Festa della donna 2012 crisi poche mimose e ristoranti vuoti

8 MARZO, POCHE MIMOSE E LOCALI VUOTI.
NAPOLITANO: “STOP VIOLENZE SULLE DONNE”

ROMA – L’Otto Marzo della crisi denuncia per le donne l’emergenza lavoro. Altro che feste e celebrazioni: per oggi, Giornata internazionale della donna, il diritto da reclamare più forte, per rilanciare opportunità e sviluppo, è il lavoro. Per le italiane, i numeri sull’occupazione sono allarmanti (lavorano meno della metà, prendono il 20% in meno di paga rispetto agli uomini) e il confronto europeo drammatico (solo Malta sta peggio di noi). Le occupate sono il 46,1% (2010), il Sud è al 30,5% (56,1% al Nord); alto il tasso di inattività (coloro che non cercano più un lavoro) che è al 48,9% contro il 35,5% europeo. A dicembre 2011, la disoccupazione femminile è cresciuta del 3,2% rispetto ad una anno prima. E quando si diventa madri, una su tre lascia. Già in difficoltà prima della crisi, ora è emergenza vera e propria. Ecco perchè serve un’inversione di tendenza: bisogna investire sul lavoro delle donne, anche per uscire dalla crisi e rilanciare il paese.

«La situazione delle donne nel mercato del lavoro è peggiorata con la crisi, quantitativamente e qualitativamente, partendo da una situazione già grave» sostiene Linda Laura Sabbadini, direttore del dipartimento statistiche sociali e ambientali dell’Istat. In due anni, dal 2008 al 2010 l’occupazione femminile è scesa di 103 mila unità (-1,1%); è diminuita anche l’occupazione qualificata (-270 mila), è aumentata quella non qualificata (+218 mila). Cresce il part-time non volontario e si accentuano le disparità anche in famiglia. Favorire l’occupazione femminile vuol dire anche intervenire sul lavoro di cura: «O si redistribuisce il lavoro di cura fra i generi – osserva Sabbadini – sviluppando la rete dei servizi e il lavoro flessibile o difficilmente potrà esserci futuro per l’occupazione femminile. I nodi del welfare fai dai te italiano che si basa sul lavoro non retribuito delle donne sono venuti al pettine». Un 8 Marzo pensando al lavoro per la Cgil che ha scelto lo slogan: «Le donne vogliono il lavoro».

«Questo 8 marzo – dice Serena Sorrentino, segretaria confederale – si colloca nel momento più acuto della crisi. La trattativa in corso con il governo sul mercato del lavoro è un’opportunità per le donne; da questa, ci aspettiamo grandi risposte per i differenziali di genere che vuol dire intervenire sulle disparità di trattamento, sul part-time imposto, sull’obbligo dei congedi parentali, sul ripristino della norma che vieta le dimissioni in bianco. Ci aspettiamo un 8 Marzo con un segno di cambiamento. Dal governo abbiamo dichiarazioni importanti di volontà, ora servono i fatti, segnali per invertire la tendenza». Bisogna puntare sulle donne perchè «è dimostrato che il lavoro delle donne è un effetto moltiplicatore dello sviluppo: un posto di lavoro ad una donna ne crea altri tre per effetto della domanda di beni e servizi». «Questo 8 Marzo 2012 è diverso – commenta Vittoria Tola, responsabile nazionale dell’Udi (Unione donne in Italia) – siamo costrette a fare i conti con la crisi che dimostra, anche attraverso le misure prese dal governo, che si sta chiedendo molto alle donne senza dare in cambio niente e i diritti conquistati in decenni di battaglie diventano sempre più evanescenti e non esigibili». «Il lavoro delle donne oggi – prosegue – riassume una centralità inedita per tutte e interroga sia il Welfare sia le prospettive del futuro. La crisi e le ultime risposte all’insegna dell’austerity, a cominciare dall’ innalzamento dell’età pensionabile, hanno acuito i problemi strutturali di gran parte delle donne e delle lavoratrici. Promuovere l’occupazione delle donne significa innescare un meccanismo economico virtuoso per l’uscita dalla crisi, dando vita ad una società più equa e più inclusiva». Occupazione e tempi di cura sono temi fra loro legati anche per Maria Teresa Roghi, responsabile pari opportunità dell’Ugl, per la quale «non c’è niente da festeggiare quest’anno per l’8 marzo». «Tuttora, infatti – ha osservato – le donne hanno difficoltà a trovare un’occupazione, e se la ottengono devono combattere per riuscire a conciliare i tempi di vita con quelli del lavoro. Senza contare le forti discriminazioni che ancora esistono a livello economico e professionale».

POCHE MIMOSE E RISTORANTI VUOTI Rispetto agli anni passati le donne festeggeranno molto meno. I dati dell’Adoc parlano di presenze in calo del 30% nei ristoranti nonostante i menu siano scesi del 15% rispetto allo scorso anno.

“I ristoranti propongono menu a costi inferiori del 15% rispetto allo scorso anno, ma le presenze calano del 30% – dichiara Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – chi vorrà festeggiare potrà spendere fino a 30 euro contro i 35 euro del 2011. Se la cena è accompagnata da uno spettacolo il conto sale di circa 10-15 euro. Ma solo il 40% degli italiani sceglierà di festeggiare al ristorante, contro il 70% dello scorso anno. Il 10% festeggerà con una cena a casa, il 25% andrà al cinema o al teatro. Il restante 30% invece non festeggerà neanche, il carovita ha vinto.

Per quanto riguarda le mimose le vendite caleranno del 15%, anche a causa di un lieve incremento dei prezzi pari al 2% in più dello scorso anno. La maggior parte degli italiani acquisterà i mazzetti agli incroci piuttosto che dai fiorai, dove il fiore simbolo della Festa costa di più. Ad ogni modo consigliamo a chi vuole acquistare i fiori di non aspettare l’ultimo giorno, dato che è alta la possibilità di un’impennata dei prezzi a ridosso della festa. Un singolo mazzetto di mimose comprato l’8 marzo può arrivare a costare anche 10 euro.”

NAPOLITANO: “BASTA VIOLENZE SULLE DONNE” Violenze e discriminazioni contro le donne vanno combattute senza sosta. Lo ha ribadito il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione delle celebrazioni al Quirinale dell’8 marzo. «L’esposizione delle donne alla violenza e alla furia omicida» degli uomini «indicano -ha detto il capo dello Stato- una visione proprietaria e distruttiva degli affetti. Certi orribili, recenti e anche recentissime cronache potrebbero indurci a ripartire dai fondamentali».

ROMA, DEPOSTA CORONA SULL’ALTARE DELLA PATRIA «Per dimostrare quanto le immigrate amino il nostro Paese» una delegazione di donne, italiane e straniere, ha deposto questa mattina una corona d’alloro e mimose accanto alla tomba del Milite Ignoto sull’Altare della Patria, «luogo pubblico, istituzionale, simbolo della Repubblica». L’iniziativa è stata promossa dalla fondazione Nilde Iotti, presieduta da Livia Turco, in occasione della Festa della donna. «L’idea – ha commentato Turco – è di costruire un’alleanza tra italiane e straniere. Non è mai successo prima di oggi che si fosse così alla pari in questo luogo. Da qui si vuole partire per costruire una rete di donne plurali che lavorano insieme per obiettivi comuni come cittadinanza, lavoro, scuola». La corona è stata posata da due donne straniere, Maria Vargas, dell’associazione donne peruviane («siamo le nuove italiane, chiedo più partecipazione per le nuove generazioni»), e Lucia King, portavoce della comunità cinese («avevo la pelle d’oca, è stata un’emozione grande. Le donne oggi sono state al centro dell’attenzione»). Ma tra le presenti alla cerimonia, ha ricordato Turco, c’erano «tante altre donne autorevoli, leader di associazioni, amiche, che si sono distinte nel nostro Paese» e che oggi erano «tutte insieme per una battaglia comune: la dignità delle donne e una legge sulla cittadinanza che in Italia deve essere cambiata: queste donne vivono intensamente l’amore per ÿl’Italia, non vedo perchè i loro figli non possono essere italiani». «Le donne – ha concluso Turco – possono rendere la società più umana, allargare gli sguardi».

PROFUMO: “LE DONNE SOFFRONO ANCORA MOLTO” Le donne «soffrono molto ancora, perchè spesso non vedono riconosciuti gli sforzi compiuti, i propri talenti e vengono in gran parte ancora messe ai margini di una carriera di successo». Lo ha affermato il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo,alla Giornata internazionale della donna celebrata al Quirinale. Nel settore della scuola, ha proseguito, «pur ottenendo in tutti i nostri test valutativi i risultati migliori, le donne purtroppo assai raramente ricevono il compenso e l’attenzione che loro spettano»

IMPRESE ROSA, ROMA PRIMA Roma è la prima provincia italiana per numero di imprese ‘rosa’: al 31 dicembre 2011 la consistenza delle imprese femminili registrate presso la Camera di Commercio di Roma è pari a 98.208 unità. È uno dei dati principali emersi oggi durante il convegno ‘M’illumino d’impresà, organizzato dalla Camera di Commercio di Roma e dal suo Comitato per la Promozione dell’Imprenditorialità Femminile, nel corso del quale sono state ripercorse le tante attività a supporto delle imprenditrici, neo imprenditrici e aspiranti tali. Con riferimento agli ultimi 12 mesi, la struttura produttiva ‘rosà della provincia di Roma fa registrare una variazione tendenziale positiva (+1,8%) che, sebbene in flessione dello 0,3% rispetto al risultato dell’anno precedente (2010: +2,1%), resta comunque superiore alla performance rilevata a livello nazionale (+0,5%), anch’essa in calo rispetto al 2010 di tre decimi di punto percentuale. Al 31 dicembre 2011, il saldo delle imprese ‘rosà a Roma e provincia è positivo e pari a 1.742 imprese femminili in più rispetto al 31 dicembre 2010. Nel corso degli ultimi dodici mesi le società di capitale ‘rosà a Roma si sono confermate alla base dello sviluppo imprenditoriale di genere e non solo: con un aumento della consistenza pari a +4,1% (+1.268 unità) fanno registrare, infatti, la più alta variazione relativa per classe di forma giuridica (Italia: +3,8%), ma superano anche il risultato messo a segno dalle società di capitale della provincia considerate nel complesso che si fermano a un +3,7%. «I dati – spiega il presidente della Camera di Commercio di Roma, Giancarlo Cremonesi – ci dicono che, nel nostro territorio, è presente una classe di imprenditrici che contribuisce in maniera sempre più rilevante alla crescita dell’economia cittadina, anche in una fase di crisi come quella attuale. L’obiettivo a cui dobbiamo tendere è quello di aumentare ulteriormente il peso delle imprese ‘rosà sul sistema produttivo provinciale, che oggi si attesta al 21,8%. Teniamo presente che – conclude Cremonesi – le donne rappresentano, assieme ai giovani, una delle componenti su cui puntare, nel nostro territorio come in tutto il Paese, per ritornare con decisione su un percorso di crescita».

da leggo.it

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