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Gli americani salvano la spiaggia di Jesolo con pali e reti video

L’America «salva» la spiaggia di Jesolo
Arenile ricoperto di pali e reti per sette mesi. «Si recuperano file di ombrelloni». Primo test in Europa: otto metri in più di sabbia

JESOLO — La soluzione all’erosione delle spiagge «divorate » dalle correnti marine? Un bosco di pali e reti in silicone di traverso alla linea di costa. Il loro nome è «Beach Rigeneration System», sono nate in America e ora approdano in Europa con il primo test sperimentale a Jesolo.

Il risultato è che in cinque mesi di prova (e installazione) la spiaggia si è allargata di otto metri. Regione e Magistrato alle acque hanno così evitato un ripascimento di circa 60 mila metri cubi di sabbia equivalenti ad un risparmio di quasi 600 mila euro considerando che l’apporto di un metro cubo di rena, costa tra i 10 e i 12 euro. Un grande aiuto per il litorale jesolano e veneto, considerato che ad oggi non ci sono più fondi per la manutenzione delle spiagge. A presentare quella che pare essere la soluzione di tutti i problemi, è stata ieri la Save the Beach Italia, la concessionaria europea del progetto americano che ha proceduto alla posta delle reti in un tratto di 600 metri di spiaggia a ridosso del Villaggio Marzotto e che ha eseguito il monitoraggio di una pre-area di 500 metri e di una post-area di altri cinquecento per osservare l’evoluzione litoranea nel contesto più ampio. «Possiamo dire con soddisfazione che la spiaggia si è allargata di circa otto metri corrispondenti a tre nuove file di ombrelloni» spiega Stefania Cimino. Il sistema a reti funziona con lo stesso principio dei pennelli tradizionali ma, al contrario di questi che in genere producono una linea costiera a piccole baie, permette di ottenere una linea di costa più omogenea mediante la disposizione ravvicinata di pennelli a rete. Questi, infatti, trattengono la sabbia dall’erosione marina e imbrigliano ciò che il mare trasporta. Funzionano ma l’impatto è forte. Significa avere da ottobre ad aprile la spiaggia ricoperta da pali e reti e poi da maggio in poi da sdraio e ombrelloni. Il secondo neo è che non si sa quanto costi il progetto, la cui sperimentazione è stata finanziata da Regione e Magistrato alle acque: «Sicuramente molto meno della devastazione della costa e degli annuali ripascimenti», dice la Save the beach. Giampiero Mayerle del Magistrato alle acque snocciola i numeri dell’impegno a difesa del litorale veneto: otto milioni di metri cubi di sabbia distesa negli ultimi 10 anni nel tratto compreso tra i fiumi Adige e Piave (40 chilometri di costa) per una spesa media di quasi 10 milioni di euro l’anno, finanziati in gran parte (sino a 4 anni fa) con la Legge speciale. Poi, in tempi di crisi, sono crollati anche i fondi per la difesa delle costa: «Ora siamo rimasti alle briciole — spiega Mayerle — e non abbiamo più fondi per procedere alla manutenzione ». Di cui se ne riparlerà dopo l’estate.
Mauro Zanutto da corriere.it

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