Egitto attacco al museo Egizio

Mummie a fuoco nel museo violato
“Non toccate la nostra storia”
Catena umana per difenderlo. Carri armati alle Piramidi
dal nostro inviato
IL CAIRO – C’è un soldato per ogni statua nel giardino dalle alte inferriate che delimita il palazzetto rosso a due piani che ospita il museo egizio, la memoria di questo Paese, che stavano distruggendo. I carri armati che presidiano la grande piazza Tahrir, luogo simbolo di questa rivolta, sono anche davanti al museo e sulla corniche, il Lungonilo. E i mezzi blindati presidiano anche le piramidi di Giza, vietate ai turisti.

Rottami ancora fumanti di camionette della polizia rendono difficile il passaggio sul grande ponte dei Leoni, che collega il centro della città all’isola di Zamalek. L’eco degli spari rimbalza nelle strade un momento piene un momento deserte, mentre l’odore acre degli incendi avvolge tutto. “Non ce ne andiamo! Non ce ne andiamo!”, urla la gente per la strada sfogando la rabbia contro il presidente Mubarak.

In questa rabbia c’è chi ha cercato di farsi strada tentando di mettere le mani sul 120mila reperti archeologici custoditi nel Museo. Una quarantina di persone sono state arrestate ieri dai militari egiziani dopo che erano state colte in flagrante mentre compivano atti di vandalismo spaccando vetrine nel tentativo di trafugare reperti archeologici dal museo. Due mummie sono state distrutte e all’appello mancherà certamente qualcosa, ma nessuno nel caos che regna al Cairo è adesso in grado di poter fare un inventario dei furti e dei danni.

“Non siamo come a Bagdad!”, urlava un ragazzo a piazza Tahrir, spronando la gente a opporsi ai saccheggiatori che avevano scavalcato le inferriate del museo e stavano per entrare a trafugare gli antichi tesori dei faraoni. Nel 2003, dopo l’invasione americana dell’Iraq, i ladri portarono via migliaia di reperti dal museo nazionale di Baghdad e solo una parte in seguito venne recuperata.

Esercito e manifestanti hanno cercato di proteggere dai furti il patrimonio del museo, già minacciato dal fuoco appiccato dai manifestanti nella sede del partito di governo nell’edificio vicino. Poco dopo vandali e ladri sono entrati nel terreno che circonda il museo, scavalcando i cancelli o arrampicandosi sugli alberi e saltando dentro la recinzione. In un primo tempo sono stati gli stessi cittadini a cercare di evitare i furti formando una catena umana davanti all’entrata principale, poi sono arrivati quattro blindati che si sono messi a guardia della struttura, mentre altri soldati sono entrati dentro per proteggere mummie, statue, gioielli reali e tutti gli altri manufatti del tempo dei faraoni, inclusa la maschera d’oro di Tutankhamon. Tesori e vestigia che non hanno prezzo. Eppure sono state vandalizzate, distrutte teche e statue, spaccate vetrine e arredi, in una furia cieca e rabbiosa.

E’ stato il regista egiziano Khaled Youssef ad avvertire i militari che dovevano correre a proteggere il palazzetto minacciato dalle fiamme e dai saccheggiatori. “Sono stato io a chiamare i soldati nel momento in cui ho visto il palazzo dietro che è la sede del partito di Mubarak avvolto dalle fiamme”, spiegava ieri, “non potevamo lasciare che la Storia finisse in cenere o trafugata da qualche banda di saccheggiatori”.

Il Museo ospita la più completa collezione di reperti archeologici dell’antico Egitto del mondo. Gli oggetti in mostra sono 136 mila ma molte altre centinaia di migliaia sono conservate nei magazzini. Il museo è un’emanazione del servizio egiziano delle antichità costituito allora dal governo nel 1835 nel tentativo di fermare l’esportazione selvaggia di reperti e manufatti. Nel 1900 il Museo venne spostato da Giza per essere trasferito in questo edificio di stile neoclassico, appositamente costruito in piazza Tahrir. I pezzi di maggior pregio vengono dalla collezione dei reperti trovati nella tomba di Tutankhamon, rinvenuta intatta nella Valle dei Re, dall’archeologo inglese Howard Carter nel 1923.

L’arrivo dei blindati e dei reparti dell’esercito non è stato proprio rapidissimo, sono stati i manifestanti che visto quel che stava per accadere, si sono schierati a centinaia – formando una catena umana – a protezione del Museo. “Sono qui e ci resto, dobbiamo proteggere il nostro tesoro nazionale”, spiega uno scarmigliato ingegnere di 40 anni che si chiama Farid. Ahmed Ibrahim, uno studente universitario che gli sta a fianco urla per superare il caos nella strada: “Ci sono cinquemila anni della nostra storia lì dentro e non possiamo perderla per un branco di banditi”.

Sono stati Farid, Ahmed, e centinaia di altri a fare muro prendendo calci, spintoni, mazzate da chi con ogni mezzo voleva scavalcare l’inferriata e fare razzia. Finalmente a metà mattinata sono arrivati i blindati da una strada laterale e si sono schierati a protezione del complesso, mentre dai camion scendevano in gran fretta due compagnie di militari che sono entrati anche all’interno delle sale dove hanno in flagrante una quarantina di persone che stava frugando nelle vetrine dei gioielli antichi, degli oggetti di lavoro, qualcuno è stato preso addirittura mentre cercava di portarsi via il sarcofago di una mummia.

Alla fine i saccheggiatori sono stati arrestati e allineati nel parco, prima di essere portati via sui camion dell’esercito. “Ladri! Ladri!”, urlava la folla che si accalcava al di là del cancello mentre l’ultimo dei catturati veniva messo a sedere con gli altri dopo aver ricevuto un paio di colpi col calcio del fucile.

FABIO SCUTO da repubblica.it