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Crisi della Nautica Italiana porticcioli vuoti per paura dei controlli e delle tasse vanno tutti all’estero

NUOVI APPRODI DALLA SLOVENIA ALLA GRECIA, E POI FRANCIA, MALTA E TUNISIA
L’estate dei porticcioli senza barche
Timori di controlli e nuove tasse:«Fuggiti all’estero 30 mila scafi. In fuga soprattutto gli yacht»»

Porti italiani, addio. Meglio partire e gettare l’ancora altrove: all’estero, dove i prezzi sono più contenuti e i controlli meno invasivi. In questa estate 2012, un esercito di quasi 30 mila imbarcazioni ha fatto rotta verso marine straniere: «Il calo, su 150 mila posti barca, è stato del 15-20 per cento, a seconda delle zone – stima Roberto Perocchio, presidente di Assomarinas, l’associazione italiana dei porti turistici -. Un danno che, in termini economici, equivale a 200 milioni in meno su un giro d’affari totale di circa un miliardo».
A preparare la grande fuga era stato, a dicembre, l’annuncio del varo della tassa di stanziamento, imposta agli scafi superiori ai 10 metri per stazionare in acque italiane. Una norma poi mitigata e trasformata, a fine marzo, in una tassa di possesso per i soli armatori italiani. Ma l’effetto spauracchio, dicono gli operatori, c’è stato lo stesso. Sufficiente a favorire l’esodo. Verso dove? «Slovenia, Croazia e Montenegro prima di tutto, che hanno pesato sulla fascia adriatica. Ma anche Grecia – continua Perocchio -. Poi Francia, via di fuga dalla Liguria, Corsica, raggiunta dalla Sardegna, Malta o Tunisia dalla Sicilia».

Un salasso che colpisce soprattutto a ridosso dei confini. Roberto Sponza, direttore di Porto San Rocco, nella baia di Muggia, a 3 miglia dalla frontiera con la Slovenia lamenta 18-20 barche in meno su 540 posti totali: «Un calo abbastanza contenuto, ma si tratta di scafi di dimensioni importanti quindi difficili da “rimpiazzare”». Ad andarsene, spiega Sponza, è chi, dopo il preannuncio della tassa, non ha avuto la pazienza di aspettare: «I nostri prezzi, per forza di cose, sono concorrenziali con quelli sloveni. Ma se ai 20 mila euro per il posto barca si fossero dovuti aggiungere, poniamo, 37 mila euro di tassa il confronto non avrebbe retto».

Stesso clima sulla riviera romagnola: «Sono scappati in tanti. Su 622 posti abbiamo perso 40 barche, tutte tra i 20 e i 25 metri» racconta Gianni Sorci direttore del porto di Marina di Rimini. Scafi in fuga che non sarà facile far rientrare: «In Croazia propongono contratti di affitto biennali o triennali: ci vorrà del tempo». Un fatto di costi – «l’Iva in Corsica è al 2%, da noi al 21» – e di comodità – «da Bologna si va a Kos, in Grecia, con un low cost e lì si recupera la barca». Fino al paradosso: «So di colleghi – conclude Sorci – che hanno accolto clienti venuti dalla Francia perché lì i posti erano esauriti». È andata meglio ai velisti, risparmiati dal caro benzina e protetti dalla rete dei circoli nautici: «Chi non ha il posto privato si appoggia a quello del club, che è calmierato. Ecco perché la rete dei circoli ha retto» nota Francesca Pitacco, del consiglio direttivo dello Yacht Club Adriaco di Trieste e ufficio stampa della Compagnia della Vela di Venezia.

La ferita per la nautica, provata dalla crisi, è profonda. «Ecco perché prima di annunciare certe misure bisognerebbe confrontarsi con gli operatori del settore – commenta Riccardo Illy. A gennaio l’imprenditore triestino aveva dichiarato che stava valutando l’idea di portare la sua barca in Croazia: «Una provocazione, per attirare l’attenzione sui rischi di una tassa che avrebbe nuociuto all’intero settore». La norma è stata modificata. E la barca? «Ho deciso di venderla».

Giulia Ziino da corriere.it

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