Demolito lo storico albergo Sheperd di Gerusalemme

Demolizione albergo, nuovo attrito Israele e Anp

di Aldo Baquis

Israele e Anp si sono trovati nuovamente in rotta di collisione oggi con l’inizio dei lavori di demolizione a Gerusalemme est di un albergo in stato di abbandono, lo Shepherd, che ha un carattere simbolico agli occhi dei palestinesi e che dovrebbe lasciare il posto a nuove abitazioni per coloni israeliani. L’episodio ha suscitato immediate reazioni, del Segretario di Stato Hillary Clinton che lo ha definito “uno sviluppo fastidioso che mina gli sforzi di pace”, e dell’Alto rappresentante Ue per la politica estera Catherine Ashton che ha condannato con fermezza la demolizione.

“Israele cerca di ‘ripulire’ Gerusalemme dei suoi abitanti palestinesi, del suo retaggio e della sua storia” ha denunciato a nome dell’Olp il negoziatore Saeb Erekat, riferendosi al progetto di edificare sulle rovine dell’albergo 20 appartamenti per ebrei che andranno a rafforzare il nucleo di insediamento israeliano di Shimon ha-Zadik, a ridosso del quartiere arabo di Sheikh Jarrah. Accompagnate da ingenti reparti di polizia, le ruspe si sono presentate di prima mattina nei recinti che delimitano lo Shepherd Hotel. Il loro operato è stato seguito, con sentimenti contrastanti, dagli abitanti palestinesi della zona e da esponenti di movimenti ebraici di destra.

Il movimento Peace Now, da parte sua, ha organizzato un picchetto di protesta. “La distruzione dell’albergo è una provocazione superflua, rischia di affossare il processo di pace”, ha stimato una portavoce. Nel pomeriggio i lavori sono cessati: secondo la agenzia di stampa palestinese Wafa un uomo d’affari, Khaled Husseini, si è rivolto al tribunale di Gerusalemme sostenendo che i manovali israeliani sono penetrati in un suo appezzamento.

Lo Shepherd fa parte di un complesso più vasto che include una villa costruita alla fine degli anni Venti per il Mufti di Gerusalemme Haj Amin al-Husseini (che non sarà demolita). E’ stato acquistato nel 1985 dall’uomo di affari statunitense Irving Moskowitz, un fautore della estensione della presenza ebraica a Gerusalemme est. Solo di recente ha ricevuto l’autorizzazione del municipio a realizzare il progetto per la costruzione di nuove palazzine. Agli occhi di Erekat, la vicenda dello Shepherd va inserita in progetti israeliani più vasti in fase di realizzazione a Gerusalemme est: “Oltre a Sheikh Jarrah – ha notato – ne vediamo altri a Silwan, sul Monte degli Ulivi, a Ras el-Amud, a Issawia e altrove… Israele vuole cioé circondare la Città Vecchia con un anello di nuovi insediamenti ebraici”. Israele ha dichiarato nel 1980 l’intera Gerusalemme sua “capitale eterna e indivisibile”, mentre i palestinesi vogliono fare della sua parte orientale la capitale del loro futuro Stato.

Attualmente si calcola che a Gerusalemme est e nei quartieri immediatamente adiacenti vivano circa 195 mila ebrei a fronte di un numero di palestinesi di circa 250-260 mila. Già nei giorni passati Israele e Anp si erano scambiati recriminazioni per una serie di episodi di violenza avvenuti in Cisgiordania. Oggi gli umori si sono incupiti ulteriormente. “Israele ha rovinato gli sforzi americani per riprendere le trattative di pace” ha sostenuto Nabil Abu Rudeina, un portavoce del presidente palestinese Abu Mazen. Si riferiva alle notizie secondo cui nei prossimi giorni due negoziatori (uno israeliano e l’altro palestinese) sono attesi a Washington, per colloqui separati. Le speranze che da questa iniziativa scaturisca qualcosa di positivo sono molto basse, sia a Gerusalemme sia a Ramallah.

da ANSA.IT


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