Dolomiti patrimonio Unesco

“Sono pietra o sono nuvole? Sono vere oppure è un sogno?”. Poche, lapidarie parole di Dino Buzzati dimostrano come le montagne più famose del mondo siano in grado di influenzare gli occhi e lo spirito.

dolomiti1Ritratte, fotografate, descritte, camminate, sciate, gustate, perfino massaggiate e respirate: tra gli infiniti modi di declinare il sogno dolomitico è difficile tracciare una descrizione senza il peso di sapere di dimenticare qualcosa. A cavallo delle province di Bolzano, Trento, Belluno, Pordenone e Udine, 324 mila ettari di torri che un tempo erano fondali marini incantano il pubblico del pianeta e stanno per aggiungersi ai 174 siti tutelati dall’Unesco come patrimonio naturale dell’umanità. Dal 1992, anno in cui l’alpinista Rheinold Messner propose con Mountain Wilderness la candidatura, gli scenari non sono cambiati. Chi ha saputo farne tesoro, sa che un elenco di quel che c’è da conservare sarebbe infinito. Scusandoci per quanto è stato escluso, proviamo comunque a tracciare 10 must per celebrare le tappe dell’importante riconosciment:

  • La Marmolada svettante tra le nubi Dall’alto dei suoi 3342 metri domina non solo il sottostante passo Fedaia, ma l’intero panorama dolomitico. Il suo imponente ghiacciaio, il più ampio dell’intero territorio candidato a patrimonio dell’umanità, è infatti visibile da molti dei valichi e delle vette circostanti, fatto che lo rende uno dei landmark più riconoscibili della zona. Suddiviso tra la Val di Fassa (Trento) e la Valle Pettorina (Belluno), il massiccio è tra i più visitati delle Dolomiti, grazie anche all’avveniristico sistema di funivie che permette di giungere a 3265 metri, con magnifiche viste sulla maestosa massa di ghiaccio: la stazione di partenza è posta a Malga Ciapela, da dove si può intraprendere l’escursione lungo i Serrai di Sottoguda, sorprendente canyon dalle pareti rocciose che strapiombano sull’agevole strada dedicata a pedoni e biciclette.
  • Lo scrigno naturale del Parco Regionale delle Dolomiti Friulane. Per qualcuno può costituire  una sorpresa, ma anche il Friuli ha le sue Dolomiti, e che Dolomiti: un enorme parco di quasi 37.000 ettari, la singola area protetta più estesa della candidatura. Se la diga del Vajont, cui è dedicato un interessante sentiero interattivo, è il luogo più conosciuto al grande pubblico, il resto del territorio è un autentico paradiso del wilderness. Guglie dolomitiche, immense foreste, pascoli d’alta quota e scoscese forre caratterizzano il paesaggio di un parco che attende a braccia aperte, pur rifiutando da sempre le attenzioni dell’invadente turismo di massa.
  • La Fiaba di Re Laurino Tra la Val di Fassa e l’altipiano di Nova Levante,si erge, elegante e inconfondibile, la mole del monte Rosengarten-Catinaccio, celebre per la colorazione rosa che assume all’ora del tramonto. Un fenomeno dovuto alla composizione della roccia, ma ben più suggestiva è la spiegazione fornita dalla più celebre leggenda dolomitica. Si narra, infatti, che in epoca antica il re nano Laurino governasse sul massiccio, il cui nome tedesco indicherebbe il mitico giardino delle rose del sovrano. Proprio gli amati fiori tradirono il monarca che, dopo aver rapito la bella Similde, stava cercando di sfuggire agli infuriati nobili altoatesini: Laurino infatti, pur resosi invisibile con una magica cappa, fu distinguibile grazie al movimento delle rose su cui stava camminando. Maledicendo i fiori perché non fossero più visibili “né di giorno né di notte”, il re scordò il crepuscolo, durante il quale il Rosengarten torna a fiammeggiare delle tinte accese delle rose.
  • La cattedrale dei ciclisti: la Maratona delle Dolomiti. È il sogno di ogni ciclista: partecipare alla gara dove le ruote scorrono in sciadolomiti silenziosa al cospetto delle cattedrali di roccia. Giunta alla ventitreesima edizione, il prossimo 5 luglio vedrà al via 8000 ciclisti selezionati tra oltre 20.000 aspiranti. Da La Villa a Corvara, i partecipanti potranno scegliere tra tre distinti percorsi: il più corto prevede un tracciato di 55 km e un dislivello di 1780 metri, quello medio segna 106 km e salite per un totale di 3090 metri, mentre i più allenati pedaleranno lungo 139 km scalando ben 4190 metri.
  • Una strada di solo sentiero: le alte Vie 1 e 2. Ben segnalate, mantenute in ottimo stato, ricche di punti di ristoro e, soprattutto, sorvegliate dalle forme fantasiose di vette straordinarie. Sono le Alte Vie delle Dolomiti, una rete di sentieri di qualità invidiabile, tanto da costituire un modello imitato in tutti i principali complessi montuosi. È impossibile scegliere la più bella, ma senza dubbio la 1 e la 2 costituiscono le spine dorsali dell’intero sistema. L’Alta Via n° 1 si snoda tra Braies e Belluno, toccando il Parco Fanes-Sennes-Braies, le Tofane, il Pelmo e il Civetta, luoghi i cui soli nomi infondono negli amanti della montagna il desiderio di un salutare trekking. Altrettanto scenografico è il percorso dell’Alta Via n° 2, da Bressanone a Feltre. Anche in questo caso le cime e i gruppi celebri non mancano: Plose, Sass de Putia, Odle, Puez, Sella, Marmolada, Pale di San Martino e Dolomiti Bellunesi sono solo i più famosi.
  • Dolomiti che curano: il benessere alpino dei bagni di fieno. Lo sapevano bene i montanari che facevano fienagione sui pascoli alti: la sera, coricandosi sull’erba tagliata, il sonno ristoratore era coadiuvato dall’energia del fieno e dal suo potere deumidificante. Oggi è ancora possibile lasciarsi coinvolgere in questa atmosfera rigenerante, magari lasciandosi coccolare da un massaggio ai tamponi di erbe alpine e dalla pratica salutistica sportiva del welltain (l’originale disciplina curativa e di allenamento monitorato praticata all’alpe di Siusi).
  • I dislivelli mozzafiato delle tre cime di Lavaredo. Provenendo da Misurina, principale via d’accesso turistica alle celebri vette, sidolomiti2 può avere l’impressione di trovarsi di fronte a montagne come tante altre: il versante meridionale, infatti, non è molto diverso da quelli delle cime circostanti. È però sufficiente giungere, poco sopra il rifugio Lavaredo, in vista del versante nord, per rendersi conto della straordinarietà di queste tre cattedrali naturali, monumenti di eccezionale grazia che affascinano da sempre visitatori di tutto il mondo. Le pareti verticali stupiscono per la loro perfezione quasi metafisica, in particolare il “muro” della Cima Grande, per lungo tempo ritenuto impossibile da scalare. L’itinerario classico conduce in circa 2 ore dal rifugio Auronzo al Locatelli, con viste da cartolina che si susseguono quasi ad ogni passo.
  • Dolomiti sotterranee: i tunnel di guerra. Marmolada, Col di Lana, Tofane, Cristallo, Tre Cime di Lavaredo: nomi che evocano l’immagine di serene vacanze in montagna, passeggiate nel verde e ameni paesaggi. Tra il 1915 e il 1917 queste magnifiche vette furono invece teatro di uno dei più cruenti conflitti mai combattuti: la prima guerra mondiale ha chiesto un alto prezzo in termini di vite italiane e austroungariche, ma incredibilmente non ha attenuato la bellezza delle Dolomiti. Anzi, i sentieri tracciati dai soldati costituiscono uno dei più arditi e affascinanti itinerari alpini: trincee, vertiginosi camminamenti e, soprattutto, profondi tunnel fungevano da fondamentale collante tra le varie postazioni. In numerose località sono inoltre presenti sacrari e musei, testimonianza della profonda impronta lasciata dalla Grande Guerra.
  • Al cospetto dei giganti sul più vasto alpeggio d’Europa. Forse nessun luogo come l’Alpe di Siusi riesce a restituire l’immagine perfetta delle Dolomiti. Mentre sullo sfondo svettano le cime dello Sciliar e del Sassolungo, in primo piano ci si trova immersi in sterminati pascoli: ettari ed ettari di prato, senza soluzione di continuità, in un rincorrersi di colori e profumi che in primavera quasidolomiti4 disorienta. Ma ancora più importante è, d’estate, la presenza di animali al pascolo, a testimonianza del perdurare delle tradizioniali attività d’alpeggio, che hanno inizio a maggio con la monticazione (cioè la salita all’alpe) e terminano a settembre con la demonticazione. Un’attività essenziale per la realtà economica, sociale e ambientale delle Dolomiti, tendente al futuro, ma allo stesso tempo fortemente radicata alle proprie tradizioni.
  • Leggende da sciare: la pista dei campioni e il Dolomiti Superski. Chi l’ha già percorsa non vede l’ora di affrontarla di nuovo; chi è alla prima volta la osserva con timore reverenziale, quasi a ricercarne la benevolenza. È la Gran Risa, l’imperatrice di tutte le piste dolomitiche, sede dal 1985 di una delle gare di slalom gigante della Coppa del Mondo di sci alpino. I suoi numeri sono impressionanti: lunga 1255 metri, con un dislivello di 448 e una pendenza massima del 54%, si snoda quasi completamente in una pineta ombrosa, risultando in un percorso spesso ghiacciato. Chi non se la sentisse di sfidarla non si preoccupi: il mega comprensorio Dolomiti Superski mette a disposizione 450 impianti di risalita che servono 1200 km di piste suddivise in 12 zone sciistiche.

da LA REPUBBLICA

2 thoughts on “Dolomiti patrimonio Unesco

  1. Pingback: sassolungo
  2. Mi lascia molto perplesso la prima foto: articolo chiaramente dedicato alle Dolomiti e foto d’apertura presa quasi agli antipodi: Torri del Paine, Ande della Patagonia…

    Cordiali saluti

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