E Schettino se ne va in giro in motoscafo

di | Agosto 2, 2012

PROVACI ANCORA, SCHETTINO – ALTRO CHE SENSI DI COLPA! “CAPITAN CODARDO” RICICCIA IN MARE ALLA GUIDA SPENSIERATA DI UN MOTOSCAFO DI SEI METRI – IMPOMATATO A DOVERE, SE LA SPASSA CON UN AMICO E IL FOTOGRAFO DEL “SUN” LO IMMORTALA – SCHETTINO ANCORA NON HA REALIZZATO CHE DUE CADAVERI SONO ANCORA INCASTRATI TRA LE LAMIERE DELLA COSTA CONCORDIA DAVANTI AL GIGLIO E 31 MORTI ATTENDONO GIUSTIZIA…

Francesco Specchia per “Libero”

 
L’aria che soffia sulla chioma perennemente impomatata, il nudo petto esposto al maestrale come il Duce alla raccolta del grano, i rayban schiacciati sul naso. E il timone in mano, come ai vecchi tempi. C’è qualcosa di profondamente inquietante in Francesco Schettino ripreso in mare aperto, conficcato nella tolda d’un natante, che se la ride inalando salsedine mentre: due cadaveri sono ancora incastrati tra le lamiere della Costa Concordia davanti al Giglio; trentuno famiglie distrutte piangono ancora la morte dei propri cari; i tecnici delle aziende incaricate della rimozione della nave trivellano il granito per evitare che il relitto possa inabissarsi in attesa di una piattaforma che arriverà tra dieci giorni, in una disperata e disperante lotta contro il tempo.

Il comandante Schettino torna al timone dopo il disastro della Concordia. È una notizia. Le foto pubblicate dal quotidiano britannico The Sun sono implacabili: ritraggono l’ex comandante della nave a bordo di un motoscafo, con un amico sorridente in cappelluccio da rapper, pronto a concedergli il timone, nel mare cobalto che abbraccia Meta di Sorrento. Certo l’immagine è priva di epos. E pure priva d’ironia.

Questo non è Capitan Findus, è capitan Codardo. Schettino è in bermuda sbracati su un motoscafo di 6 metri rubato a un film dei Vanzina; e il nostromo lì accanto non somiglia affatto ai secondi eroici di Edward Smith, il comandante del Titanic che secondo le cronache di Robert Ballard aiutò fino all’ultimo i passeggeri a calarsi nelle scialuppe salutandoli con un «Addio signori, seguirò la mia nave!».

L’immagine trasmette un sentore d’impunità. C’è gente che va in galera se guida l’auto a patente -sospesa magari per le oscillazioni del tasso alcolico-; mentre, qui, si staglia al timone, impunito, un signore accusato di aver causato il naufragio della Concordia, davanti all’isola del Giglio, lo scorso 13 gennaio, costato la vita a 31 persone; che negli ultimi mesi dopo gli arresti domiciliari si è difeso, pagato profumatamente, in tv. Non c’è, nelle immagini del Sun , violazione della legge, per carità; ma non c’è nemmeno pietas, o solamente l’idea d’un sussulto di coscienza. Lievita, invece, un conato di vergogna.

«Che vergogna davanti agli occhi di tutto il mondo. Mi vergogno per lui. Pensavo che dopo l’intervista in tv, non facesse più niente per tornare alla ribalta. E invece, sembra che per lui non sia accaduto nulla…, commenta così la notizia una gigliese di 34 anni, una che la notte del naufragio accolse in casa decine di naufraghi. Vergogna diffusa.

Al punto che lo stesso avvocato di Schettino, Bruno Leporatti, s’è affrettato a smentire d’esser lui il compagno di mare dell’assistito: «Non ci sono io in barca con il comandante Francesco Schettino. Non possiedo né un motoscafo, né un gommone né un pattino e neppure ho preso a noleggio un’imbarcazione». A volte, la sola barra a dritta che andrebbe tenuta è quella del pudore.

da dagospia.com

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