Località sciistiche asciutte : elicotteri e cannoni per la neve

Elicottero e cannoni per la neve sparita
Le località sciistiche in difficoltà. Disdette negli hotel aspettando il freddo. Le previsioni: manto bianco per Natale

Neve a tutti i costi. Non solo contro le forze della natura, ma anche contro la forza di gravità. Vada che non nevica sulle Alpi, come ci si attenderebbe in questa stagione e quindi la coltre bianca viene prodotta artificialmente, ma ora la neve va anche in su, invece che cadere dall’alto come avviene da quando mondo è mondo. È accaduto a Folgaria in Trentino e non c’è da gridare al miracolo. La neve fatta dai cannoni in fondovalle viene trasportata in quota con l’elicottero per innevare le piste. Ma non si potrebbe farla direttamente con i cannoni sul posto? La risposta è no e la ragione è presto detta: ai 1.350 metri di Fondo Grande, giù nella valle, fa un po’ più freddo e i cannoni per produrre la neve possono funzionare accumulandone mucchi davanti alle loro «bocche». Ma dove arrivano le seggiovie di Cima Pioverna, a 1.700 metri di altitudine, le temperature anormalmente troppo elevate di questo periodo non permettano che accada altrettanto.

Neve trasportata in elicottero a Folgaria (L’Adige/SAT Sezione di FolgariaNeve trasportata in elicottero a Folgaria (L’Adige/SAT Sezione di Folgaria
È la cosiddetta inversione termica. Così la neve di Fondo Grande viene caricata su un Eurocopter AS350 Écureuil (scoiattolo) della Lagorair, per essere trasportata 400 metri più in alto: 3-4 metri cubi a viaggio, con costi elevatissimi e un grande dispendio di energie: un pilota e una decina di uomini impegnati nel carico, nello sgancio a monte e nella distribuzione della neve sulla pista. «Uno spettacolo indecente — commenta Daniele Ciech, presidente della Sat (Società alpinisti tridentini) di Folgaria —. Ma che senso ha? Che modo di vivere la montagna è questo? Per pochi centimetri di neve che possono coprire un tratto lungo meno di 100 metri». La situazione Neve naturale non ce n’è, o per lo meno ce n’è pochissima, a parte Cervinia e alcune altre zone della Valle d’Aosta quest’anno particolarmente fortunate. «Se si scia è solo merito della neve prodotta dai cannoni — dice Sandro Lazzari, presidente dell’Anef (Associazione nazionale esercenti funiviari) — neve oltretutto prodotta con difficoltà visto che le temperature sono state piuttosto alte. Avevamo cominciato a farla, poi abbiamo dovuto interrompere (ma quella prodotta non si è sciolta) e solo da meno di una settimana abbiamo ripreso a “sparare bene”». Infatti nella zona di Dolomiti Superski di ora in ora si aggiungono nuove piste: ieri gli impianti aperti erano 161 (su 450) e i chilometri di piste 300 (su 1.200).

Evidentemente la situazione non è uniforme e accanto a località che in questo ponte hanno lavorato bene ci sono altre zone che non hanno neppure potuto aprire: «Non ci sono ancora i dati delle presenze — aggiunge Lazzari — ma la gente è venuta. In Val Gardena sono stati tutti soddisfatti con piste a tutta larghezza e con neve buona. La gente ha capito che abbiamo fatto tutto quello che potevamo e gli sciatori si sono divertiti. Il bilancio è in ribasso rispetto a quanto ci si aspettava». Il comprensorio del Civetta, nel Veneto, non ha potuto aprire, e così anche Arabba. Cortina se l’è cavata, con 8 impianti aperti, ma anche con un ricco programma cultural-mondano alternativo allo sci. Pochi impianti aperti anche in Val di Fassa in Trentino. «La montagna senza neve è una calamità naturale» per Gildo Trevisan, presidente degli albergatori di Belluno: «Sono piovute le disdette, sono mancati gli arrivi dei pullman italiani e stranieri che abitualmente approfittavano dei prezzi scontati del pre stagione». Si parla di un calo medio del 30%, ma per chi non ha aperto ovviamente non c’è stato alcun incasso. Le previsioni Il colonnello meteo Mario Giuliacci annuncia: «Già oggi c’è una buona probabilità che scenda qualche centimetro di neve su gran parte dell’arco alpino soprattutto su quello centro orientale a quote superiori a 1.000-1.200 metri. Ma solo oggi. Una vera ondata di freddo ancora non si intravede. Con lunedì prossimo però tutti i modelli indicano una svolta con un deciso abbassamento delle temperature e nevicate fino a 800 metri sulle Alpi e probabilmente anche sull’Appennino. Un’occasione che giunge al momento buono proprio prima del Natale».

Massimo Spampani

da CORRIERE.IT

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