Fabrizio Boschi lo Stato che uccide il turismo

berlusconi_briatore_malindi_ritorno9Lo Stato che uccide il turismo

La crisi c’è. Eccome se c’è. Questa estate poi ci si è messo pure il maltempo a peggiorare le cose. Però ha ragione Flavio Briatore (nella foto), inutile nascondersi dietro le scuse. I temporali hanno inevitabilmente condizionato l’esito di questa stagione balneare, ma non è questo il punto. Secondo l’ex general manager della Formula Uno, l’Italia è bloccata dal proibizionismo e il maltempo è tutta una scusa. Briatore, in un’intervista al Corriere della Sera, ha sparato a zero sul sistema turistico di Forte dei Marmi, della Versilia e dell’Italia intera. “Posticipare l’apertura delle scuole il 1° di ottobre? – dice Briatore – Certo, il meteo è stato impietoso e bizzarro e la stagione ormai si sta accorciando sempre di più e quindici giorni in più sono importanti. Però non può bastare. Se non si cambia, qui si va tutti a casa”.

Secondo The Boss il sistema turistico nazionale è bloccato su modi e ritmi di altri tempi e non è solo una questione di maltempo se si perdono arrivi e presenze. “Tutto è diventato più flessibile, ci si muove di più e la gente va dove spende meno e si diverte di più – dice -. Ci sono voli low cost che consentono di fare un salto a Ibiza nel weekend per poi andare a Mikonos o in Croazia. In Italia invece mancano strutture, servizi, idee. Tutto è stato bloccato dal proibizionismo imperante”. E, soprattutto, rispetto a Grecia, Croazia o Spagna, costa tutto di più.

Altro tema caldo, le infrastrutture: “Gli aeroporti non sono all’altezza. Per non parlare dei treni. Sa quanto s’impiega in treno da Milano a Forte dei Marmi? Più di quattro ore. Io guardo con nostalgia le località turistiche in altre parti del mondo che sono raggiunte da infrastrutture eccellenti”.

Briatore, patron di Twiga a Forte dei Marmi e Billionaire a Porto Cervo, ha ragione da vendere. Anzi, andrebbe proposto lui come ministro del Turismo o, meglio, come presidente del Consiglio, così ci leviamo di torno lo statista di Rignano sull’Arno che ha finito la voce a forza di fare promesse e non mantenerle.

Briatore aveva cercato di rilanciare la costa Toscana proponendo campi da golf (nella foto) e strutture di lusso annesse, a Marina di Bibbona e a Forte dei Marmi. Ma manco a dirlo si era trovato fra le ruote i bastoni del governatore Pd Enrico Rossi. Secondo Rossi un campo da golf in termini di suolo occupato vale “qualcosa come 140 campi sportivi, richiede tantissima acqua per essere mantenuto, produce un livello di occupazione tutto sommato non particolarmente alto”.

La Regione Toscana, Enrico Rossi in primis, non ha la minima idea di che cosa sia la promozione turistica tanto che solo adesso ha deciso di aumentare il budget ad essa dedicato: a stagione finita. Rossi invita gli imprenditori a far giungere alla Regione “un progetto di idee utili a costruire un programma di promozione da ora alla fine della stagione”. Ma Rossi lo sa che la stagione è già finita e che è stata disastrosa anche per colpa sua?

Amministratori locali ottusi e inefficienti che sanno solo lamentarsi e scaricare le responsabilità su altri, o sul meteo. La Versilia è un bel banco di prova per dimostrare l’inattività e l’inerzia della politica. Le amministrazioni pubbliche non investono più sull’unica sua risorsa: il turismo. La Versilia ha il mare, le pinete e le montagne, ma ha anche politici che non la sanno difendere e valorizzare. Gli imprenditori, da soli, non possono impegnare risorse economiche personali là dove la politica abdica ai propri doveri.

Per Briatore, che ha investito in strutture turistiche in Kenya e a Montecarlo, l’Italia ormai è perduta: “Mancano campi da golf, perché non si possono costruire per il solito proibizionismo. Mancano locali, persino alberghi che diversifichino la domanda. Ci devono essere hotel per tutte le tasche, spa, palestre, attrazioni che abbiano un solo obiettivo: coccolare il turista”.

E’ proprio questo il punto. Coccolare il turista. Una pratica che nelle strutture italiane si è quasi completamente dimenticata. Non in tutte per fortuna. E se la crisi si sente un po’ ovunque, sui laghi si avverte di meno. Sul lago di Garda in particolare, dove è possibile trascorrere vacanze eccezionali, in strutture di grande livello. Un simbolo di eccellenza non solo sul lago di Garda ma in tutta Italia è Palazzo Arzaga, Hotel Spa & Golf Resort (nella foto), a pochi chilometri da Desenzano. Un modo di fare accoglienza che andrebbe usato come esempio da tutti gli operatori del turismo ed esportato quale nostro gioiello prezioso anche all’estero.

Un cancello antico apre a un lungo viale di castagni, fino all’arco d’ingresso. Qui un tempo i cocchieri fermavano le carrozze: è Palazzo Arzaga. Tra le colline verdi del Garda, una dimora rinascimentale. Dentro volte, travi a vista, affreschi, marmi e stucchi. Fuori, la cappella gentilizia, l’antica corte, le arcate. L’enorme terrazza bagnata di luce dall’alba al tramonto, la piscina. Tutt’intorno, due percorsi golf d’autore che si rincorrono. E i boschi di sempre.

La Corte di Arzaga, protetta dal vicino Castello di Drugolo, risale ai tempi di Roma, quando qui sorgevano grandi ville dove la vita scorreva piacevole, e le fortezze tenevano a bada i bellicosi Celti. Alla fine del Medioevo la corte e il Castello rinascono sotto la Repubblica di Venezia, ma a fine Settecento vengono separati e per lungo tempo passano di mano in mano. Nel 1963 la Corte di Arzaga e il Castello di Drugolo vengono acquistati dalla famiglia Lanni della Quara, e tornano così a riunirsi nella grande proprietà di un tempo.

Oggi la nobile dimora di campagna è diventata un lussuoso hotel a 5 stelle, circondato da centocinquanta ettari di verde e un campo da golf spettacolare a 18 buche.  Due camere, uniche nel loro genere, sono situate al primo piano del Palazzo, e decorate con affreschi originali del XV secolo (bagni compresi) e attribuiti alla scuola di Guido Reni. Le ampie stanze hanno entrambe un letto matrimoniale, pavimenti antichi con tavelle di terracotta e una magnifica vista sul campo di golf Jack Nicklaus II.

Nella cappella privata   di Palazzo Arzaga è possibile anche celebrare matrimoni cattolici. Arzaga Spa è un luogo esclusivo, di puro relax e piacere per i cinque sensi, destinato a chi ama riprendersi del tempo e a chi vuole fuggire dai ritmi serrati e stressanti della vita quotidiana; è un giardino di tranquillità ed eleganza, dalla piscina alla terrazza da tè, dove vivere un’esperienza sensoriale unica. L’ospite viene accompagnato e coccolato da tutto lo staff dal suo arrivo fino alla sua partenza. A cominciare dal direttore Andrea Frabetti, fresco di nomina a Palazzo Arzaga, da quando l’hotel è entrato a far parte della catena Blu Hotels, fino all’ultimo dei camerieri.

Palazzo Arzaga Hotel Spa & Golf Resort fa parte della collezione di perle della Leading Hotels of the World, la più grande organizzazione internazionale di hotel di lusso con oltre 430 proprietà in più di 80 paesi. Meravigliosi palazzi ed intimi luoghi dell’anima, antichi castelli, sontuosi safari in villaggi tendati e paradisi tropicali: tutte le strutture affiliate sono uniche nel loro genere e fieramente indipendenti. Ogni hotel celebra ed esalta la cultura del luogo.

Qui, nella quiete delle campagne adiacenti al lago di Garda, la crisi forse c’è, ma non si sente. Anche questa volta ha ragione Briatore. Le strutture di eccellenza come Palazzo Arzaga sono le uniche a reggere gli scossoni della crisi e il turismo ricco e di qualità è il solo che può salvare le stagioni in momenti difficili. Ma questo semplice assunto sembra difficile da far capire ai politici, locali e nazionali.

Fabrizio Boschi da ilgiornale.it

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