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Fondi pubblici per salvare i locali notturni di Berlino

Un fondo pubblico
per salvare la «notte» di Berlino
Molti club chiusi o a rischio in quella che era la capitale
del divertimento europeo. Il caso (negativo) di Milano

MILANO – Negli anni Zero appena trascorsi, Berlino ha rappresentato l’equivalente della Londra dei ’60. Città della creatività liberata, del basso costo, del divertimento assicurato. Città magnete per i giovani di tutta Europa insomma, come lo fu la Swinging di (anche) beatlesiana memoria.
LA FESTA È FINITA – Asse portante della nouvelle vague berlinese, la nightlife, a Kreuzberg come a Prenzlauer Berg. Bar, discoteche, locali ricavati in laboratori e capannoni abbandonati o vecchi ritrovi della Ddr. Dove risuonava ogni genere di musica. Ma la festa sembra essere finita, come ha raccontato il Guardian in un interessante reportage di qualche giorno fa: la speculazione edilizia avanza selvaggia e si mangia i club, per trasformarli in appartamenti o loft tanto alla moda. Quindici locali sono sotto sfratto e tre hanno appena chiuso, come riporta lo Spiegel: una strage che è diventata un neologismo, clubsterben, la morte dei club. Senza dimenticare che sono spesso i vicini a decretare l’omicidio di questo o quel locale: un reclamo per disturbo della quiete pubblica e la polizia è costretta a chiudere il posto. A Prenzlauer,quartiere sottoposto a un’azione di gentrification molto dura, è stato chiuso il celebre Knaack, per le proteste dei dirimpettai. Mentre l’Icon e il Klub der Republik hanno tirato giù la saracinesca per lasciar spazio alle case. E il Tacheles, il centro sociale più grande d’Europa, ha rischiato seriamente di cessare le attività, salvato all’ultimo momento dal giudice.

UN FONDO PER LA MUSICA- Una volta tanto però, la politica ha deciso di comportarsi diversamente da quanto di solito accade in simili congiunture: invece di assecondare i costruttori ( e i vicini), l’amministrazione berlinese ha istituto un Fondo per la Musica di un milione di euro per contrastare le chiusure. Una cifra non certo altissima, ma un gesto dall’alto valore simbolico. Perchè in questo modo Berlino riconosce il valore sociale e, in un certo senso, di marketing, della notte. I giovani che accorrono a frotte nella capitale tedesca, si tratti di un anno o di un weekend, ci vanno anche per divertirsi, in modo economico e in situazioni alla mano. Ed è trasversale l’allenza pro-nightlife: Christian Goiny della conservatrice CDU ha dichiarato allo Spiegel: «Prima i club si spostavano da una parte all’altra. La novità è che ora la notte è stata spazzata via in interi quartieri».

E MILANO?- Non è dunque detto che la mossa dei politici berlinesi possa fermare l’emorragia, ma appunto è una mossa inconsueta: per restare a noi, a Milano per esempio le cose sono andate molto diversamente. La città ha assistito negli ultimi anni a un’ecatombe di locali notturni, per le medesime ragioni (vicinato e/o speculazione edilizia). Le giunte, quella precedente di centro-destra, ma anche l’attuale amministrazione presieduta da Pisapia, niente hanno fatto per contrastare questo fenomeno (anzi in diversi casi sono state in prima fila nelle azioni di sgombero). Eppure anche Milano è una calamita per la gioventù d’Europa, tra moda e design. Che Berlino insegni qualcosa?

Matteo Cruccu da corriere.it

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