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Ebola allarme rosso nell’Alta Austria, dove due persone provenienti dalla Nigeria sono state ricoverate in isolamento a Voecklabruck

Ebola John Moore getty images foto liberia 21“Noi medici a mani nude per fermare l’incubo Ebola”

Ebola tiene in ansia l’Europa due casi sospetti in Austria a Berlino un giorno di paura.

Nella capitale tedesca diversi ricoveri per controlli, poi l’allarme rientra Appello delle hostess di Air France: stop ai voli verso i paesi colpiti.

IN TUTA bianca contro il mostro. Tra i letti d’ospedale, nei villaggi più remoti, nelle metropoli a combattere il virus che uccide tra mille sofferenze in Africa, e spaventa il resto del mondo. Sono i medici in trincea, uomini e donne che hanno scelto una battaglia impari. Contro una malattia ancora senza rimedio ma anche contro le proprie paure. Per molti di loro l’ebola fino all’altro ieri era stato solo un capitolo da studiare su un libro all’Università. Oggi se lo trovano davanti e le loro parole non riescono a nascondere l’inquietudine. C’è chi è partito perché non voleva finire la carriera a fare visite in uno studio privato, chi già durante Medicina ha capito quale fosse la sua strada, chi semplicemente voleva cambiare aria e quando glielo hanno chiesto ha detto sì e si è licenziato dall’ospedale. Ecco chi sono gli italiani negli scafandri delle foto sui giornali.
Si tratta di poche persone, prima di tutto. In 9 sono in Africa occidentale per Msf, 2 lavorano per Medici con l’Africa-Cuamm, meno di 10 per l’Oms. Poi ci sono quelli di Emergency. Organizzazioni internazionali e Oms si appoggiano sul personale sanitario presente negli stati colpiti.

È bastato che una signora africana fosse ricoverata febbricitante all’ospedale berlinese della Charité per scatenare la paura: il virus Ebola è ormai un incubo globale, tenere l’epidemia confinata nei paesi più sfortunati è sempre più difficile, e l’Europa rabbrividisce. La donna, trentenne, aveva avuto un malore durante un colloquio all’ufficio di collocamento. Ma prima di sentirsi male, aveva comunicato di essere stata in Nigeria di recente. E prima che le analisi scoprissero l’origine del malessere, una gastroenterite, il timore del morbo è dilagato: isolamento totale del personale venuto a contatto con l’ammalata, mobilitazione di medici e forze dell’ordine, titoloni della stampa popolare.
Allerta rientrata anche in Spagna per un nuovo sospetto, dopo la
morte di Miguel Pajares, il missionario contagiato in Liberia. Un uomo rientrato dalla Sierra Leone era stato ricoverato con sintomi allarmanti a Basurto, nei Paesi Baschi. Ma era solo un caso di malaria. Invece è ancora allarme rosso nell’Alta Austria, dove due persone provenienti dalla Nigeria sono state ricoverate in isolamento a Voecklabruck. I sanitari hanno spedito campioni di sangue al centro specializzato di Amburgo, ed attendono i risultati da un momento all’altro.
Ma anche se gli esperti escludono l’ipotesi di un contagio diffuso o di una pandemia, gli effetti della febbre emorragica nell’Africa occidentale sono già impressionanti: secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità fino al 16 agosto i morti sono stati almeno 1229: 466 in Liberia, 394 in Guinea, 365 in Sierra Leone e 4 in Nigeria. Gli ammalati ricoverati sono oltre un migliaio, fra cui anche i 17 fuggiaschi di Monrovia, che sono rientrati in ospedale dopo l’assalto al centro d’isolamento.
La paura del virus si diffonde più rapida del contagio: sui voli Air France le hostess misurano la temperatura ai passeggeri in partenza da Guinea e Sierra Leone. Uno dei sindacati del personale di volo ha chiesto ai vertici della compagnia di interrompere i voli verso Conakry (un volo quotidiano da Parigi) e Freetown (quattro voli a settimana), anche perché hostess e steward cominciano a rifiutarsi di servire queste rotte. E Parigi ha già allestito un centro per eventuali emergenze.
Ma l’Oms raccomanda alle linee aeree di «non abbandonare» i paesi colpiti dall’epidemia. I suoi esperti vedono «segnali incoraggianti» nel miglioramento delle condizioni dei malati che hanno ricevuto il trattamento con il farmaco sperimentale Zmapp ma ammettono: «La malattia non è ancora sotto controllo».

Da La Repubblica del 20/08/2014 giampaolo cadalanu

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