Nasce in un bosco, con una mela che viene offerta da una creatura ad un’altra, ma stavolta è l’essere umano che la offre ad un animale, siamo nell’anno 2014, e dall’incontro ne nasce una start up, Cryptodeer, una start up rivoluzionaria, che si propone di stravolgere l’idea di denaro rilanciando così l’economia. Ambiziosa e irriverente, l’idea portata avanti da due studenti di ingegneria informatica del Politecnico di MilanoMatteo Assinnata, 22enne, e Lorenzo Gavazzeni, 20enne – sfrutta tutte le potenzialità delle criptovalute ma riesce a renderle semplici e facilmente utilizzabili in tutti gli attuali business.

Utilizzabili e appetibili, tanto che questa start up milanese il primo ottobre è stata in trasferta a Roma in occasione di Smartmoney, evento dedicato al ‘futuro dei soldi’ dell’Innovation week, per ritirare un premio: il CheBanca! GranPrix fin tech. Assieme ad altre 3 colleghe si è aggiudicata 25mila euro stanziati e 12 mesi di “incubazione” nel PoliHub del Politecnico di Milano dove avrà a disposizione esperti del mondo finanziario e manager di CheBanca! per crescere al meglio. Ma l’idea c’è, ed è più che buona..

In concreto dalle “misteriose” e spesso “sospette” valute differenti dalla “moneta tradizionale” con la criptomoneta Tetra inventata dai due startupper si prendono solo i vantaggi – velocità, bassissimi costi di gestione, sicurezza, malleabilità, cambio fisso – e si eliminano tutti gli aspetti che fanno storcere il naso o intimoriscono i possibili utenti. Business, imprese, liberi professionisti o privati che si trovano nella situazione di avere spese di gestione troppo alte per la loro attività: sono tutti possibili clienti di Cryptodeer. “Ci rivolgiamo a chiunque abbia in mente un progetto e abbia voglia di portarlo avanti senza dover essere soffocati, sin dall’inizio, dai costi che comporta” spiega Gavazzeni.

Si tratta di “innovare tutti i sistemi per la gestione del denaro, ormai vecchi e costosi, con sistemi rivoluzionari”, obiettivo sempre più vicino ma che, quando è nata l’idea, sembrava una cima irraggiungibile. Oggi i due universitari ricevono molti incoraggiamenti, oltre al premio di CheBanca!, “resta però che in Italia fondare una start up per due studenti è pressoché impossibile se non per studenti ricchi. Qualunque paese, al di fuori dell’Italia, chiederebbe meno per fondare una start up”.

Assinnata e Gavazzeni, per ora, restano a Milano e all’ombra della Madonnina sognano “un mondo dove il denaro può essere mandato istantaneamente da un punto all’altro del pianeta, dove i furti non esistono più, dove la sicurezza nei pagamenti online e nei propri conti sia massima, dove il denaro non sia più falsificabile, dove i contanti non esistono”. E il bosco? La mela? “Tutto è nato quando Matteo si è rotto un piede: si trovava nel bosco di una riserva naturale, lì ha visto un cervo e mentre si stava avvicinando per porgergli una mela, è inciampato in una buca fratturandosi una caviglia-racconta Gavazzeni –; nei due mesi di convalescenza ha iniziato a scrivere tutta la parte software che troviamo dietro ai Tetra”.

Pensata come valuta a cambia fisso, il Tetra si pone l’obiettivo di rivoluzionare l’idea di denaro: già oggi “qualsiasi business può accedere alle nostre piattaforme e legarsi a noi in un enorme ecosistema chiamato Tetraworld”. I vantaggi di questo “nuovo mondo” sono tanti, un primo semplice esempio riguarda i POS, virtuali e non. “Con i sistemi attuali bisogna comprarli, dare una percentuale sulla transazione alla banca a cui ci si appoggia, bisogna avere una macchina apposta, etc. – spiegano i due start upper – Con i nostri sistemi solo smartphone e la nostra app, già online.

Una volta poi che i Tetra saranno in un circuito ben avviato, dei “vecchi e tradizionali” sistemi non si sentirà più nemmeno parlare”. Come le altre start-up fin-tech (Financial Technology), sempre più numerose, Cryptodeer si adopera a modo suo – modo molto apprezzato – per rivoluzionare procedure e sistemi rendendoli più moderni ed efficienti: “ è un settore che in Italia è in crescita e ce n’è davvero parecchio bisogno. L’architettura bancaria ormai è vecchia e antiquata”.