Il maratoneta del deserto : Giuliano Pugolotti

di | Settembre 20, 2012

Giuliano, un maratoneta nel deserto
La storia di un 50enne pubblicitario di Parma. La sua passione per le corse estreme nei luoghi più alieni del pianeta. Da Atacama a Gobi, da Wadi Rum alle Svalbard

di Lara Gusatto

“Ero uno occidentale presuntuoso, pensavo bastassero un buon allenamento, un paio di scarpe adatte e uno zaino tecnologico per sconfiggere il deserto. E invece occorre diventarne parte, accettare vento e caldo, cambiare ritmo e mentalità”. A parlare è Giuliano Pugolotti, 50enne parmigiano, pubblicitario di professione  e maratoneta per passione. Nel 1992 comincia con le corse su strada, poi la noia e la routine e, nel 2005, la svolta: correre nei luoghi più inospitali della terra, i deserti. In sette anni si è cimentato per tredici volte con le traversate più estreme: dal Gobi al Sahara, dall’Atacama alle Svalbard, e ha imparato come si prepara lo zaino perfetto.

“La prima volta faccia a faccia col deserto  è stato in Tunisia. Di solito queste corse hanno una distanza media di 200-300 chilometri, ma per iniziare ne avevo scelta una da 119. Ero un maratoneta, eppure le distese di sabbia bianca e gialla, il caldo, il sole mi stavano sconfiggendo, sembravo un ufo atterrato lì per sbaglio.  In questi luoghi vivi costantemente al limite,  fisico e mentale, e il deserto è il mostro che prova a smontarti in tutti i modi, si incastra nelle tue debolezze, è una lotta a due. Nel Sahara tunisino volevo scappare a casa. Ero solo un maratoneta”. Ma poi nel Sahara c’è tornato, anzi nei diversi Sahara, perché il deserto più grande del mondo che occupa gran parte del Nord Africa, in realtà è un “calderone” formato da deserti diversissimi tra loro.

“Il deserto di sabbia di Erg Chigaga, nel sud est del Marocco (vicino al confine con l’Algeria e alla città di M’hamid) è l’archetipo del Sahara, l’idea che ognuno ha del deserto. Le sue dune sono morbide, alte, mutevoli e rosse: è qui che ho visto uno dei tramonti più belli della mia vita, il cielo e la terra erano infuocati”. Un’esperienza conosciuta dai tour operator che scelgono le dune di Chigaga come tappa conclusiva di una giornata in giro per il deserto marocchino, proprio per permettere ai turisti di godersi un tramonto che più rosso non si può.

Tutt’altra storia il deserto di Hoggar (Ahaggar) nel sud dell’Algeria, un massiccio montuoso costituito da rocce vulcaniche nel cuore del Sahara: “sembrava di correre sulla Luna”. E poi ci sono i deserti-labirinto. E’ il caso del deserto del Tadrart Acacaus, un’area montuosa nel sud-ovest della Libia, al confine con l’Algeria. “L’Acacus sono tanti deserti,  è incredibile, ci sono le dune di vari colori, gli archi, le rocce nere e taglienti, le gole, sicuramente è il deserto che ti stupisce di più per come cambia velocemente”.

continua

da REPUBBLICA.IT

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