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Zone umide : dalla caccia agli animali protetti

Chiude la caccia, godiamoci le zone umide
Oasi e parchi naturali aperti nel weekend. Dopo il tragico bilancio dell’attività venatoria. appuntamento con gli animali da proteggere. Anche in tribunale

di MARGHERITA d’AMICO

zone_umide_animali_protetti (17)La chiusura della stagione venatoria precede di poco la Giornata mondiale delle zone umide, che ricorre il 2 febbraio. Tirando le somme degli effetti annuali della caccia, le grandi associazioni ambientaliste e animaliste invitano quindi gli italiani a visitare nel fine settimana oasi e parchi naturali, per conoscere da vicino gli animali che si cerca di proteggere. In particolare, di questi tempi, le oasi del Wwf e della Lipu-Birdlife Italia – come pure tanti altri dei 1.511 siti italiani che fra laghi e fiumi, ambienti marini e costieri, zone umide artificiali, ospitano preziosi, fragilissimi ecosistemi – sono popolate da meravigliosi uccelli di passaggio nel nostro Paese, diretti alla primavera del Nord Europa. Partiti dall’Africa, da noi fanno tappa migratoria per sfamarsi, riposare, a volte riprodursi i minuscoli luì, 8 grammi per 10 cm, come pure la cicogna bianca.

Per tutelarli, assieme alle altre specie, anche quest’anno è stato durissimo il braccio di ferro fra associazioni e amministrazioni, soprattutto in merito a concessioni venatorie e tentativi di deroga (che negli anni passati hanno condotto l’Italia a pesanti sanzioni economiche da parte dell’UE): il WWF ha dovuto ricorrere ai tribunali amministrativi di ben 12 regioni italiane (Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria , Lombardia, Marche, Piemonte , Puglia, Sardegna , Sicilia, Veneto) ottenendo peraltro ragione in ogni occasione: “Pur  trattandosi  di  vittorie giudiziarie molto importanti,  questi dati non ci soddisfano. Confermano  una volta di più che le Regioni italiane non  hanno alcun interesse per la tutela  di natura e fauna selvatica. Reiterano comportamenti illegittimi, censurati e condannati più e più volte  dai tribunali italiani e europei (compresa la  Corte Costituzionale) e dalle istituzioni dell’UE”.

Non meno inquietanti i resoconti delle guardie venatorie di WWF, Lipu, Lac, impegnate a contrastare quello che viene valutato come un malaffare da oltre mille reati l’anno. Secondo i dati del Corpo Forestale dello Stato, sono più di 700 le persone denunciate per tali crimini, inclusa la pesca abusiva, nel 2011, mentre i dati dell’Associazione Vittime della Caccia – ricavati perlopiù dallo studio della stampa locale, dunque inevitabilmente parziali – parlano di 16 morti e 48 feriti umani nella stagione venatoria 2012-2013. Mentre nei suoi centri di recupero distribuiti fra le varie regioni, la Lipu ha soccorso 128 animali selvatici impallinati, di cui 85 rapaci (fra allocchi, aquile minori, falchi, gheppi, gufi, poiane, civette) di cui 69 morti in seguito alle ferite, 17 curati e rimessi in libertà, gli altri ancora in degenza.

Dall’Enpa-Ente nazionale protezione animali sottolineano: “E’ scandalosa l’assenza delle istituzioni, chiamate non solo a proteggere la fauna ma pure alla garanzia della pubblica incolumità. Ci lasciamo alle spalle una stagione in cui siccità e incendi hanno creato danni enormi, devastando habitat e uccidendo milioni di animali selvatici in piena fase riproduttiva. Lo stesso Ministero dell’Ambiente, organismo preposto alla tutela della fauna nazionale, solo dopo insistenti sollecitazioni ha timidamente invitato le regioni a sospendere almeno le preaperture venatorie.”

Quanto alle vittime umane della caccia, che includono diversi bambini “più volte ci siamo rivolti al ministro Cancellieri invocando provvedimenti urgenti, senza mai riceverne risposta. Una  mancanza di rispetto anche verso i familiari delle persone colpite.”  Intanto un dettagliato studio dell’Ispra sull’inquinamento da piombo, disperso nell’ambiente grazie ai proiettili dei cacciatori e tossico per animali e uomini, stima come valore minimo un peso medio di 20 grammi a cartuccia: se ne ricaverebbe un impatto su terreni e corsi d’acqua da 22mila tonnellate di piombo negli anni 80, sceso a 14mila in tempi più recenti (i patentini venatori, secondo l’Ispes, sono passati da 1.065.000 nel 1981 a 765.000 nel 2006 – dati Ispes).

E il Jane Goodall Institute Italia esprime sdegno per gli ibis abbattuti illegalmente in Toscana durante l’inverno. “Erano inclusi nella campagna internazionale Reason for Hope per la reintroduzione in Europa dell’Ibis calvo del nord, noto come ibis eremita (Geronticus eremita). Il progetto è coordinato dell’austriaco Johannes Frits e del Waldrappteam, si lavora per impedire la completa estinzione di un animale di cui esistono ancora una colonia in Marocco e tre individui in Medio Oriente,” spiega il presidente Daniela De Donno. In Europa, dove viaggiava fra Austria, Germania e Italia, l’ibis eremita si è estinto circa 350 anni fa. Da undici anni il Waldrappeteam opera per costituire colonie migratorie autonome, allevando pulcini e allenandoli alla migrazione, una volta cresciuti, anche con alianti guida. “Il primo uccello ad aver intrapreso il percorso migratorio da sé, ucciso dai bracconieri, si chiamava Goja, il nome conteneva in segno di omaggio le iniziali di Jane Goodall: pioniere della rinascita della sua specie, ha affrontato da sé il percorso migratorio. La sosta nella laguna di Orbetello precedeva il viaggio verso la Bavaria, se non l’avessero abbattuto.”

Delle zone umide italiane, 53 sono riconosciute di importanza internazionale dalla Convenzione di Ramsar. Fra gli ecosistemi più a rischio del Pianeta (nell’ultimo secolo la sola Europa ne ha viste sparire il 90%) ospitano il 12% delle specie animali totali e il 40% delle specie viventi oltre all’uomo, se si includono i vegetali. Serbatoi di acqua potabile e CO2, ci ricordano con forza quella bellezza che non vorremmo perdere.

da repubblica.it

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