 milioni di abitanti) e la lombardia (1,6) e la puglia (1,5 milioni)”.

“I tanti punti critici evidenziati dai nostri monitoraggi e denunciati ormai da diversi anni, meritano una volta per tutte un vero approfondimento da parte degli enti competenti – ha sottolineato Stefano Ciafani – in questi anni Goletta Verde ha monitorato costantemente lo stato di salute delle acque e denunciato più volte il problema di una mancata depurazione dei reflui civili. Lo stesso governo ricorda che attualmente solo il 64% degli italiani è servito da impianti di depurazione e il ritardo rispetto agli obiettivi imposti dall’Europa ci potrebbe costare mezzo miliardo di euro a carico della collettività”. “Il governo Renzi – ha esortato quindi il vicepresidente di Legambiente – sblocchi opere utili come quelle a tutela del mare invece di ricorrere al solito lungo elenco di opere stradali e autostradali”.

Tra le critiche dell’associazione al governo, anche quella di non fornire un’adeguata informazione alla cittadinanza con il portale di dati realizzato dal ministero della Salute che viene bocciato senza mezze misure come “un bluff”. “Sul fronte dell’informazione – denuncia Legambiente – in Italia stenta ancora a decollare un sistema davvero integrato tra i vari enti preposti per fornire informazioni chiare (le Arpa che eseguono i campionamenti, Regioni e Comuni definiscono le zone adibite alla balneazione, i Comuni, sulla base dei dati, dovrebbero apporre cartellonistica su qualità e/o divieti di balneazione, il portale delle acque che dovrebbe mettere in rete tutte le informazioni). E intanto i cittadini navigano in un mare di disinformazione. Lo stesso portale delle acque del ministero della Salute è poco chiaro: sul sito ci sono simboli e grafiche in contraddizione tra di loro oppure dati discordanti rispetto al giudizio delle agenzie regionali”.

da repubblica.it

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