Gas e Petrolio al largo di Haifa tensione tra Israele e Libano

La corsa per gas e petrolio
Il Far West è negli abissi
Tensione fra Israele e Libano per i giacimenti al largo di Haifa

Le Nazioni Unite tentano di mediare sul contenzioso fra Israele e Libano nel Mediterraneo orientale e Hillary Clinton plaude al compromesso fra le nazioni dell’Estremo Oriente sul Mar della Cina del Sud, mentre le «guerre di ghiaccio» nell’Artico vedono duellare Usa e Russia: le dispute marittime tengono banco nelle relazioni internazionali, chiamando in causa l’efficacia del Trattato Onu sul Diritto del Mare.

Per avere un’idea di quanto sta avvenendo bisogna guardare all’agenda di Michael Williams, l’inviato speciale dell’Onu per il Libano, che nelle ultime settimane ha spostato l’attenzione sulle dispute israelo-libanesi dalla terraferma al mare. Il motivo sono i due grandi giacimenti di gas naturale «Tamar» e «Leviathan» che la texana Noble Energy e l’israeliana Delek hanno scoperto al largo di Haifa, arrivando a ipotizzare la trasformazione dello Stato ebraico in Paese esportatore della preziosa risorsa. Beirut ha reagito presentando all’Onu mappe dei confini marittimi che puntano a includere parte dei giacimenti nelle proprie acque territoriali e Gerusalemme ha risposto recapitando al Palazzo di Vetro quelle con i confini internazionali esistenti. Il compito di Williams è evitare che la disputa si trasformi nella genesi della prima guerra marittima in Medio Oriente e per riuscirci fa leva su Cipro perché entrambi i Paesi hanno definito da tempo i confini con le acque di Nicosia e ciò può facilitare una composizione.

Non è tutto, perché il mediatore Onu, consapevole che alla base della disputa ci sono i proventi del gas, si trasforma in manager dell’energia, suggerendo a Beirut di «sviluppare progetti di esplorazione a largo delle coste» per rimediare a «un ritardo di 7-8 anni nei confronti di Israele». Lasciando così intendere che nuove possibili scoperte sui fondali del Mediterraneo potrebbero contribuire a smorzare le tensioni.

A confermare la sovrapposizione fra diplomazia, economia e scienza è stato il lavorìo diplomatico che ha portato quattro nazioni dell’Estremo Oriente – Filippine, Malaysia, Brunei e Vietnam – a siglare giovedì con Pechino un accordo sulle «linee guida per lo sfruttamento pacifico» delle risorse nel Mare della Cina del Sud, accordo che ha indotto il Segretario di Stato Hillary Clinton, presente alla firma in Indonesia, a parlare di «passo importante per la pace e la stabilità», anche perché il contenzioso investe Taiwan. La svolta nei negoziati è arrivata con l’intervento del ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi, favorevole a creare «le condizioni propizie per gestire le dispute fra le parti». Sebbene si tratti di un obiettivo ancora da raggiungere, l’intesa consente di allontanare il rischio di scontri militari, in primo luogo fra i più agguerriti rivali, Vietnam e Cina.

Nell’Artico invece la buona notizia arriva dall’accordo fra Norvegia e Russia sulle acque del Mare di Barents mentre Usa e Canada sono ancora in disaccordo sul Mare di Beaufort – ricco di giacimenti petroliferi – e sul Passaggio a Nord-Ovest, così come Usa e Russia duellano su Mare di Bering, in una «guerra del ghiaccio» che si gioca sulla divergente interpretazione degli accordi internazionali esistenti.

Maurizio Molinari da lastampa.it

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