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Fiumicino e Imperia i porti fotocopia

Scatole cinesi e costi quadruplicati Fiumicino-Imperia, i porti fotocopia

Con 1500 posti barca doveva diventare il volano economico e occupazionale di Fiumicino. I lavori sono iniziati nel 2010 e sono stati bloccati a inizio 2011. I costi sono quadruplicati: da 100 a 400 milioni di euro. Per i magistrati con lo stesso meccanismo adottato a Imperia

Il porto che non c’è è lì dietro il faro alla fine del lungomare. Il cantiere, con il recinto arrugginito e le bottiglie di birra vuote sulla sabbia, è fermo da un anno – per un contenzioso tra le varie ditte coinvolte e si vede. Unico intervento realizzato è quello che la gente di qui chiama «l’antimuraglia», un costone di grossi massi nel mare che serve a proteggere l’area.

Per il resto, niente. Doveva essere l’opera della svolta di Fiumicino, prezioso volano – con la costruzione di 1.500 posti barca – per l’economia e per l’occupazione locale. E, invece, è solo un mostro di cemento in miniatura. Non si può neppure definire la classica cattedrale nel deserto, proprio perché la costruzione è stata appena abbozzata. «Ma se la situazione non si sblocca, rischiamo di ritrovarci con quest’orrore sotto gli occhi» chiosa il vicepresidente del consiglio comunale di Fiumicino, Raffaello Biselli.

Anche qui, come ad Imperia, è coinvolto Francesco Bellavista Caltagirone, patron di Acqua Marcia, che sulla carta risulta inizialmente presente nella società al 30%. Solo teoricamente, però. Secondo i magistrati di Imperia, infatti, dietro il progetto del porto turistico di Fiumicino si cela un meccanico di scatole cinesi, con ditte incastrate in altre a suon di subappalti, che ha fatto lievitare i costi. E, si sospetta, non di poco: da 100 milioni di euro a 400. Anche a Fiumicino, scrive il gip Ottavio Colamartino, «Francesco Bellavista Caltagirone sta utilizzando le stesse modalità di fraudolenta lievitazione dei costi sperimentata ad Imperia». E aggiunge: «Sono ancora in corso ulteriori approfondimenti, ma ciò che sta accadendo è chiaramente desumibile dagli atti della causa civile intentata davanti al Tribunale di Civitavecchia da parte degli originari soci della società concessionaria dell’opera».

Un problema sollevato già alcuni mesi fa, in un paio di assemblee pubbliche in piazza a Fiumicino, dal capogruppo Pd del consiglio regionale, Esterino Montino. «Dopo l’approvazione del progetto nel 2009 – spiega c’è stato uno snaturamento di carattere societario a causa dei molti passaggi da una società all’altra, con lavori continuamente subappaltati. Ed è evidente che in questo meccanismo di scatole cinesi, ad ogni scatola resta in mano una parte del denaro senza alcun titolo. Perché il titolo spetta solo a chi esegue i lavori, iniziati nel 2010 e bloccati a inizio 2011».

Il processo delle scatole cinesi è ben delineato dal gip Colamartino nella sua ordinanza di arresto nei confronti di Bellavista Caltagirone. «Il modus operandi – si legge a pagina 134 – parte dalla società Ip, Iniziative portuali, che ha quale oggetto sociale (analogamente al porto di Imperia) la costruzione e gestione di impianti portuali turistici e/o commerciali e che ha ottenuto dalla Regione Lazio la concessione demaniale marittima per la costruzione e gestione per 90 anni del porto turistico di Fiumicino». Ma l’Ip (nella cui compagine societaria c’è anche lo Stato, con il 30% di Navigando Italia) ingloba poi «le società Tecnomarine Servizi srl e Porto turistici Am srl, entrambe riconducibili al gruppo Acqua Marcia Spa)».

L’Ip affida, quindi, i lavori alla società Acquatirrena srl (anch’essa riconducibile ad Acqua Marcia di Bellavista). E, guarda caso, vengono poi effettuati «subappalti tra Acquatirrena, Pescheria Edilizia e Sielt Immobiliare, per poi giungere alla ditta che effettivamente sta realizzando l’opera, la Save Group srl». Per il gip «il meccanismo di Fiumicino è assolutamente identico» a ciò che è avvenuto ad Imperia. Dal gruppo Acqua Marcia comunicano, invece, che «l’incremento dei costi a Fiumicino riguarda esclusivamente società private e non lo Stato e comunque l’aumento è dipeso dal diverso calcolo delle spese: i 400 milioni di euro comprendono anche le spese di terra e tutti gli oneri, da quelli finanziari a quelli commerciali».

GRAZIA LONGO da lastampa.it

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